Enrico Ruggeri torna su Raidue. La conferma di un successo che premia merito e coerenza di chi non ha cercato il plauso di salotti radical chic
Mentre il mondo dello spettacolo italiano si agita come al solito tra polveroni ideologici e passerelle di conformismo progressista, c’è chi continua a scegliere la strada più difficile: quella dell’autenticità. E guarda caso è proprio in questo contesto che il pubblico è chiamato ad accogliere il ritorno di Enrico Ruggeri su Rai 2 con la nuova stagione de Gli occhi del musicista (al via da martedì 13 gennaio). Non un semplice “reintegro” nel palinsesto. Ma il riconoscimento dovuto a un artista che ha saputo far valere il proprio peso specifico senza mai abiurare la propria identità artistica, identitaria, politico-sociale.
Il ritorno di Enrico Ruggeri in tv su Raidue con “Gli occhi del musicista”
Perché per un artista che non ha mai nascosto le proprie radici e una visione del mondo orgogliosamente controcorrente rispetto al mainstream e alla sua visione, la vera fatica non è stata scrivere canzoni immortali. Ma resistere a un’egemonia culturale che per decenni ha cercato di silenziare chi non sventolava le bandiere rosse del “politicamente corretto”.
E allora, la notizia del ritorno di Enrico Ruggeri in tv è la conferma che la competenza, alla lunga, paga. E rompe ogni argine. In un’epoca di format “usa e getta”, il suo programma – scritto con Ermanno Labianca – è un’oasi di narrazione alta. La prima puntata, dedicata a “Il viaggio”, schiera ospiti di peso come Irene Grandi, Cristiano Godano e il mito del tennis Adriano Panatta. Una trasversalità che dimostra come Ruggeri sia ormai un punto di riferimento autorevole, capace di dialogare con lo sport, la letteratura e il pop d’autore.
Per riassumerla in grandi linee allora. O in una definizione –con tutti i limiti dell’etichettatura di base – quella di cui stiamo scrivendo è la vittoria della “cultura del merito” a fronte della “cultura della tessera”. Sì, perché Enrico Ruggeri non occupa spazi per grazia ricevuta. Ma perché è uno dei pochi narratori televisivi capaci di unire il rigore del musicista, alla profondità del filosofo di strada.
Enrico Ruggeri oltre mainstream e pregiudizio: la voce degli “ultimi”
E allora, il successo di Ruggeri sta nella sua capacità di affrontare temi universali senza filtri ideologici. Lo vedremo il 14 gennaio, in una puntata speciale dedicata a “Gli ultimi”, in cui la sensibilità di Michele Bravi e l’impegno dell’Unicef con Andrea Iacomini si intrecceranno alla visione poetica di un conduttore che ha sempre guardato ai margini della società con dignità e rispetto. Lontano da stereotipi woke o politically correct, come dal pietismo di certa sinistra “di velluto”. Perché se c’è chi fa retorica sugli ultimi dai salotti buoni radical kitsch e dai talk show tv rigorosamente schierati, c’è anche chi, come Ruggeri, dà loro voce attraverso la verità della musica e del racconto crudo. Un ribaltamento di prospettiva che solo un artista libero può permettersi.
E la musica torna protagonista in tv
Pertanto, accompagnato da una band di professionisti d’eccellenza (da Phil Mer a Davide Brambilla). Come dalla presenza di Alice De André, Ruggeri trasforma la seconda serata di Rai 2 in un laboratorio culturale d’altri tempi. È il “gradito ritorno” di un’affermazione televisiva che non cerca lo scontro gridato. Ma la vittoria del contenuto. E allora bentornato Enrico. In un deserto di conformismo e anti-conformismo del conformismo spicciolo, la tua coerenza è la prova che si può essere protagonisti del servizio pubblico senza mai smettere di essere se stessi e fedele ai propri valori, artistici e sociali, di sempre.
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