Referendum sulla Riforma della Giustizia, Meloni conferma 23 e 24 marzo 2026
Il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia si terrà in due giorni. Finora per le consultazioni popolari si è sempre votato in un solo giorno, come previsto dalla legge.
Tuttavia, è intervenuto sul tema il Consiglio dei Ministri che con un Decreto Legge approvato poco prima di natale ha stabilito che tutte le elezioni del 2026 si terranno in due giorni. I giorni saranno sempre la domenica e il lunedì. La domenica si voterà dalle 7 alle 23 e il lunedì dalle 7 alle 15. Dunque, anche per il prossimo referendum sulla Riforma della Giustizia verrà adottato questo schema. Durante l’incontro con la stampa di inizio anno, direttamente il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di “sentirsi di confermare” le date del 22 e del 23 marzo.
Tutte le elezioni del 2026 si terranno in due giorni
Dunque, dopo le parole della Presidente Meloni, pare ormai praticamente certo che il referendum sulla Riforma della Giustizia si terrà il 22 e il 23 marzo. La Riforma che tra le altre cose propone la vexata questio della separazione delle carriere è stata approvata dal Parlamento in via definitiva a fine ottobre. L’intervento sulla Costituzione avrebbe richiesto la maggioranza dei due terzi dei parlamentari per entrare in vigore senza ulteriori passaggi.
Visto che tale soglia non è stata superata è prevista la possibilità di richiedere un referendum per confermare la modifica costituzionale. La richiesta è pervenuta sia dalla maggioranza di governo che dalle opposizioni. Per ufficializzare il percorso di avvicinamento al voto serve un’indicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri a quel punto toccherà al Presidente della Repubblica licenziare apposito decreto. Il voto quindi si potrà tenere tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo al decreto del Quirinale.
Conferme sul referendum tra il 22 e il 23 marzo
La votazione che si terrà con tutta probabilità a inizio primavera, quindi, riguarderà un referendum confermativo. A differenza di quello abrogativo, il referendum confermativo non richiede il superamento del quorum. In sostanza, non servirà raggiungere un’affluenza pari al 50% degli aventi diritto perché il risultato sia valido. L’opzione – tra Sì e No – che otterrà più voti sarà quella vincente a prescindere da quanti saranno i votanti nel complesso.
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