Carnevale Ivrea, la favola discreta di Mario Gusta, da arancere a Generale 2026
IVREA. Il Carnevale di Ivrea è entrato con discrezione nella vita del cittadino designato Generale 2026 Mario Gusta: «I miei genitori Luciana e Bruno non erano di Ivrea, anche se da bambino già vivevamo in città, per cui il primo approccio con la manifestazione è stato quando avevo nove anni, dalle tribune che allora venivano montate al Rondolino. Da lì, dietro le reti di protezione, ho visto le prime battaglie e le prime sfilate del corteo storico».
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Da allora la manifestazione è entrata sempre più nel cuore e nella testa di Mario, che proprio in pieno Carnevale (il giorno della seconda Alzata degli Abbà, domenica 8 febbraio) compirà 60 anni. «Per anni non ho nemmeno sospettato l’esistenza dei Tuchini o il fatto che la battaglia si svolgesse anche in Borghetto – racconta –. Poi ho visto la casacca verde di un mio vicino, gli amici di Bellavista tiravano nei Tuchini e, come quasi sempre avviene, la compagnia ha indirizzato la mia scelta».
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La prima casacca da Tuchino è nel 1982: «Gli iscritti nella squadra erano 120 ed erano ancora i tempi in cui l’iscrizione si pagava a rate – dice – e così ho fatto anche io. La prima divisa me l’ha confezionata una lontana parente di mio papà con i soldi regalati dalla nonna». Sulle sue tracce sono diventati Tuchini anche il fratello Eval, di quattro anni più giovane e la sorella Elisa, Mugnaia del 2010, che i fratelli portavano a spalle in sfilata quando era ancora bambina. Poi, inevitabilmente, anche i figli sono entrati in squadra, dando vita a una vera tradizione di famiglia. «Ricordo che all’inizio i “vecchi” della squadra sostenevano che non si potesse partecipare alla battaglia eporediese senza aver mai tirato le arance, così dovevamo farci le ossa nei paesi dove allora si tirava: Calea, Bollengo e Montalto. Era un vero massacro: i tiratori sui carri spesso erano più numerosi di noi a piedi, i carri erano trainati da trattori che si muovano lentissimamente e così ti facevi male da morire, ma arrivavi a Ivrea debitamente svezzato».
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Il primo approccio vero con la parte storica grazie alla scuola, nel 1980: «Quell’anno il Generale era Federico Perinetti, mio insegnante di storia, che ci invitò a seguirlo passo a passo nella sua campagna. Io e alcuni compagni accogliemmo la proposta e fin dal Giovedì grasso conoscemmo meglio le cerimonie e i riti della festa, scoprendo aspetti affascinanti che fino ad allora erano lontani dalla nostra esperienza di giovani aranceri».
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Poi il 2010, con il Mugnaiato della sorella Elisa e, finalmente, il 13 novembre scorso, l’annuncio di Mario Gusta come cittadino designato Generale per la Campagna 2026: «Il mio nome circolava da qualche anno, ma sono convinto che la chiamata sia giunta nel momento perfetto: mi sento pronto a vivere questa esperienza e ho scoperto nello Stato maggiore una miniera di risorse. Non solo il mio Aiutante di campo Riccardo Zannini e il mio ufficiale addetto Luca Boerio, amico di lunga data, ma tutti, dal primo all’ultimo. È incredibile scoprire come ognuno conosca perfettamente il suo compito e tutto ciò che questo comporta. I riti, i movimenti, le indicazioni da dare ai personaggi perché siano impeccabili: io da quel giorno in pratica non mi infilo più il cappotto nei momenti ufficiali, perché c’è qualcuno che mi aiuta. All’inizio resti un po’ stranito, poi ti rendi conto che non è piaggeria, ma ogni membro dello gruppo prova piacere nello svolgere i suoi compiti e si impegna per farlo al meglio. È tutto nuovo e straordinario, anche quando per la strada incontri persone che ti riconoscono, ti salutano e ti fanno i complimenti. Mi rendo conto che sia una favola, quella che sto vivendo, una bella favola in cui ognuno deve rispettare il suo ruolo e io cerco di rispettare il mio, con la consapevolezza del fatto che, passato il mercoledì delle Ceneri, la carrozza tornerà a essere una zucca e io, Mario Gusta fra un anno sarà di nuovo lì, in Borghetto, a distribuire i panini ai Tuchini che si staccano un momento dalla battaglia».