Festa di Piedigrotta: origini, storia e curiosità
Festa di Piedigrotta: origini, storia e curiosità, nel post a cura di Napoli Fans
La Festa di Piedigrotta è uno degli eventi popolari più antichi e significativi della tradizione napoletana. Un tempo vissuta con una partecipazione travolgente da tutta la città, questa celebrazione ha saputo mescolare fede, folclore, musica e spettacolo, diventando uno dei simboli più vivaci dell’identità culturale partenopea.
Oggi, anche se non più celebrata con l’intensità di un tempo, la Festa di Piedigrotta resta una pietra miliare nella storia della canzone napoletana e nella memoria collettiva dei napoletani. Ne parliamo oggi su Napoli Fans: bentornati sul nostro portale!
Origini religiose e antichissime
Le radici della Festa di Piedigrotta affondano nel Medioevo, e secondo alcuni studiosi, addirittura in epoca pagana. La celebrazione nasce intorno alla Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, situata nei pressi dell’attuale piazza Sannazaro, tra Mergellina e Fuorigrotta, dove secondo la leggenda si trovava un’antica grotta utilizzata da Virgilio come passaggio segreto verso i Campi Flegrei.
Il culto della Madonna di Piedigrotta prese piede intorno al XIII secolo, diventando una delle devozioni mariane più sentite della città di Napoli.
Ogni 7 e 8 settembre, la popolazione si riversava nella zona per rendere omaggio alla Vergine, creando un clima di festa misto a spiritualità.
La festa popolare tra ‘800 e ‘900
È però nel XIX secolo che la Festa di Piedigrotta esplode come grande evento popolare. Non più solo processione religiosa, ma una vera e propria manifestazione di massa, dove la musica, i costumi, i fuochi d’artificio e le sfilate diventano protagonisti.
Le strade si riempivano di carri allegorici, gruppi folkloristici, bande musicali e canti tradizionali, spesso improvvisati dai napoletani durante il cammino verso la chiesa.
Era un tripudio di colori, suoni e odori, con bancarelle, venditori ambulanti e artisti di strada che animavano i vicoli di Mergellina e del lungomare.
Già durante il regno dei Borbone, questa era festa era l’occasione per festeggiare con carri allegorici (i più famosi quelli di Pulcinella, Masaniello, la Sirena Partenope, San Gennaro) che si fermavano proprio presso il Palazzo Reale.
La Festa di Piedigrotta divenne anche un’occasione per socializzare, per corteggiarsi e per vivere un momento di allegria collettiva.
La nascita della canzone napoletana moderna
Uno degli aspetti più affascinanti della Festa di Piedigrotta è il suo legame con la musica. Nel 1835 venne eseguita per la prima volta “Te voglio bene assaje”, testo attribuito a Raffaele Sacco e melodia – secondo la leggenda – a Gaetano Donizetti.
Quel momento fu decisivo: da lì in avanti, la festa si trasformò anche in un concorso musicale, in cui ogni anno venivano presentate nuove canzoni in dialetto, con testi scritti da poeti locali e musiche originali. I foglietti con le parole delle canzoni venivano distribuiti al pubblico e cantati durante la processione e i festeggiamenti.
Così nacque la tradizione della canzone napoletana classica, con autori come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, E.A. Mario e cantanti come Enrico Caruso e Roberto Murolo che contribuirono a renderla celebre in tutto il mondo.
La Piedigrotta del Novecento: radio, cinema e modernità
Con l’arrivo del XX secolo, la Festa di Piedigrotta assume un tono sempre più spettacolare. Le case discografiche iniziarono a sponsorizzare le canzoni in gara, trasformando l’evento in un trampolino di lancio per artisti emergenti.
Radio, giornali e cinegiornali cominciarono a coprire la festa, contribuendo a diffondere il suo fascino in tutta Italia. Celebri furono le esibizioni di Sergio Bruni, Aurelio Fierro, Claudio Villa, Peppino di Capri, solo per citarne alcuni.
Nel dopoguerra, Piedigrotta era una festa attesissima, un mix di folklore, spettacolo e grande attaccamento popolare. Le sfilate di carri e le esibizioni musicali richiamavano migliaia di persone da tutta la Campania.
Il declino e i tentativi di rilancio
A partire dagli anni ’70, la Festa di Piedigrotta ha iniziato a perdere progressivamente importanza. Le trasformazioni sociali e urbane, il cambiamento dei gusti musicali e le difficoltà organizzative hanno fatto sì che l’evento venisse progressivamente abbandonato o ridotto a celebrazioni locali.
Alcuni tentativi di rilancio ci sono stati, specialmente negli anni 2000, con festival musicali, rievocazioni storiche e concerti sul lungomare. Nonostante gli sforzi, però, la Festa non è mai tornata allo splendore che aveva nel passato.
Oggi, qualche celebrazione simbolica si svolge ancora nella zona di Piedigrotta e Mergellina, ma resta più un ricordo storico che un evento attuale.
Curiosità legate alla Festa di Piedigrotta
- Il nome “Piedigrotta” deriva proprio dalla chiesetta costruita ai piedi di una grotta, considerata luogo magico e protetto.
- La festa cade l’8 settembre, giorno della Natività della Vergine Maria, ma i festeggiamenti iniziavano anche una settimana prima, con riti e spettacoli.
- Negli anni ’30, durante il regime fascista, la festa venne militarizzata e utilizzata come strumento di propaganda. Ma il folklore napoletano riuscì comunque a emergere.
- Il celebre attore e comico napoletano Totò prese parte a numerose Piedigrotte e ne parlò anche in alcune interviste.
- L’evento è stato fonte di ispirazione anche per il cinema.
Il significato culturale della Festa di Piedigrotta
Piedigrotta è un patrimonio culturale, sociale e musicale. Ha dato i natali alla canzone napoletana moderna, ha reso celebri artisti locali e ha offerto un momento di unione popolare in una città dalle mille anime.
Oggi, parlarne significa riannodare il filo con le radici più profonde dell’identità napoletana: fatta di creatività, religiosità, ironia e orgoglio popolare.
Recuperare la memoria di Piedigrotta significa anche riconoscere l’importanza della musica e della tradizione orale nella formazione dell’identità collettiva di Napoli.
Conclusioni
La Festa di Piedigrotta ha segnato un’epoca nella storia di Napoli, intrecciando religione, folclore e musica. Anche se oggi non viene più celebrata con l’intensità del passato, il suo spirito vive ancora nei vicoli, nelle canzoni, nei ricordi dei napoletani e nelle melodie che l’hanno resa immortale.
Riscoprirla significa capire quanto la cultura popolare sia stata motore creativo di una città che ha fatto dell’arte e della musica la sua voce nel mondo. E magari, un giorno, chissà, Piedigrotta tornerà a illuminare la città con i suoi colori e la sua allegria.
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