Garlasco, dopo il Dna si cercano impronte digitali sulla spazzatura di casa Poggi
Garlasco. Dopo il Dna, sulla spazzatura di casa Poggi si cercano le impronte. La giudice Daniela Garlaschelli, che conduce l’incidente probatorio sulle analisi genetiche nell’ambito dell’inchiesta bis sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, ha fissato per il 23 luglio un’udienza in tribunale a Pavia, con tutti i consulenti delle parti, per dare l’incarico al perito ed esperto dattiloscopico Domenico Marchegiani, che affianca la genetista Denise Albani.
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Il perito avrà il compito di cercare «le impronte latenti sul sacchetto della spazzatura» azzurro trovato nella villetta di via Pascoli, in cucina, dopo il delitto, e sul suo contenuto: il brick di Estathè, due sacchetti vuoti di cereali e biscotti. In particolare, le impronte nascoste si cercano «sull’etichetta arancione» del brick, che avrebbe mostrato un segno quando fu esaminata nella seconda tappa dell’incidente probatorio con una torcia apposita.
La richiesta dei pm
La giudice ha quindi accolto la richiesta dei pm Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, che con una memoria da loro firmata chiedevano due settimane fa di estendere, appunto, l’incidente probatorio anche alle impronte sulla spazzatura. Una richiesta avanzata anche dalla difesa di Stasi. Lo scopo, secondo i magistrati che indagano, è esaltare «le impronte digitali latenti secondo idonee modalità dattiloscopiche che saranno concordate tra i periti e i consulenti tecnici nominati, trattandosi questa di attività di natura irripetibile soggetta a modificazione non evitabile a causa del tempo trascorso».
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Sui reperti, che furono sequestrati dai carabinieri solo ad aprile 2008, l’analisi genetica ha portato alla luce, finora, solo tracce di Chiara.
L’unico profilo maschile, trovato sulla cannuccia del brick di Estathè, è risultato invece essere di Alberto Stasi, il fidanzato della vittima condannato per l’omicidio a 16 anni di carcere. Una circostanza che il giovane, che la sera prima aveva mangiato una pizza con Chiara, non aveva escluso, anche se, sentito dai carabinieri, in prima battuta aveva parlato solo di una lattina di birra marca Foster. La lattina vuota non fu trovata nella pattumiera e proprio questo spinse gli investigatori a ritenere che nel cestino dei rifiuti di casa ci fossero i resti della colazione della mattina.
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Una colazione, si ipotizzava, che forse Chiara aveva condiviso con i suoi assassini. A questo punto resta l’esame delle impronte digitali, che potrebbero confermare l’esito delle analisi genetiche oppure non dare alcun risultato dopo 18 anni.
L’impronta 33
La Procura ha ritenuto invece di non accogliere la richiesta presentata dall’avvocato della famiglia di Chiara Poggi, Gian Luigi Tizzoni, di inserire nell’incidente probatorio, quindi nel contraddittorio delle parti, anche l’esame sull’impronta 33, la traccia trovata sul muro delle scale della cantina di via Pascoli, in un punto abbastanza vicino al corpo senza vita di Chiara Poggi.
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Una consulenza disposta dalla Procura attribuisce quell’impronta all’indagato Andrea Sempio, per la coincidenza di 15 minuzie. Una conclusione contestata sia dai consulenti dei Poggi che della difesa di Sempio, secondo i quali i punti sarebbero al massimo cinque o sei. Quindi pochi per avere valenza giuridica e per dire che quella traccia sia dell’indagato. L’obiettivo dell’incidente probatorio (iniziato il 17 giugno e che dovrebbe terminare con l’udienza del 24 ottobre) era di accertare la possibile presenza di tracce dell’indagato nei reperti mai analizzati. Ma queste tracce, nelle circa 60 impronte digitali raccolte con le para-adesive ed esaminate, non sono finora emerse.
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