Stipendi scuola NoiPA gennaio 2026, in arrivo arretrati fino a oltre 2.200 euro?
Stipendi scuola NoiPA gennaio 2026, in arrivo arretrati fino a oltre 2.200 euro. le ultime
Gennaio 2026 non è un mese come gli altri per chi lavora nella scuola. Dopo anni di attese, rinvii e promesse rimaste sulla carta, il nuovo contratto dell’Istruzione entra finalmente nella sua fase più concreta: quella dei soldi che arrivano davvero. Con la firma definitiva del CCNL 2022-2024, scattano infatti gli arretrati maturati nei primi mesi dell’anno, con importi che per molti docenti superano i 2.000 euro lordi.
Non si tratta di bonus una tantum o di misure straordinarie, ma di stipendi dovuti, legati all’aggiornamento delle tabelle retributive. Ed è proprio questo il punto che rende gennaio 2026 una data spartiacque: per la prima volta, il rinnovo contrattuale smette di essere un annuncio e diventa liquidità reale.
Quando diventano visibili gli arretrati e quando arrivano sul conto
Secondo il calendario di NoiPA, gli arretrati legati al nuovo contratto iniziano a comparire nei sistemi a metà gennaio. Dal 13 gennaio le somme risultano visibili e, soprattutto, giuridicamente esigibili: da quel momento non sono più solo “calcoli”, ma importi che devono essere pagati.
Il pagamento vero e proprio è previsto entro la fine del mese, attraverso un’emissione speciale, separata dal normale cedolino. Questo significa che molti lavoratori della scuola riceveranno un accredito extra, distinto dallo stipendio ordinario di gennaio. A febbraio, poi, arriverà anche una una tantum contrattuale, che si aggiunge agli arretrati già liquidati.
Quanto valgono davvero gli arretrati per i docenti
Gli importi non sono uguali per tutti e dipendono da due fattori chiave: ordine di scuola e anzianità di servizio. In generale, però, le cifre sono tutt’altro che simboliche. Per la scuola dell’infanzia e primaria, gli arretrati partono da poco più di 1.400 euro lordi per le fasce iniziali e crescono progressivamente fino a superare i 2.000 euro per chi ha oltre 35 anni di servizio.
Nella scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado, le somme sono ancora più consistenti. Anche qui si parte da circa 1.500 euro lordi, ma per le fasce più alte si arriva oltre i 2.200 euro, una cifra che molti docenti non vedevano da anni su un singolo accredito.
A tutti gli insegnanti, indipendentemente dall’anzianità, spetta inoltre una una tantum di 111,70 euro lordi, che verrà pagata separatamente.
Arretrati anche per il personale ATA: cosa cambia
Il nuovo contratto non riguarda solo i docenti. Anche il personale ATA beneficia degli adeguamenti e degli arretrati, seppur con importi mediamente più contenuti. Collaboratori scolastici, operatori e assistenti amministrativi o tecnici riceveranno somme che oscillano, in media, tra i 1.300 e i 1.700 euro lordi, in base al profilo e alla posizione economica.
Anche in questo caso vale la stessa logica: non si tratta di un premio, ma del recupero delle differenze tra i vecchi stipendi e i nuovi valori tabellari previsti dal CCNL.
Come compaiono in busta paga e come vengono tassati
Nel cedolino NoiPA gli importi saranno indicati con una voce specifica, solitamente denominata “Arretrati CCNL 2022-2024”. Dal punto di vista fiscale, la notizia è positiva: gli arretrati sono soggetti a tassazione separata, un regime generalmente più favorevole rispetto all’Irpef ordinaria.
C’è poi un aspetto spesso sottovalutato ma fondamentale: queste somme valgono ai fini pensionistici, perché sono soggette a contribuzione. Non sono quindi soldi “fuori sistema”, ma retribuzione a tutti gli effetti.
Cosa devono controllare scuole e lavoratori
La fase di pagamento richiede attenzione. Le segreterie scolastiche sono chiamate a verificare che nei sistemi risultino corrette fascia stipendiale e anzianità di servizio, perché eventuali errori si riflettono direttamente sugli importi liquidati. Un’attenzione particolare va riservata ai supplenti, che potrebbero ricevere gli arretrati in un’unica soluzione.
Anche i lavoratori dovrebbero controllare il cedolino con cura, soprattutto nelle prime emissioni, per assicurarsi che tutto sia stato calcolato correttamente.
Un passaggio storico, ma non risolutivo
Gennaio 2026 rappresenta uno dei momenti più tangibili dell’attuazione del nuovo contratto scuola. Non è un regalo, ma il recupero di quanto maturato e rimasto bloccato per mesi. È un segnale importante, soprattutto in un settore che da anni convive con stipendi bassi e potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
Resta però il dato politico e strutturale: questi arretrati chiudono il passato, ma non risolvono il futuro. Il vero nodo, per la scuola italiana, resta quello di stipendi ordinari che continuano a essere tra i più bassi d’Europa. Gennaio 2026 è una svolta, sì. Ma anche un promemoria di quanto resti ancora da fare.
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