«La Chiesa di Ivrea attenta ai temi sociali e del lavoro»
IVREA. Il vescovo della diocesi di Ivrea, Daniele Salera, ha nominato Piero Osenga, 76 anni, ex dirigente Olivetti e un passato da sindaco di Cascinette d'Ivrea, alla guida dell'Ufficio diocesano per i problemi sociali e del lavoro. Una figura che incarna un ponte tra il mondo dell'industria e la dottrina sociale della Chiesa, portando la sua vasta esperienza manageriale al servizio del mondo del lavoro. La Sentinella lo ha incontrato.
Partiamo dalla sua storia personale. Ex dirigente Olivetti, una lunga carriera in azienda, poi l'impegno civico e ora questo nuovo incarico. Ci racconti brevemente questo percorso che l'ha portata fino a qui. «La mia esperienza in Olivetti si è conclusa nel 2005 – racconta – . Lì ho ricoperto diversi incarichi, ma una volta uscito dall'azienda ho deciso di dedicarmi alla comunità, diventando sindaco di Cascinette per 15 anni.Terminata l'esperienza amministrativa nel 2021, sono entrato nella Caritas diocesana, dove mi sono occupato della società Agape, che gestisce la raccolta e la distribuzione di aiuti alimentari. Questo percorso mi ha preparato a coniugare l'esperienza gestionale con una forte sensibilità sociale».
Lei è un profondo conoscitore del territorio. Qual è, oggi, la situazione del mondo del lavoro in Canavese, profondamente mutato rispetto agli anni d'oro dell'Olivetti?
«Il Canavese è profondamente cambiato. Il periodo Olivetti è terminato, ma ha lasciato in eredità un tessuto industriale vivace. Dalle sue ceneri sono nate numerose piccole e medie imprese, spesso all'avanguardia nella produzione di prodotti innovativi e nell'export. Questa evoluzione, però, ha portato con sé nuove sfide, come l'isolamento causato dallo smart working e la necessità di creare nuove forme di comunicazione e coesione, che l'Olivetti garantiva con la sua rete di servizi aziendali. Le piccole e medie imprese di oggi, pur se dinamiche, affrontano un impegno notevole sia per gli imprenditori sia per i dipendenti».
Di fronte a questi cambiamenti, che ruolo può avere un ufficio pastorale della diocesi?
«Il nostro primo passo sarà ottenere una fotografia chiara e dettagliata del mondo del lavoro attuale, coinvolgendo anche le amministrazioni locali. La Chiesa di Ivrea è sempre stata attenta alle tematiche lavorative e il nostro obiettivo sarà quello di essere un ponte tra datori di lavoro e dipendenti, costruendo un dialogo costruttivo».
Può anticiparci quali saranno i primi programmi e le iniziative a breve termine?
«Innanzitutto formerò un gruppo di lavoro che avrà una visione ampia, interfacciandosi con altre realtà del territorio. I nostri ambiti di interesse spazieranno dal problema abitativo alla questione dell'immigrazione che sono temi sempre più connessi con il mondo del lavoro, proseguendo l'ottimo lavoro già avviato dalla Caritas. Per il prossimo futuro, ho in programma di organizzare un convegno con gli amministratori locali e il Consorzio Inrete, per discutere insieme di queste tematiche cruciali».
Quanto può incidere concretamente un ufficio come il suo sul territorio?
«Il nostro ruolo sarà quello di diffondere messaggi volti a "umanizzare" il mondo del lavoro. Prenderemo ispirazione dall'esperienza di Adriano Olivetti, che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo far capire alle aziende che il benessere dei dipendenti è fondamentale e che le relazioni interne sono cruciali. Il lavoro non è solo una fonte di reddito, ma un luogo di realizzazione personale. Porteremo avanti la dottrina sociale della Chiesa, con un'attenzione particolare all'ecologia, ribadendo che non è possibile vivere in conflitto con l'ambiente che ci circonda».
Nel mondo odierno, che va così veloce e in cui i margini economici sono sempre più stretti, c'è ancora spazio per temi come questi?
«Credo che ci siano delle difficoltà, ma ritengo che la motivazione dei dipendenti sia fondamentale e che quindi sia necessario lavorare per far passare questi messaggi. Le aziende che investono in relazioni umane e nel benessere dei lavoratori sono destinate a prosperare anche in un contesto economico difficile». GIORGIO PASQUA