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Macron come Nerone: entrambi incantati dal ridurre in cenere la politica. In due libri il fallimento del presidente francese

Due libri, usciti di recente, tracciano un bilancio impietoso della presidenza Macron: un «uomo eccezionale che ha fallito in modo clamoroso». Nicolas Domenach e Maurice Szafran nel loro libro Nerone all’Eliseo (edizioni Albin Michel), scrivono che: «Macron passerà alla storia per aver spalancato la porta all’estrema destra e all’estrema sinistra». Per Jean-Christophe Cambadélis, a lungo Primo segretario del Partito Socialista, uno dei massimi esperti della scena politica francese.

Anatomia del crollo: Macron paragonato a Nerone

«La distruzione dei due partiti di governo (LR e PS) nel 2017 non è stata seguita da un riallineamento al centro. Macron non lo voleva. Questo errore ha favorito gli estremi.
Ed è qui che entra in gioco un leggendario imperatore romano. Perché, al di là delle ovvie differenze tra loro, Nerone e Macron condividono sorprendenti somiglianze. Sono entrambi degli incendiari, affascinati dalle conflagrazioni sociali che innescano. Piromani incantati dalle fiamme degli incendi come se fossero fuochi d’artificio. Nerone non riusciva a staccarsi dall’inebriante spettacolo delle fiamme che divoravano Roma. Proprio come Macron che si diletta a ridurre in cenere le forze politiche, comprese le sue».

Di più. Gli autori psicanalizzano Macron in modo impietoso: «Emmanuel Macron, come un bambino viziato, ha sempre confuso l’Eliseo con un palcoscenico teatrale. Ha spinto il narcisismo fino alla patologia». E ancora. «Ha iniziato il suo mandato come una star mondiale, sta finendo come un pessimo attore di una tragedia shakespeariana. Se non avesse commesso tutti quegli errori, oggi sarebbe il capo dell’Europa. Ma a Bruxelles ora ridono di Emmanuel Macron. Ha sprecato il suo tempo contraddicendosi di continuo».

Il Presidente francese ha cercato invano di diventare il leader dell’Europa

Ma ora, in Europa, c’è una vera sfida. Non un duo, come con Valéry Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt. O François Mitterrand e Helmut Kohl. Il duello ora contrappone il presidente francese al primo ministro italiano, Giorgia Meloni, che viene definita dalla stessa stampa francese come «la leader più potente d’Europa!».
Macron lo capisce. L’avversario che lo sfida non è Marine Le Pen. In Europa, lei non ha alcun peso. Chi lo sfida, è una donna che non esita a invocare lo spirito del generale de Gaulle e della sua “Europa delle Nazioni”.

Intanto la stampa francese osanna Giorgia Meloni

Giorgia Meloni, forte di una popolarità che contrasta nettamente l’impopolarità di Macron, viene considerata un “modello conservatore-protezionista-liberale”. In Francia, è sostenuta non solo dai media del gruppo Bolloré, in particolare da Le Journal du Dimanche. Ma anche da Le Figaro, da Valeurs Actuelles e da Le Point, che elogia in copertina questa “acrobata che è riuscita a imporre il suo pragmatismo e il suo «successo economico». E per la sua «solidità politica» di fronte alle «debolezze e al deficit francese».

Il secondo testo e un ennesimo j’accuse

Ma non è ancora tutto. Dissoluzione francese, edizioni Robert Laffonte, è invece la testimonianza testamentaria di Olivier Marleix che racconta senza fronzoli una pagina di storia della vita politica francese. Il 5 luglio 2025, Marleix inviò la sua ultima e-mail all’editore, che includeva in allegato il file dell’intero testo da lui revisionato. Quarantotto ore dopo, l’ex presidente del gruppo Les Républicains all’Assemblea nazionale, scelse di porre fine ai suoi giorni. L’acredine di Marleix verso Macron parte da lontano, dalla vendita di Alstom e Alcatel quando quest’ultimo era ministro del budget di François Hollande. «La mia opinione su Emmanuel Macron è diventata ancora più critica quando ho scoperto il ruolo da lui svolto nelle vendite di Alstom e Alcatel, due dei nostri asset economici chiave» – scrive Marleix –.

E spiega: «Alstom opera nel settore nucleare, in quanto fornisce le turbine a bassa pressione che alimentano le centrali nucleari. Nonché quelle che promuovono i nostri sottomarini lanciamissili balistici e le portaerei. Un’impresa non da poco. Alcatel ha fornito i centralini automatici per le nostre reti di telecomunicazioni e i cavi sottomarini che ancora oggi trasportano l’80% del traffico internet globale». E in qualità di Ministro dell’Economia, Emmanuel Macron aveva la responsabilità di preservare il patrimonio scientifico ed economico del Paese, ma non ci è riuscito. È stato un errore, di cui dovette poi rendersi conto in un secondo tempo, dato che fece riacquistare da Edf le turbine d’Alstom, e dall’agenzia delle partecipazioni statali, i cavi sottomarini di Alcatel.

Perché queste vendite furono autorizzate? Presumibilmente per evitare di irritare chi le stava organizzando. Probabilmente perché non si voleva alienare l’intera élite finanziaria parigina dovendosi candidare alla presidenza della Repubblica. La vendita di Alstom ha generato circa 500 milioni di euro di onorari e commissioni, che sono state ripartite tra banche d’investimento, società di consulenza, professionisti delle pubbliche relazioni e avvocati aziendali. Nel 2018, Marleix, ha presieduto una commissione d’inchiesta sulla vendita di Alstom, Alcatel e Technip. Al termine di questa inchiesta, Marleix rimase sorpreso «nel trovare sorprendenti parallelismi tra i beneficiari di queste vendite (l’ecosistema finanziario, che aveva condiviso diverse centinaia di milioni di euro di commissioni) e l’elenco dei finanziatori della campagna del candidato Macron».

Poi, nel 2019, presentò una denuncia alla Procura della Repubblica di Parigi. Da allora è stata aperta un’indagine giudiziaria, estesa ad altre vendite aziendali autorizzate dall’allora Ministro dell’Economia.

Segue una critica spietata alla presidenza Macron: il fallimento della politica energetica

La determinazione del prezzo dell’energia sul mercato europeo segue una regola piuttosto complessa chiamata “ordine di merito”: è il costo marginale di produzione dell’ultima centrale elettrica interpellata a determinare la tariffa. Può trattarsi di una centrale nucleare. Di una centrale a petrolio. O di una centrale a carbone. E persino di una centrale a gas. In Francia non c’era alcun problema di prezzo perché l’energia nucleare, che è la forma di elettricità più economica, era dominante. La Francia esportava parte della sua energia, e le centrali nucleari determinavano il prezzo dell’elettricità. Ma nella primavera del 2022, tutto cambiò. E il governo di Elisabeth Borne ha impiegato più di sei mesi per comprendere la portata del problema.

Macron come Nerone? Ecco perché

Due fenomeni si sono scontrati: in primo luogo, la guerra in Ucraina e l’interruzione delle forniture di gas russo che alimentavano le centrali elettriche tedesche e polacche. Con la scarsità del gas, il suo prezzo schizzò alle stelle. Immediatamente, i prezzi dell’elettricità seguirono il trend, spinti al rialzo dal prezzo del gas, secondo il principio dell’ordine di merito. Su pressione dei Verdi, la Germania, sotto la guida della cancelliera Merkel, chiuse tutte le sue centrali nucleari tranne quattro.

E questo è il secondo fenomeno che ha generato questa crisi senza precedenti: a partire dalla primavera del 2022, numerosi reattori nucleari furono chiusi. Inizialmente, ciò era dovuto a operazioni di manutenzione, pianificate con largo anticipo. Ma che hanno richiesto molto più tempo per essere completate. La produzione di energia nucleare crollò al suo livello più basso, nel momento peggiore possibile. Per la prima volta in quarant’anni, la Francia dovette importare elettricità tedesca prodotta utilizzando il raro e costoso gas russo…

Se la Francia non avesse avuto problemi con le sue centrali nucleari. E se non avesse preventivamente smobilitato i suoi team, quelli dei suoi subappaltatori, l’intero settore, sarebbe rimasto indenne da questa crisi. Come ha agito il governo? In modo dilettantesco, con grande superficialità. La Germania ha commesso un errore storico abbandonando l’energia nucleare e diventando dipendente dal gas russo. La Francia, che ha seguito l’esempio, ne sta pagando il prezzo. L’abbandono del nucleare è ciò che ha fatto precipitare il Paese in questa situazione: smantellare tredici centrali nucleari fu un errore storico, dettato da una decisione ideologica di François Hollande per ingraziarsi gli ambientalisti e confermata da Macron.

Fortunatamente nel 2024 è entrata in funzione, dopo dodici anni di lavori, e grazie a Nicolas Sarkozy, la nuova generazione di centrali elettriche, con l’Epr (European Pressurized Reactor) di Flamanville, che fornisce energia elettrica a due milioni di persone.

La riforma delle pensioni

Marleix non ha mai dubitato della necessità di innalzare l’età pensionabile. La crisi demografica e l’aumento dell’aspettativa di vita impongono di farlo. Negli anni ’70, c’erano quattro lavoratori per ogni pensionato. Ora ce ne sono solo uno e mezzo. Se non vengono modificati i parametri di età e anzianità contributiva, la conseguenza sarà o un aumento dei contributi (praticamente impossibile dato il loro livello attuale). O una diminuzione delle pensioni (molto più probabile, e che è già iniziata con la riforma Balladur, che calcola le pensioni in base ai 25 anni migliori anziché ai 10 migliori).

Ma una riforma sensata che abbia successo è meglio di una ambiziosa che fallisce. Nicolas Sarkozy ha dovuto fare questa scelta già nel 2009: l’età pensionabile doveva essere aumentata da 60 a 62 o a 63? Viste le reticenze, optò per 62 e vi si è attenuto. Marleix propose un approccio morbido per evitare manifestazioni e contestazioni. 63 anni alla fine del quinquennio e 64 nel 2031, ovvero ad un ritmo di un trimestre all’anno.

Ma questo dibattito suscita da sempre tensioni…

E che dire del capo dello Stato? Sorprendentemente, Emmanuel Macron è rimasto in silenzio durante l’intero processo di riforma. Nicolas Sarkozy, al culmine della crisi pensionistica del 2009, parlò in televisione per spiegare che la legge mirava a salvare il sistema pensionistico per ripartizione. Qui, nulla!

Sicurezza ed immigrazione: da Macron lacune di sistema

Per Marleix la legge deve essere modificata. Le possibilità di detenzione amministrativa per gli stranieri pericolosi (in particolare quelli con precedenti penali) devono essere estese per consentire l’ottenimento di permessi consolari, necessari per le espulsioni. In Francia, se una persona in un centro di detenzione amministrativa (CRA) non viene espulsa dopo novanta giorni, deve essere rilasciata. Questo vale per il 70% degli individui, pur essendo considerati pericolosi, che sono trattenuti nei CRA. L’Italia ora trattiene gli immigrati irregolari fino a diciotto mesi! «Eppure, dall’elezione di Emmanuel Macron nel 2017, non è stata approvata alcuna legge penale per rafforzare il nostro sistema», denuncia Marleix.

Né si sta perseguendo una politica carceraria decisa. Dei 15.000 posti aggiuntivi promessi nel 2017, solo 2.000 erano stati costruiti entro la fine del 2023. A titolo di paragone, durante il mandato quinquennale di Nicolas Sarkozy, ne erano stati costruiti 7.000, programmati da Jacques Chirac. In un tweet, il capo dello Stato scrisse: «Un terzo degli arrestati sono giovani, a volte giovanissimi. Invito i genitori ad agire responsabilmente». Marleix replicò: «Bisogna chiedere ai procuratori di ritenere i genitori responsabili ai sensi dell’articolo L. 227-17 del Codice penale. Credo davvero che una risposta penale “shock” sia necessaria».

Questo articolo del Codice penale consente di criminalizzare «il fatto, da parte del padre o della madre, di non adempiere, senza un motivo legittimo, ai propri obblighi legali al punto da mettere a repentaglio la salute, la sicurezza, la morale o l’educazione del figlio minorenne». Questo reato è punibile con due anni di reclusione e una multa di 30.000 euro (ovviamente si tratta di pene massime). Questa norma, voluta da Sarkozy, tende a colpire i genitori incapaci di usare la loro autorità per impedire ai figli di partecipare ad atti delinquenziali.

Sul debito pubblico

La Francia è l’unico paese dell’Unione Europea che non ha approfittato dei bassi tassi di interesse per ridurre il debito, ma piuttosto per aumentarlo. La Francia è ultima nell’Unione Europea, dopo il Portogallo, Spagna, Grecia, l’Italia, a rientrare nel rapporto debito/PIL del 3%: i peggiori in Europa! Il settimanale Le Point dedicò una copertina eloquente ad Emmanuel Macron, “l’uomo dai mille miliardi di euro di debito”.

Non solo l’esplosione del debito, che è aumentato di mille miliardi di euro in sette anni, è diventata tangibile, ma la situazione di bilancio si sta deteriorando pericolosamente. Il governo ha dovuto riconoscere che il deficit del 2024 ha effettivamente raggiunto il 5,5% del PIL, significativamente superiore al livello previsto, che era del 4,9%. In quarant’anni, la Francia ha accumulato un debito di 2 trilioni di euro e in sette anni questi sarà aumentato del 50%. Il bilancio è disastroso.

Rassemblement National

Molto duro il giudizio di Marleix su RN e sulla sua leader Marine Le Pen. «La loro ambiguità – al limite del cinismo – di un partito onnicomprensivo, concepito non tanto per governare quanto per accaparrarsi voti ad ogni costo. E in questo gioco, i disoccupati valgono quanto, se non di più, degli occupati! Marine Le Pen e i suoi sostenitori non hanno una linea politica coerente e ben strutturata. Tirano in tutte le direzioni, oscillando a seconda delle esigenze elettorali. O almeno sono percepiti come tali. E con il passare dei mesi, questa verità è diventata ancora più evidente, mentre il Rn si è risolutamente affermato come un movimento “onnicomprensivo”, accontentandosi di promesse vuote e facili denunce…

E sulla politica estera Macron…

La diplomazia francese, nonostante le sue dichiarazioni altisonanti, manca di direzione, coerenza e credibilità. La personalità del presidente Macron, a volte volubile e spesso arrogante, ha una responsabilità significativa nell’erosione dell’ influenza francese. Tra gli errori in Africa, l’isolamento sulla scena europea e le incoerenze di fronte alle crisi in Medio Oriente, la diplomazia francese sembra aver perso la bussola.

Per Olivier Marleix, l’ascesa al potere di Emmanuel Macron, figliol prodigo di un’élite in declino ha accelerato il crollo a cui stiamo assistendo. Questa nomenclatura, che vedeva nell’attuale Presidente della Repubblica la fusione definitiva tra tecnocrazia e finanza, aspirava in realtà a soppiantare la politica. Eletto senza aver mai incontrato il popolo francese, il Presidente della Repubblica non è mai riuscito a conquistare il cuore dei francesi. E il libro di Marlaix è una testimonianza edificante dell’agonia del regime politico francese.

L'articolo Macron come Nerone: entrambi incantati dal ridurre in cenere la politica. In due libri il fallimento del presidente francese sembra essere il primo su Secolo d'Italia.



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