I consulenti della famiglia Poggi: «L’impronta 33 non è di Sempio»
GARLASCO. È ormai scontro aperto sull’impronta 33, la traccia del palmo destro trovata sul muro delle scale della cantina di via Pascoli e attribuita dagli inquirenti ad Andrea Sempio, 37 anni, unico indagato nell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco. Per i consulenti e gli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, quell’impronta non ha nulla a che fare con il delitto di Chiara Poggi e comunque «non è di Sempio». Hanno quindi chiesto alla Procura un incidente probatorio, cioè un confronto tra tutte le parti interessate. Ma i pm hanno risposto di no.
Le consulenze
Gli avvocati hanno fatto fare su questa impronta una loro consulenza, affidandola al criminologo Dario Redaelli, che contesta punto per punto le conclusioni a cui erano arrivati i consulenti dei pm, il tenente colonnello Giampaolo Iuliano e il criminologo Nicola Caprioli, sia sul fronte della coincidenza di 15 minuzie che per la posizione (l’impronta era vicina al punto in cui fu trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi). «Alla luce del comunicato diffuso dalla Procura il 21 maggio scorso in merito all'attribuzione ad Andrea Sempio dell’impronta palmare numero 33 posta all’altezza del terzo gradino della scala» – scrivono gli avvocati in una nota – e della precedente diffusione «della notizia da parte del Tg1 mediante immagini quantomai suggestive, la famiglia Poggi ha provveduto a richiedere ai propri consulenti un apposito approfondimento tecnico. Poiché le conclusioni formulate depongono per la sicura estraneità dell’impronta alla dinamica omicidiaria, oltre che per la non attribuibilità della stessa ad Andrea Sempio, abbiamo ritenuto di sollecitare un definitivo accertamento sul punto, da compiersi con incidente probatorio, ponendo immediatamente a disposizione della Procura il contributo tecnico-scientifico fornito dai nostri consulenti».
L’ipotesi della presenza di sangue
I legali spiegano che anche alla luce «delle sorprendenti ipotesi che erano state avanzate su alcuni media in merito alla possibile presenza di sangue sull’impronta in questione ci era parso opportuno» fare «definitiva chiarezza anche su questo aspetto, valutando in contraddittorio» la possibilità di svolgere «ad avviso di uno dei consulenti di Alberto Stasi, ulteriori accertamenti». Ma la richiesta è stata respinta dal pm, «che ha ritenuto di dover sottoporre i dati tecnici in esame a una sua esclusiva valutazione, da compiersi all’esito delle indagini in occasione dell’eventuale» richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato.
L’incidente probatorio
Dall’incidente probatorio in corso (domani è prevista la terza tappa e l’udienza conclusiva è fissata per il 24 ottobre) sarà quindi esclusa una valutazione su questa impronta, mentre ieri sono arrivati risultati degli ulteriori esiti sulle para-adesive delle impronte digitali. Non è stato trovato materiale genetico, se non, in forma molto ridotta, su un foglio di acetato classificato come 13, che riguarda una impronta con quattro contatti rilevata sull’anta fissa della porta della cucina. Domani si discuterà di questa traccia e si procederà con l’analisi degli altri reperti mancanti: alcuni tamponi della vittima, il frammento del tappetino del bagno su cui fu trovata una traccia ematica e il sangue grattato dalle impronte del pavimento di casa Poggi dopo il delitto.