Clean 2, Scoppetta condannato a 4 anni e 6 mesi
PAVIA. Antonio Scoppetta, 51 anni, il carabiniere forestale accusato di corruzione e stalking agli arresti dal 13 novembre dello scorso anno nell’ambito dell’inchiesta Clean 2 è stato condannato a 4 anni e 6 mesi. La giudice ha disposto la confisca di metà dell’immobile di San Genesio.
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Le richieste
La procura di Pavia voleva 8 anni di carcere per Antonio Scoppetta, 51 anni, il carabiniere forestale accusato di corruzione e stalking e agli arresti dal 13 novembre dello scorso anno nell’ambito dell’inchiesta Clean 2. I pm Chiara Giuiusa e Alberto Palermo hanno concluso martedì le loro requisitorie nel processo in abbreviato davanti alla giudice Daniela Garlaschelli, che ha pronunciato la sentenza mercoledì mattina. I pm hanno anche chiesto il sequestro di una parte della villa di San Genesio, ai fini della confisca. L’immobile è al centro della contestazione di corruzione: Scoppetta, secondo l’accusa, avrebbe acquistato la casa a un prezzo di favore, quasi dimezzato, in cambio dell’assenza di controlli nel cantiere dell’imprenditore Carlo Boiocchi, che stava realizzando l’intervento edilizio nella zona di via Di Vittorio a San Genesio.
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L’accusa all’imprenditore
Anche l’imprenditore è a processo per la stessa vicenda, ma per l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità: la giudice Garlaschelli ha accolto la richiesta di messa alla prova per un mese (l'udienza di verifica è stata fissata per il 2 ottobre) avanzata dall’avvocata Orietta Stella (in udienza sostituita dalle legali Cristina Castagnola e Anna Cicala). Scoppetta deve anche rispondere di corruzione, insieme all'ufficiale dell’Arma in congedo Maurizio Pappalardo (che ha scelto il dibattimento e tornerà in aula l’11 settembre), per avere fornito informazioni su procedimenti penali in cambio di regalìe e altri favori. È in questo contesto che sarebbe maturata la terza contestazione: lo stalking ai danni dell’ex fidanzata di Pappalardo, che sarebbe stata vittima di atti persecutori e controlli.
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La villa
Il cuore delle contestazioni riguarda comunque la villa di San Genesio che Scoppetta acquistò da Boiocchi. L’imprenditore edile in cambio dello sconto avrebbe ottenuto dal carabiniere forestale (ora sospeso e ancora in carcere a San Vittore nonostante la concessione dei domiciliari perché in attesa di braccialetto elettronico) la promessa di protezione dai controlli nel cantiere, che sarebbe stata garantita anche da un altro carabiniere del Nucleo dell’Ispettorato del lavoro, Daniele Ziri, coinvolto nella stessa indagine (è a processo con rito ordinario). Scoppetta ieri ha risposto alle domande dei pm e poi della difesa: «Non ho corrotto Boiocchi, con Pappalardo invece avevo un rapporto di amicizia».
Battaglia di perizie
Nell’udienza di ieri è stato anche scontro tra i periti sulla villa, quella incaricata dalla giudice, l’architetta Vanessa Stampini, e quello scelto dagli avvocati difensori di Scoppetta, Giuseppe Madeo e Gian Luigi Tizzoni, l’ingegnere Nicola Bufalo. La prima perita ha stimato in 508mila euro il valore dell’immobile, da cui bisogna togliere 29mila euro di lavori fatti fare da Scoppetta, il quale avrebbe alla fine pattuito di comprare l’immobile per circa 290mila euro, quindi quasi la metà del valore, che è l’ipotesi della Procura. Di diverso avviso il perito della difesa, che ha condiviso la stima fatta già dalla banca quando concesse il mutuo: la casa varrebbe 378mila euro, una cifra quindi vicina a quella del rogito, di 320mila euro. Oggi la parola passa alla giudice. —