Caluso, la banca chiude nel silenzio. L’84enne non ci sta e alza la voce
Caluso
La chiusura improvvisa della filiale di Caluso della banca Intesa San Paolo, avvenuta senza spiegazioni ha indignato profondamente una signora di 84 anni: Maria Teresa Farcito in Actis Grosso, sposata da 62 anni con un ex direttore di filiale del fu Istituto Bancario San Paolo di Torino. Una lunga disamina che accende i riflettori su un problema ed un disagio vissuto da molti pensionati, poco avvezzi all’utilizzo delle tecnologia digitali. Ma anche di tanti piccoli risparmiatori che hanno fatto la fortuna degli istituti di credito. E che ora invece sono «senza voce».
«Mio marito, dipendente San Paolo per 40 anni, è stato direttore di filiale a Caluso negli anni ’’70 (poi passato in altre sedi), vivevamo con le nostre figlie nell’appartamento di proprietà della banca, in via San Clemente. Erano altri tempi: –scrive Farcito – il rapporto tra banca e cittadini si creava attraverso una relazione di fiducia costruita soprattutto dal direttore, ma anche da tutti i dipendenti. Mio marito si recava una volta alla settimana nella vicina frazione di Rodallo all’unico scopo di facilitare le operazioni di agricoltori, anziani e, appunto, costruire un rapporto di fiducia che ha garantito negli anni la fidelizzazione di molti clienti (naturalmente grazie a molte figure analoghe sparse in tutta Italia) e ha creato il successo attuale di banche come Intesa San Paolo. Quando, a marzo di quest’anno, incominciò a circolare la voce di una chiusura della filiale di Caluso, in famiglia non ci volevamo credere. La chiusura farebbe pensare ad un possibile tracollo, ma il San Paolo è una banca solida e fiorente…Inoltre il San Paolo è una banca seria, non potrebbe mai chiudere una filiale senza proteggere i suoi clienti». Invece è andata proprio così.
«Poiché le voci si facevano sempre più insistenti, ci rechiamo in filiale dove ci viene detto che nessuno – nemmeno gli impiegati – era stato informato: la lettera ufficiale arriverà mesi dopo, a giochi fatti, lasciandoci di fatto l’unica opzione di trasferire il conto nella sede di Chivasso (oppure chiudere i conti). Mi sembra particolarmente sgradevole il fatto che una banca che ha costruito il proprio successo sui piccoli risparmiatori volti loro le spalle senza curarsi di tutelare il rapporto con loro. È fin troppo ovvio che la chiusura delle filiali sul territorio colpisca in particolare gli anziani e gli analfabeti digitali (o comunque “poco alfabetizzati”), ma in generale viene a mancare per tutti la possibilità di un’interlocuzione “faccia a faccia”, di cui si sente di più la necessità quando si tratta di temi delicati come i propri risparmi, il mutuo sulla casa, un prestito personale… Di conseguenza mi sarei aspettata una “rivolta” della clientela (che non c’è stata) e delle istituzioni (che non c’è stata). È vero che la banca è un istituto privato con il quale le istituzioni poco possono fare, ma è anche vero che si tratta di un servizio al territorio che viene a mancare e che nessuna istituzione si è mossa a riguardo».
Nel suo sfogo Maria Teresa Farcito centra il “bersaglio”. «Costruire il proprio successo sul piccolo risparmiatore per poi rivolgersi ai grandi azionisti è a dir poco sgradevole - spiega -, perché mette i profitti davanti ai valori anche quando le cose vanno bene (come è appunto per Intesa San Paolo in questo momento). Quanto detto risulta particolarmente vero in Questo territorio: lo scorso 30 Dicembre, le mie figlie si sono recate per me alla filiale di Chivasso (12 km di distanza) per sentirsi dire che la cassa era chiusa. In altre circostanze vi è sempre e comunque una coda di circa due ore, in considerazione del fatto che la filiale di Chivasso è in sofferenza, in quanto si ritrova a dover servire, oltre ai propri clienti, tutti coloro che hanno visto chiudere le proprie filiali (mi risulta che non si tratti solo di Caluso). Non solo non sono aumentate le casse, ma al contrario ne è stata chiusa una. È evidente che si vuole portare il cittadino medio al “fai da te” sull’internet banking (senza considerare la mancanza di consulenti alla persona). Capisco che è questo l’andazzo generale: ci facciamo benzina da soli con il distributore automatico, ci paghiamo la spesa al supermercato da soli con le casse automatiche e così via . Tuttavia, a questo “abbattimento dei costi” da parte delle grandi distribuzioni non corrisponde nulla per il consumatore che si ritrova a fare il lavoro che un tempo era di altri senza nessun ritorno».