L’omicidio del capotreno a Bologna, chi era Alessandro Ambrosio. Gli amici: “Una vita non può spegnersi così”
Aggredito, accoltellato mortalmente e abbandonato in un passaggio esterno della stazione ferroviaria di Bologna. E’ morto così Alessandro Ambrosio, a soli 36 anni, durante un turno di riposo: dipendente di Trenitalia, era addetto al controllo sui convogli Intercity. Mentre proseguono le ricerche del principale sospettato, il 36enne croato Marin Jelenic che potrebbe essere fuggito in treno verso Milano, arrivano le prime parole per ricordare Alessandro, per dire chi era. “Ambro era uno di noi. Ambro era un gran chitarrista. Ambro era tante altre cose”, scrive il Centro Culturale Anzolese, che saluta così il suo ‘Ambro’.
Ambrosio, residente a Calcara di Valsamoggia, suonava spesso con gli altri attivisti del Centro, che frequentava assiduamente.
“Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così – si legge in un post sulla pagina Facebook del centro corredato da una foto di Ambrosio alla chitarra – Una vita di un ragazzo, di un uomo vissuta con estrema gentilezza, di una educazione fuori dal comune, ma soprattutto con goliardia e ironia”.
Ancora: Ambro “era con noi al concerto dei 1 maggio, era con noi il maggio dell’anno precedente al concertone di chiusura della Fabbrica di Apollo, era con noi in sala prove, è stato con noi ogni qualvolta gli è stato chiesto il proprio contributo, rimarrà sempre con noi. Ripetiamo ancora, non può spegnersi una vita in questo modo”, concludono gli amici di Ambrosio, esprimendo “sentite condoglianze alla famiglia, un abbraccio forte da parte di tutto il Centro Culturale Anzolese”.
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