Separazione delle carriere in magistratura, il Senato approva l’articolo 2 della riforma
Procede a tappe forzate l’approvazione della riforma sulla separazione delle carriere in magistratura. L’Aula del Senato ha dato il via libera all’articolo 2 del ddl che divide i magistrati requirenti da quelli giudicanti. Si tratta di un provvedimento che è il cuore della riforma: il testo, infatti, modifica l’articolo 102 della Costituzione precisando che le norme riguardanti la magistratura “disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. E quindi separa i pm dai giudici. I successivi articoli 3 e 4 della riforma, invece, specificano e articolano il principio della separazione delle carriere e dei due distinti Csm per i due tipi di magistrature.
Tutte respinte, in precedenza, le proposte di modifica delle opposizioni. I lavori d’Aula erano stati sospesi in mattinata. In apertura di seduta, infatti, è stato verificato che l’Assemblea non aveva numero legale e l’esame del provvedimento è stato aggiornato. Dopo l’approvazione dell’articolo 2 è l’Alleanza Verdi e Sinistra ad andare all’attacco della riforma. “Il sorteggio dei membri del Csm è il grimaldello della destra contro i magistrati. Il sorteggio previsto nella legge di riforma costituzionale compromette l’indipendenza e l’imparzialità dei membri del Consiglio Superiore della magistratura. Un sorteggio senza regole chiare e definitive che la destra usa per trasformare il Csm solo in un organo di pura amministrazione e gestione”, dice il senatore Tino Magni. “Un modo – aggiunge -per indebolirne la capacità di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Inoltre, il sorteggio solleva molti dubbi sulla rappresentatività della magistratura e sull’equilibrio tra componenti togati e laici. Avremmo voluto discutere di come il nostro sistema giudiziario garantisce il diritto alla difesa, o della lunghezza dei processi. Ma niente, alla destra non interessa dei processi giusti, vuole solo colpire l’autonomia della magistratura e creare una casta di pubblici ministeri, con un proprio Csm. Il nostro Paese ha bisogno di giustizia, non del pubblico ministero poliziotto sottomesso alla politica”.
Il Pd, invece, attacca il ministro della giustizia. “Dov’è il ministro Nordio? Perché non è in Aula? Certo, c’è il viceministro Sisto e siamo quindi formalmente” nel rispetto delle regole ma “stiamo discutendo una riforma di rango costituzionale: dal punto di vista della correttezza tra Parlamento ed esecutivo” questa assenza “è una ferita e noi chiediamo di avere rispetto”, dice il senatore Francesco Verducci intervenendo in Aula. Esulta invece Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia: “Stiamo all’alba di una nuova civiltà. Quella della separazione delle carriere è la madre di tutte le riforme insieme a quella dell’elezione del capo del Governo”.
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