Divi pentiti, Filippo Timi si scusa di avere interpretato il Duce: “L’ho fatto, ma ero giovane”
Ricordate la sofferenza di Luca Marinelli per l’interpretazione del Duce? Sulla falsariga del povero Marinelli che aveva dato il volto alla versione tv del romanzo di Antonio Scurati, versione flop, che non ha avuto anche il sequel annunciato, ci si mette pure Filippo Timi, a versare lacrime sul suo ruolo da Benito Mussolini giovane in Vincere di Marco Bellocchio.
Le scuse per avere interpretato Mussolini
«Ero giovane, avevo 34 anni. Come il giovane Mussolini avevo quella fame, quella spregiudicatezza. Poi io, ringraziando l’universo, sono sempre stato spontaneamente buono. Dissi a Bellocchio che vedevo Mussolini come uno attraversato da un fiume nero», ha detto Timi nell’intervista al Corriere della Sera. Perché gli attori italiani, a differenza di quelli del resto del mondo, possono interpretare solo mammolette, sennò soffrono e non vedono l’ira di chiarire che loro invece sono delle anime candide.
Filippo Timi pronto a fare la terza versione di Padre Pio
Alla domanda del giornalista del Corriere della Sera: Quindi lei è buono? Filippo Timi replica con una frase che sprizza odore di santità da ogni sillaba: «Un mio amico, verso i vent’anni, mi disse: “Tu sopravvivrai perché sei buono”. Ci rimasi male: volevo essere Terence, quello stronzo e fichetto, non Anthony, quello buono che muore (il riferimento è ai personaggi di Candy Candy, ndr.). Ma alla fine era vero. Se mi chiedevano una merendina anche quando non avevo niente ero il primo a sacrificarmi. Sarà il san Francesco che ho nel mio dna».
Insomma, se ci sarà una terzo fiction su Padre Pio, dopo quelle di Sergio Castellitto e Michele Placido, i produttori sanno già a che santo votarsi. Anzi, a che attore: Filippo Timi.
La lezione di Adolfo Celi: intellettuale vero, da “villain” di classe a comico senza lagnarsi mai
Leggendo queste interviste così stereotipate, verrebbe da consigliare a Timi, Marinelli e agli altri lacrimanti attori nostrani, così in affanno a interpretare ruoli controversi, la visione della filmografia completa di Adolfo Celi, capace di virare di ruolo in ruolo senza battere ciglio. Dal perfido antagonista di Sandokan, quello vero, interpretato da Kabir Bedi al supercattivo dei kolossal di 007, senza dimenticare l’ilare e irresistibile interprete comico di Amici miei e Febbre da Cavallo. Una carriera artistica e culturale che gli ha concesso perfino il tempo di diventare un punto di riferimento nella storia del teatro brasiliano. Il tutto senza atteggiarsi ad artista “impegnato”.
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