Sabato in San Lorenzo l’addio a Luigi Benedino, 89 anni
Ivrea
Si terrà questa sera, venerdì 9, alle 18.30, nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, la recita del Santo Rosario in suffragio di Luigi Benedino, per tutti Gino, 89 anni, venuto a mancare, la scorsa domenica 4, all’ospedale di Cuorgnè, mentre i funerali si svolgeranno, nella stessa chiesa, domani, sabato 10, alle 10. Un grave lutto, la perdita del fratello, per Aldo Benedino, già presidente e oggi consigliere e responsabile della sala radio dall’Ari, l’Associazione radioamatori italiani-Sezione di Ivrea, reso ancora più profondo dall’improvvisa scomparsa, poche ore prima, del cognato Alberto Ferraro, 69 anni, che fu bibliotecario all’Istituto Cena, noto in città anche per i numerosi interessi culturali che lo portarono, nel tempo, alla pubblicazione di un libro di poesie, alla partecipazione a concerti e a spettacoli teatrali e alla collaborazione con artisti sia locali che di fama nazionale.
Quanto a Gino Benedino, fu persona conosciutissima e stimata in città per aver condotto a ulteriori fasti, insieme al fratello Mario, l' impresa di costruzioni Fratelli Benedino, ereditata dal padre Vittorio, fondata a Ivrea all’inizio del Novecento e chiusa alla fine degli anni ‘90. Impresa nata alla fine del cantiere del Grand Hotel Billia di Saint Vincent, realizzato dall'impresa Ravera, di cui il nonno e i suoi fratelli erano stati assistenti ai lavori. Dopo tale lavoro, infatti, conclusosi nel 1908, i Ravera chiusero e parte dei loro macchinari furono rilevati, appunto, dai Benedino per la nuova impresa.
«Gino era un gran signore, molto apprezzato e benvoluto dai suoi operai - ricorda oggi l’architetto Alberto Redolfi che, in tempi recenti ebbe modo di conversare a lungo con lui, circa l’attività edile svolta dall’azienda di famiglia -. La Fratelli Benedino fu un’impresa di grande qualità e, soprattutto, cosa non usuale, un’impresa dall’attività espressasi in tutte le sfaccettature del costruire, dal primo acquedotto di Chiaverano all’asilo-nido Olivetti di Canton Vesco, progettato da Ridolfi e Frankl, fino alla chiesa parrocchiale di piazza Boves, nel quartiere San Giovanni, con la sua particolare copertura in legno lamellare».
«Mi colpì molto, nella nostra chiacchierata - continua Redolfi - il racconto della lavorazione dei cementi armati, con le casseforme realizzate in tavolozze lignee invece che in pannelli prefabbricati, in modo da conferire alle facciate quell’aspetto non levigato che tanto si apprezza oggi nell’osservare tanti edifici olivettiani». In tanti, in questi giorni, hanno espresso vicinanza alla famiglia: i figli Daniela, avvocato, sposata con l’avvocato Paolo Campanale, e Luca, bancario, sposato con Giorgia Petrache, e i quattro nipoti, Michele, Teresa, Matteo e Francesco.