Siccità nei pascoli delle Valli Orco e Soana: «Vento e sole hanno inaridito tutta l’erba»
NOASCA. È emergenza siccità sui pascoli montani delle Valli Orco e Soana. L’approvvigionamento idrico non più sufficiente in tutti gli alpeggi e l’erba rinsecchita a causa del vento e dal gran caldo costringerà i margari a demonticare le loro mandrie con grande anticipo sul previsto.
Una stagione, quella attuale, nata male e proseguita peggio. E stando alle previsioni meteorologiche non si intravede a breve una via d’uscita. Marco Solive, allevatore che sale con le sue mucche ai 2mila metri dell’alpe Gran Prà, sopra Balmarossa, in territorio del Comune di Noasca, in questi giorni ricondurrà le 27 bovine da latte nella stalla di Pont Canavese.
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Dice Solive: «Ormai l’aridità dei pascoli è tale da rendere insufficiente l’erba per l’alimentazione delle mucche. Tutte giornate ventose, da giugno in poi, e l’assenza di precipitazioni ha fatto il resto. Per non parlare degli sbalzi di temperatura, scesa anche a 6 gradi per poi risalire fino a 25. Qui da noi, in alpeggio, il sole spunta alle 7.30 del mattino e se ne va dopo 12 ore. Sono quindi immaginabili i suoi effetti sui pascoli. A quota 2.400 resteranno ancora le manze, dopodiché le farò scendere fino al Gran Prà, dove potranno ancora alimentarsi per qualche settimana, sulla porzione di pascolo conservata per loro».
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Anche Mario Zenerino, allevatore di Rueglio che da anni montica la sua mandria all’Alpe Arietta, quota 2.300, a fine mese scenderà con gli animali all’alpe Barmaion, a 1.600 metri di altitudine, sopra il Piano dell’Azaria, in Valle Soana a Campiglia. Anche Zenerino, punta il dito contro il vento: «Ogni giorno raffiche rabbiose che, unite alle temperature elevate, inaridiscono i pascoli. E c’è il rischio che gli animali, alla ricerca di erba più appetibile, scivolino sull’erba olina rinsecchita andandosi a sfracellare nei burroni sottostanti. Tuttavia, prevedendo il protrarsi della siccità, avevo già fatto pascolare in anticipo le mucche sui pendii più esposti, riservando i pascoli migliori per questi ultimi giorni. Purtroppo a Barmaion – aggiunge Zenerino – la situazione non sarà delle migliori, visto che anche i cinghiali hanno fatto una parte di danni».
In questi giorni la mandria di Marco Basolo pascola all’alpe Lavina, nel vallone di Forzo, a Ronco Canavese, a quota 2.000. «Non se ne può più. Tutti gli anni ce n’è una. Mai una stagione normale, come succedeva un tempo. Il clima è davvero impazzito. Pascoli ingialliti dal grande caldo, l’acqua che scarseggia, i rischi di perdere qualche animale precipitato in un burrone. Augurandoci poi, che la cosiddetta dermatite nodulare non arrivi da noi. Ormai non si può più lavorare in serenità guardando al futuro. A preoccupazioni si aggiungono preoccupazioni».
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Altra conseguenza, non da poco, provocata dal gran caldo presente anche in quota, è lo stress subito dalle mucche a causa delle elevate temperature tanto che, in rapporto alla media stagionale della produzione del latte vaccino delle bovine in alpeggio, essa è scesa da luglio alla metà agosto del 15%. Lo testimonia, in termini ancor più significativi, un’allevatrice di Locana che nel giro delle ultime settimane ha visto la produzione di burro di malga ricavata dal latte delle sue mucche calare di un terzo rispetto alle giornate delle precedenti decadi.
Sull’emergenza in atto nelle vallate ha preso posizione la Coldiretti Torino con il presidente Bruno Mecca Cici: «Nelle valli del torinese pascolano 35mila bovini distribuiti in 420 alpeggi, per lo più condotti da giovani allevatori che seguono le orme delle generazioni che li hanno preceduti. Ricordiamo che la pastorizia montana necessità di sostegni per non essere costretta ad abbandonare gli alpeggi. Non possiamo immaginare, infine, le conseguenze di una ventilata eliminazione dei premi europei Pac che rischiano di essere cancellati dalla Commissione europea che cerca soldi per il riarmo». Insomma, se non suonasse beffarda, l’assunto “Piove sul bagnato”, suonerebbe d’attualità. —