Carnevale Ivrea, compie 50 anni la fagiolata di Cuj dij vigne
IVREA. Benvenuti una sera in casa di Claudio Crippa, presidente della fagionata di Cuj dij vigne. Ebbene sì, a casa di Crippa, nella zona di canton Arbore, c’è un’ampia stanza al piano terra dedicata alla fagiolata, dove il gruppo si ritrova per le riunioni. E che gruppo. Pronto a festeggiare i 50 anni, per l’occasione si è dotato di una divisa ad hoc, felpa azzurra con il logo della fagiolata ed è pronto a dare il meglio domenica 8 febbraio, quando dalle 9 ci sarà la distribuzione dei fagioli in via Lago San Michele.
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Varcare la soglia di quella stanza, dove in un angolo ci sono i sacchi dei fagioli (rigorosamente di Saluggia) già verificati e pronti per essere messi nei pentoloni a cuocere, significa immergersi nell’atmosfera del carnevale più autentica, forse quella meno conosciuta rispetto al clamore della battaglia delle arance, ma dove si incontrano persone di età diverse, che si danno da fare ciascuno con un compito sulla base di ciò che meglio riesce loro, e tutti pronti a legare cotiche e lucidare pentoloni. Il tutto divertendosi, in un’atmosfera che sa di amicizia e odora di famiglia, dove alle riunioni c’è tempo anche per una fetta di torta e creare gli album di foto da sfogliare. Ci sono i più adulti e ci sono i più giovani, attorno a quel tavolo: dai 17 anni di Margherita ai 69 anni di Claudio Crippa. E c’è pure Warren, un simpatico signore inglese che, quando è in Italia, non manca mai di trascorrere un po’ di tempo con loro. Valentina Campesato è una dei giovani e suo padre (oggi scomparso) fu uno dei fondatori della fagiolata. Non è, il suo, l’unico caso di parenti di fondatori perché ci sono altri figli e nipoti, una sorta di famiglia allargata. Valentina Campesato ha cooptato nel gruppo anche il marito. Quello che dice, seppure al temine della chiacchierata, suona come una premessa: «Questo è un gruppo che si è amalgamato accogliendo e lasciando spazio ai giovani e non venendo mai meno allo spirito più vero e profondo del Carnevale».
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Claudio Crippa aveva 19 anni quando, con un gruppo di amici, diede vita alla fagiolata di Cuj dij vigne: «In realtà fu molto semplice. Ci siamo chiesti se saremmo stati capaci a fare una fagiolata qui, nel rione. Trovammo un signore che sapeva cucinare i fagioli, allora noi non eravamo capaci. Era un signore di origini venete, Gildo Mamprin. Ci aiutò con una ricetta segreta. Ed eccoci qua. Non abbiamo più smesso. Cominciammo in 10». Il nome della fagiolata? «Anche questo è facile: qui intorno, una volta, era tutto pieno di vigne». Adesso Cuj dij vigne cuoce tre quintali di fagioli in undici paioli di rame (ricetta sempre super segreta, ovvio) e distribuisce circa 420 porzioni. Quel fine settimana, il lavoro è duro: i fuochi si accendono intorno alle 4 del mattino e poi si deve sempre vigilare e, soprattutto, sapere qual è il momento esatto in cui si deve smettere di alimentare la fiamma per evitare di bruciare i il fondo. Il loro motto è prima il lavoro e poi la festa e i racconti e gli aneddoti spiegano chiaramente che le feste e il divertimento ci sono. I ti ricordi di quella volta che... lasciano spazio ai progetti e ai fagioli anche proposti in altre occasioni, quando c’è la possibilità. Il cuore di Cuj dij vigne è il quartiere, e, dentro quel quartiere anche la questua è particolare. Nessuno suona ai campanelli eppure le case si aprono per offrire un bicchiere e un panino. «Con noi ci sono Pifferi e tamburi – racconta Crippa –. Siamo l’unico gruppo che fa la questua con loro. E nel quartiere, quella domenica, si respira aria di festa. Ogni volta, il numero delle case che apre la porta per ospitarci si allunga e, in pratica, stiamo fuori fino a metà pomeriggio». Anche la presenza dei Pifferi nasce da una vecchia amicizia con Sergio Pocchiola, primo piffero scomparso nel 2011 e sempre continuata. L’associazione si autofinanzia perché l’obiettivo è far vivere la fagiolata e condividere con le altre alcuni momenti. E nel tramandare attraverso le generazioni l’esigenza di conservare questo appuntamento, nel tempo si sono aggiunte altre persone. C’è chi si è unito da ragazzino, chi andando a lavoro vedeva sempre questo gruppo allegro alla fagiolata e un giorno si è fermato e ha chiesto di poterne farne parte, ci sono quelli che sono stati chiamati direttamente con un dai, vieni anche tu. E tutti raccontano di essersi sentiti accolti come se facessero anche loro parte di quel gruppo da sempre. Nel gruppo, quindi, a parte il presidente Claudio Crippa, ne fanno parte Davide Luciani, Mauro Luciani (tra i fondatori) Elisa Patrucco, Stefano Bernardi Ghisla, Valentina Campesato, Simone Campesato (vicepresidente), Domiziano Giglio Tos, Igor Stievano Igor e Matteo Trompetto, Enrico Savio, Margherita Savio, Simone Valle, Claudio Bertolino, Matteo Gelsomino, Paolo Cestonaro, Massimo Bianchi, Gianni Bianchi (padre di Massimo anche lui nella fagiolata, oggi scomparso). —