Ivrea, tutta Italia piange il poliziotto penitenziario morto mentre tornava a casa dal lavoro
IVREA. Aveva salutato l’ultimo collega e amico fraterno da pochi minuti. Lo stesso che poi sarà il primo ad accorrere sul luogo dell’incidente frontale, insieme al comandante della polizia penitenziaria. Alessandro Landriscina è morto a 51 anni sul terzo ponte, mentre tornava a casa dal lavoro, dal carcere di Ivrea. Era passata da poco la mezzanotte e l’assistente capo procedeva tranquillo in direzione Strambino, verso casa, che percorreva da 27 anni. Nel 1998 infatti si era trasferito in Canavese insieme alla moglie Loreta Mastrodonato da Trinitapoli, in provincia di Barletta-Andria-Trani. E in quel momento ha deciso di fare dei dolci pendii dell’anfiteatro morenico, casa sua.
A spezzare la sua vita un’auto che, secondo una prima ricostruzione da parte dei carabinieri della Compagnia di Ivrea, avrebbe invaso la corsia di marcia opposta sul curvone del terzo ponte. A guidarla un 31enne di Piverone, che poi sarebbe risultato positivo all’alcol test con valori molto oltre a quelli consentiti. Così è scattato l’arresto, attualmente il giovane si trova in ospedale a Ivrea piantonato in attesa di convalida. Ha riportato diverse fratture e probabilmente l’udienza potrebbe tenersi nella giornata di oggi, proprio in ospedale. Il ragazzo è difeso dall’avvocato Ruggero Marta.
Bisognerà ancora attendere, però, per i funerali, perché il corpo resta disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia. Il conferimento incarico è stato programmato per martedì 13 gennaio dalla pm Valentina Bossi, che probabilmente si affiderà a un consulente per stabilire l’esatta dinamica dell’incidente.
Il cordoglio per la morte dell’assistente capo Landriscina ha attraversato tutta Italia. Telefonate di ex colleghi da Melfi in Basilicata, da Rimini. Tutti lo ricordano come una persona simpatica, allegra, gioviale e affidabile. L’avvocato Celere Spaziante, che rappresenterà la famiglia, spiega che «a livello professionale lascia un vuoto incolmabile, era un eccellente servitore dello Stato. Il suo stato di servizio era encomiabile. Il decesso avviene appena uscito dall’istituto penitenziario, pochi minuti dopo aver staccato. La tragicità evento non merita ulteriori commenti: ora è il momento di piangerlo e la giustizia farà il suo corso».
Il lutto ha colpito anche le più alte cariche istituzionali. Il ministero della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, ha spiegato che si tratta di «una perdita che colpisce duramente la sua famiglia e l’intera comunità di donne e uomini che ogni giorno servono lo Stato con dedizione e senso del dovere». È intervenuto anche il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Carmine De Michele. «La perdita di un poliziotto penitenziario sempre presente in servizio, affidabile e benvoluto dai colleghi è un dolore che colpisce tutta la nostra comunità professionale», ha detto, esprimendo poi alla famiglia il suo «profondo cordoglio e sincera vicinanza in un momento così doloroso».
Il dolore è condiviso anche dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria. Così l’Osapp sottolinea che «ancora una volta la Polizia Penitenziaria paga un prezzo altissimo in termini di vite umane, anche al di fuori delle mura carcerarie», mentre la segreteria del Sinappe rimarca: «Non dimenticheremo il sacrificio e il contributo dell’assistente capo. La sicurezza e la dignità del personale non sono negoziabili.Chiediamo che venga fatta piena luce su tutte le responsabilità, affinché tragedie come questa non si ripetano mai più».