Diocesi di Ivrea, ascolto, unità, pace e vocazioni nella prima lettera pastorale del vescovo Salera
IVREA. Ascolto, raccoglimento e pace sono i temi principali di Vivere e annunciare la riconciliazione, la prima lettera pastorale del vescovo della Diocesi di Ivrea Daniele Salera, testo che ha presentato sabato mattina all’Assemblea diocesana di fronte a oltre 200 fedeli all’Oratorio San Giuseppe. Una mattinata intensa, in cui sono stati presentati anche i momenti salienti del calendario diocesano 2025/2026 e in cui il vescovo ha sviluppato un’attenta e ragionata analisi della vitalità della Diocesi. Guardando al futuro e incentrando il discorso anche sul tema delle vocazioni, è stata sottolineata l’attuale assenza di seminaristi, che significa che per i prossimi otto anni non vi saranno nuovi sacerdoti provenienti dal territorio diocesano.
La lettera pastorale
«Riunirsi per costruire insieme una chiesa diocesana che sia alimento e sostegno, con la necessità di edificare a difesa della nostra comunione» è l’obiettivo del vescovo Salera e la lettera pastorale nasce da questo bisogno, partendo dal messaggio di San Paolo sulla riconciliazione. «Sentivo che era il testo adatto per “costruire” e lo studio del testo mi ha dato continue conferme – ha spiegato il vescovo –. Dobbiamo farci ambasciatori della riconciliazione, principalmente con due strumenti: i ritiri, anche per i laici, e la prassi sinodale per ascoltare e insieme capire, in un’ottica di condivisione del Vangelo. A Roma ho sperimentato questo percorso, che fa crescere nella comunione e crea unione nella diversità».
Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il calendario pastorale, con appuntamenti dedicati ai sacerdoti, ai diaconi, ai laici, ad incontri per educatori e animatori, per famiglie, catechisti e laici. Inoltre, dal 3 ottobre, per ragazzi e ragazze dalla terza superiore, sono previsti incontri incentrati sul cammino vocazionale. Il vescovo ha ricordato anche che a breve saranno costituiti il nuovo consiglio presbiterale e quello pastorale diocesano, mantenendo vivi quelli parrocchiali e interparrocchiali.
Mancano seminaristi
Il tema della crisi delle vocazioni è quantomai attuale, perché per la prima volta la Diocesi di Ivrea si ritrova senza seminaristi e il rischio che ci si troverà ad affrontare, senza un’inversione di tendenza, sarà la mancanza di nuovi sacerdoti quando lasceranno i parroci oggi in servizio e già avanti con gli anni. «Al momento non ci sono seminaristi, ma ci sono alcuni ragazzi con l’intuizione vocazionale che si stanno adoperando per comprendere – ha raccontato il vescovo –. Gli istituti femminili, ugualmente, soffrono la mancanza di ragazze che si sentono chiamate alla vita religiosa. Abbiamo un giovane che sta iniziando il percorso vocazionale. Tra Piemonte e Valle d’Aosta sono undici i ragazzi che a Torino affrontano l’anno propedeutico, che però è anche un percorso di grande scrematura. Il seminario comincia dopo. Nasce anche dalla necessità di nuove vocazioni l’appuntamento mensile dedicato ai giovani, che vuole dare i mezzi utili al discernimento: il Cammino vocazionale, che partirà nel mesi di ottobre, si svolgerà al Tempio dell’Immacolata di Ivrea, con lo scopo di aiutarli e sostenerli nella loro ricerca. Nelle nostre preghiere ricordiamoci dei giovani».
Panoramica sulla diocesi
Il vescovo ha anche analizzato la situazione attuale della Diocesi di Ivrea, mettendo a confronto le varie realtà, perché in questi sette mesi ha visitato e conosciuto i quattro quinti delle 141 parrocchie e scoperto contesti molto interessanti. Se Ivrea risente del suo passato più laico e «la sua chiesa va nutrita, perché si percepisce meno il senso di appartenenza», il resto del territorio si mostra molto vitale, nonostante l’età media dei parroci sia generalmente molto alta. «Vi sono parrocchie con sacerdoti molto anziani che sono piene di giovani e questo è un vero miracolo – continua Salera –. È proprio tra i giovani che si percepisce una bellissima vitalità, perché sono ragazzi sani dal punti di vista delle scelte di vita, dei sentimenti, capaci di interrogarsi e che ricercano contesti in cui stare bene. La fascia meno presente è quella che raggruppa le persone che hanno tra i 30 e i 55 anni, quindi dobbiamo interrogarci su proposte che possano essere accoglienti nei loro confronti. Le persone ci sono e sta a noi ascoltare i loro bisogni».
Il vescovo ha quindi confrontato la sua precedente esperienza episcopale nella grande metropoli di Roma con quella di provincia: «La differenza tra le due realtà è grande e l’ho percepito nel ritmo, qui molto più lento. A Roma, però, ho compreso l’importanza dell’ascolto, la cui importanza ho voluto sottolineare anche nella mia prima lettera pastorale».
La pace al centro
La Diocesi proporrà pure alcune iniziative di sensibilizzazione sulla pace e un’intera giornata di ottobre, la cui data è ancora da confermare, sarà dedicata alla preghiera e alla meditazione: «Stili di vita ispirati alla nonviolenza, al perdono e alla riconciliazione, come ci chiede Papa Leone XIV, sono un’altra fonte di ispirazione della lettera pastorale e vorrei che alla preghiera per la pace si dedicasse stabilmente un’intenzione domenicale e l’adorazione del giovedì. Da Gaza agli altri appelli non ascoltati emerge la necessità di diffondere messaggi di pace», conclude il vescovo Salera.
(Ha collaborato Sandro Ronchetti)