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Riarmo, dalla Cgil ad Amnesty fino a Pax Christi la sinistra “vera” si organizza a Bologna: “Contro i re e le loro guerre”

La prospettiva è una manifestazione nazionale a Roma, probabilmente a fine marzo, contro il riarmo e la stretta autoritaria dell’ultimo, ennesimo “pacchetto sicurezza”, ma anche sui temi sociali: reddito e lavoro, casa, fino alla difesa dell’ambiente e degli spazi sgomberati o sotto sgombero. Evitando sovrapposizioni con il referendum costituzionale, al momento fissato per il 22 e il 23 marzo. La parola chiave è “convergenza” e il percorso “Contro i re e le loro guerre” passa per l’Assemblea nazionale di sabato 24 e domenica 25 al Tpo di Bologna. “O re o libertà” è lo slogan, ispirato almeno in parte al movimento “No Kings” nato negli Stati Uniti contro le politiche liberticide di Donald Trump. Sullo sfondo un pugno chiuso stringe una carta da gioco, il re di cuori.

Partecipano oltre 700 tra associazioni, sindacati, movimenti, centri sociali, gruppi e gruppetti. Dall’Arci alla Cgil, a Pax Christi, alla Fondazione Perugia-Assisi e a tutte le sigle del nodo italiano della rete “Stop Rearm Europe” e della rete “A pieno regime”, nata nel 2024 contro il Ddl sicurezza di allora. Quel percorso si è intrecciato con la mobilitazione contro l’economia di guerra e il genocidio dei palestinesi fino alle grandi manifestazioni che a settembre-ottobre 2025 hanno accompagnato la Global Sumud Flotilla. A novembre la prima assemblea “Contro i re” alla Sapienza di Roma. “L’obiettivo è non rimanere tutti attaccati alla propria lotta, fare insieme un salto di qualità – dice Barbara Tibaldi, segreteria Fiom Cgil – Noi difendiamo salario e lavoro e non è possibile senza difendere anche la casa e i diritti democratici. Non bisogna limitarsi a una semplice sommatoria e neppure sconfinare nei discorsi astratti”.

Il rapporto tra la spesa militare che cresce e la spesa sociale che arretra lo vedono tutti, come le spinte autoritarie che cavalcano fatti di cronaca alla ricerca di nemici interni o esterni. Da qui anche gli sgomberi: a Bologna dovrebbe partecipare Askatasuna (come pure il Leonkavallo di Milano già sgomberato e Spin Time di Roma, a rischio). Il percorso verso la manifestazione di marzo passa anche per quella del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale torinese, indetto da un’altra assemblea nei giorni scorsi, e in generale contro il governo e il suo piano sgomberi. Anche a Napoli il 14 febbraio c’è un corteo per difendere, tra gli altri, Officina 99. E ancora: il 5 marzo la mobilitazione studentesca in solidarietà con gli studenti tedeschi che si oppongono al ritorno della leva militare, che almeno per ora da noi non è all’ordine del giorno.

“Queste date non sono un semplice calendario ma un’agenda politica per il diritto al dissenso, alla pace, alla casa, a un lavoro dignitoso, per la parità di genere, la libertà d’informazione e d’espressione, la giustizia climatica e sociale”, dice Rosa Lella di Stop Rearm Europe, giornalista della Rete #NoBavaglio. Alfio Nicotra, Rete italiana pace e disarmo: “Le politiche anacronistiche di riarmo decise da Ue e Nato spingono il pianeta verso il precipizio della guerra ai popoli, alla natura, ai diritti umani. La stessa democrazia è messa in discussione dalla torsione autoritaria che il militarismo imprime”. Marco Bersani, Attac: “Da qualunque parte si osservi il mondo siamo di fronte alla fine dell’illusione liberista del benessere per tutti”.

L’elenco delle realtà che aderiscono è sterminato, comprende anche Magistratura democratica impegnata nella campagna per il “no” al referendum sulla divisione in due dell’ordine giudiziario, Amnesty International e Antigone, così come una parte significativa del mondo cattolico. Ci sarà don Mattia Ferrari della Ong Mediterranea e non è escluso – ha scritto l’HuffPost – che al Tpo si faccia vedere Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Soprattutto ci saranno attivisti di base da tutta Italia. Stanno pubblicando sui social video di promozione dell’assemblea, tra gli altri è uscito quello di Maria Elena Delia del Global Movement to Gaza e della Global Sumud: poche parole semplici per legare la Palestina ai diritti di tutti. Proprio la Flotilla nei mesi scorsi ha bucato la rete – 1,5 miliardi di contatti Instagram, dicono, roba da studiare in tutte le scuole di comunicazione politica – anche raccontandosi con i volti puliti di persone che si mettono in gioco. A Bologna ci saranno anche Patrick Zaki e Zerocalcare.

E la politica tradizionale? Un passo indietro, ma c’è. Sono attesi gli europarlamentari Cecilia Strada del Pd, Pasquale Tridico del M5S e Ilaria Salis di Sinistra italiana. Quest’ultima, peraltro, ben presente dal 2024, specie a Roma, nella mobilitazione contro il Ddl sicurezza. Ci sarà anche Rifondazione a Bologna. Mancheranno invece l’Unione sindacale di base e altre voci importanti del sindacalismo di base, come della sinistra radicale e antagonista, che su questi temi ci sono ed erano all’assemblea di Torino per Askatasuna. Per quanto poi a livello locale le convergenze siano a volte più ampie.

A Massa, per dire, sempre sabato 24 Cgil e Usb saranno insieme in piazza per denunciare uno dei tanti procedimenti aperti in Italia per le manifestazioni del 3 ottobre scorso, all’indomani cioè dell’arresto (sequestro?) dei 462 della Global Sumud e il sequestro (furto?) delle barche da parte delle forze armate israeliane, quando nelle strade del nostro Paese c’era pure gente che non ci era mai andata in vita sua. Anche i dirigenti sindacali locali, ben quattro della Cgil, sono fra i 37 a un passo dal processo per interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non preavvisata. Reati per cui rischiano anni, con le regole meloniane: fino a due per il solo blocco ferroviario (decreto legge 11 aprile 2025, n. 48, in passato era un illecito amministrativo). E’ bene ricordare che tutto si è svolto pacificamente.

“Parola chiave convergenza ma anche No Kings, cioè facciamo come in America anche se l’Europa e diversa. Mettiamo insieme i pacifisti, molto radicali nel loro rifiuto della violenza e delle armi, e realtà che costruiscono autogoverno e resistenza come i centri sociali. Il Tpo non è solo un centro sociale e costruisce radicalità, conflitto, autorganizzazione. Vista la violenza dei re, quello che verrà dopo non sarà come prima: dobbiamo contrastarlo fuori da ogni logica campista”, dice Christopher Ceresi del Tpo. All’assemblea parleranno anche i Curdi del Rojava che resistono al regime siriano dell’ex qaedista Al Jolani, al secolo Ahmed al-Shara; alcuni video “promozionali” sottolineano la solidarietà con il popolo iraniano, vittima della repressione di ayatollah e pasdaran: su queste vicende la sinistra più “campista” è freddina, mentre il documento finale di Roma a novembre metteva anche Vladimir Putin e Xi Jinping tra i “re” da contrastare.

La due giorni è organizzata su sessioni plenarie e tematiche. Il primo workshop, sabato 24 alle 11, su “Decreto sicurezza e diritto di protesta. Cosa cambia e come difendersi” con l’avvocata Paola Bevere (solo qui bisogna iscriversi: formazioneattivismo@asud.net), alle 14 la plenaria e alle 15 tre sessioni tematiche in parallelo: “Salario europeo, reddito incondizionato, diritto alla casa, mutualismo urbano”; “Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale”; “Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio”. La mattina di domenica 25 la plenaria sulla “questione europea”, poi le conclusioni.

L'articolo Riarmo, dalla Cgil ad Amnesty fino a Pax Christi la sinistra “vera” si organizza a Bologna: “Contro i re e le loro guerre” proviene da Il Fatto Quotidiano.



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