Arance e forza, il simbolo della battaglia per il bandierone degli 80 anni dei Picche al Carnevale di Ivrea
IVREA. Un coacervo di sensazioni ha percorso un lungo tempo, già divenuto Storia, per convergere in un presente magico, un istante irripetibile. Mentre i colori del nuovo bandierone dell’Asso di Picche esplodevano nel caleidoscopio dello spettacolo pirotecnico levatosi dai sovrastanti giardini del Castellazzo nel tardo pomeriggio di sabato 24, si è percepita la continuità che da ottanta carnevali afferma l’attaccamento alla città di un gruppo di aranceri eredi di un pugno di indomiti ragazzi che decisero, nel 1947, di scendere per le vie eporediesi con attaccato sulla schiena un asso di picche. Prima che venisse scoperto il nuovissimo vessillo sono sfilate, fra due ali di una folla nella quale erano riconoscibili tutte le componenti del Carnevale, le divise che si sono succedute in questi otto decenni: dai toni del dopoguerra sino all’odierna casacca merlata passando per quella tradizionale a manica lunga indossata anche, per alcuni anni, sopra variopinti pantaloni arlecchino. Poi, nello sventolio delle bandiere ed il risuonare dell’inno del Carnevale, centinaia di occhi si sono riempiti dell’accattivante grafica e dei vibranti colori che ribadiscono un’inestinguibile voglia di essere ancora e sempre protagonisti.
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«Da tutta la vita vivo il Carnevale e mi sono lasciata ispirare, per questa bandiera cosi come per il logo commemorativo di questo anniversario, dall’emozione della battaglia, che è fatta di arance e di forza, peculiarità rimaste immutate in tutti questi 80 anni», ha spiegato Rachele Pozzo, la grafica autrice del progetto con un passato da arancera negli Scacchi. «Mio padre Alessio è vice presidente dell’Asso di Picche e questa mia collaborazione ha portato pace in famiglia» ha chiosato, precisando poi: «Questa bandiera è il frutto di un costante scambio di idee con il direttivo le cui aspirazioni hanno guidato la mia vena creativa».
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Presente e passato hanno salutato il folto pubblico pochi istanti prima dello scoprimento. «La scorsa notte non ho dormito per l’emozione e auspico che questa ennesima fatica, frutto di appassionato lavoro e anche di qualche bisticcio, soddisfi tutti gli eporediesi», le parole del presidente Corrado Bonesoli, mentre Paolo Rebuglio, l’indimenticabile caposquadra del quarantennale, ha esortato tutti ad unirsi in un grande applauso, «augurandoci che la nostra rimanga sempre la prima squadra del Carnevale d’Ivrea». Anche il passato lontano, quello delle origini, era presente nel grigiore dell’umido crepuscolo sulla Dora. Mario Peila, 96 anni, ha tagliato il nastro dell’inaugurazione. È l’ultimo di quei giovani che, ispirati da una partita a scopa nel 1947, decisero di adottare come simbolo il picche. Ha ancora gli occhi di quel diciassettenne che diede inizio a questa avventura. «I primi sette stemmi neri su sfondo bianco furono realizzati da mia mamma – ha ricordato – . Erano anni in cui si tirava ovunque e le arance si compravano nel negozio sotto casa. Suscita in me un’emozione incontenibile, un autentico orgoglio essere qui oggi ed esorto questi giovani a prodigarsi per portare sempre avanti quanto fatto finora augurando loro di conquistare il primo premio di questo Carnevale».