Altro che “governo amico delle banche”: da credito e assicurazioni un contributo in manovra da oltre 12 miliardi
Se i conti si fanno alla fine, quelli della manovra sbugiardano per l’ennesima volta l’opposizione. Nel caso specifico sul refrain del “governo amico delle banche” e del “gioco delle tre carte” sul contributo che l’esecutivo chiedeva al credito e alle assicurazioni. Il bilancio finale infatti parla di oltre 12 miliardi, per l’esattezza 10,2 dalle banche e 2 dalle assicurazioni. Ben oltre la formulazione iniziale di 5 miliardi e anche più dell’ultima ipotesi di 11 miliardi.
Altro che “governo amico delle banche”: ecco il contributo in manovra
Dunque, nella lunga trattativa che ha interessato Palazzo Chigi e gli istituti finanziari a uscirne vincitore è stato il primo, che già in fase di stesura della legge di Bilancio aveva messo in chiaro la questione: dai 45 miliardi di utili incassati nell’ultimo anno dagli istituti di credito, un contributo per i consumatori «non poteva non arrivare». Al di là dello scontro politico, con il vicepremier Matteo Salvini che era arrivato a dire che «a ogni lamentela delle banche sarà un miliardo in più che chiederemo», tra Palazzo Chigi, associazioni dei due settori e Mef si era da subito instaurata una rete di contatti e trattative per arrivare a un compromesso. Che alla fine per il bilancio dello Stato si è dimostrato più vantaggioso del previsto.
Dal credito e dalle assicurazioni oltre 12 miliardi
Con la manovra appena approvata, le banche e le assicurazioni verseranno cifre molto più alte rispetto a quanto inizialmente stimato dal governo, arrivando a ben 12,2 miliardi di euro nel triennio, 10,2 dalle banche e 2 dalle assicurazioni. Una parte consistente, oltre 3,5 miliardi di euro, arriveranno dall’aumento dell’Irap di due punti (dal 4,65% al 6,65% per gli istituti di credito e gli altri intermediati e dal 5,90 al 7,90% per le assicurazioni). Per le banche cala poi la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse, passando dal 43% al 35% nel corso di quest’anno e dal 54% al 42% nel 2027. Per le assicurazioni viene invece introdotto un acconto dell’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente. Il gettito, in questo caso, è previsto solo per quest’anno e sarà pari a 1,3 miliardi di euro, in quanto dal 2027 la norma andrà a regime.
Tutte le misure per mettere insieme il “tesoretto”
C’è poi la tassa sui dividendi, che porterà complessivamente nei tre anni 2,8 miliardi di euro nelle casse dello Stato, divisi in circa 700 milioni quest’anno, 1 miliardo nel 2027 e 1,1 miliardi nel 2028. Altra misura quella sull’affrancamento delle riserve che, nel testo definitivo della legge di Bilancio, interessa esclusivamente il settore bancario e introduce un affrancamento sugli accantonamenti del 2023, che erano stati pari a 6,2 miliardi di euro. Secondo quanto previsto in manovra, sulle riserve si potrà pagare un’imposta sostitutiva quest’anno pari al 27,5% oppure del 33% nel 2027. Se si decide, invece, di arrivare al 2029, scatterà un prelievo del 40%. Quindi, nella pratica, le banche saranno “obbligate” ad affrancare gli accantonamenti quest’anno e, secondo le stime del governo, il gettito previsto sarà di 1,7 miliardi di euro quest’anno.
Altra misura impattante sugli istituti di credito è quella sulla deducibilità degli interessi passivi, che scende al 96% quest’anno per poi passare dal 2027 al 2029 rispettivamente al 97%, al 98% e al 99%. In questo caso il gettito previsto è di circa 900 milioni tra il 2027 e il 2028. A questa si aggiunge il rinvio delle Dta, le imposte differite attive. Nel 2027, secondo quanto previsto in manovra, viene ridotta ancora la quota deducibile, aumentando, secondo le stime, il gettito per lo Stato di altri 1,8 miliardi di euro.
Oltre a incidere in maniera significativa sulle banche e sulle assicurazioni, la legge di Bilancio appena approvata va a incidere anche sugli investitori. L’imposta sulle transazione finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, viene infatti raddoppiata. Da quest’anno passa dallo 0,1% allo 0,2% per le transazioni su mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% per gli altri mercati. Inoltre, viene raddoppiata anche la tassa sulle negoziazioni al alta frequenza, che passa dallo 0,02% allo 0,04%. Attraverso queste misure, il governo punta a un gettito che sfiorerebbe i 340 milioni di euro.
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