Anche le intercettazioni per tracciare un profilo psicologico di Sempio
/ GARLASCO
Nel 2017, durante la precedente indagine, gli inquirenti misero sotto controllo il telefono di Andrea Sempio, oggi ancora indagato nella nuova inchiesta della Procura, e piazzarono “cimici” nell’auto. Nei dialoghi intercettati l’indagato e i familiari parlano spesso dell’inchiesta dell’epoca, ma la polizia giudiziaria capta anche soliloqui, riflessioni ad alta voce mentre Sempio è da solo a bordo della sua auto, una Suzuki, mentre va al lavoro al vicino negozio di telefonia. Riflessioni che gli esperti del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) stanno ora rileggendo, per delineare un profilo psicologico dell’indagato. I carabinieri, per tratteggiare questo identikit, avevano già acquisito alcuni scritti, recuperati dalla spazzatura della sua abitazione a Voghera, dove si parlerebbe di «cose inimmaginabili», e alcuni diari, sequestrati nel corso della perquisizione dei militari del nucleo investigativo di Milano. Le intercettazioni in auto cominciano l’8 febbraio 2017 e durano 15 giorni.
Le riflessioni ad alta voce
Buona parte delle frasi intercettate in auto sono riflessioni che Sempio fa ad alta voce, quindi, con il sottofondo della musica alla radio o di canali di meditazione o motivazionali. Sempio si interroga per diversi minuti su un amico morto suicida («Perché ti sei impiccato?»), ma soprattutto sull’inchiesta che lo coinvolge. A tratti emerge la sua preoccupazione: «Mi viene da ridere, ma poi penso che ci sono in ballo trent’anni di galera». Spesso, anche con gli amici e con i familiari, fa riferimento al suo stato d’animo in relazione al clamore suscitato nell’opinione pubblica dall’inchiesta: «Del popolo bue non mi frega più niente, di andare a impressionare la casalinga di Voghera, fargli credere.... no casalinga, non pensare male, pensa quello che vuoi... odiami». E poi parla del Dna, una intercettazione che colpisce se letta con gli sviluppi dell’indagine odierna, visto che proprio il Dna è il motivo per cui è stata riaperta l’indagine: «Questa m... di Dna, cioè io penso che ormai alla gente piaccia discutere su quello, perché se tu parti dal presupposto che c’è il mio Dna allora... puoi discutere su tante cose».
Lo scontrino
E poi parla anche dello scontrino del parcheggio a Vigevano, presentato come alibi: «Degli altri non mi interessa, continuino a pensare che un giorno mi sono svegliato ed ho portato lo scontrino... e loro continuano a menarla con questa cosa che non è possibile... perchè io devo andare a spiegare alla gente ’ste cose... non me ne frega niente», l’unica cosa che «mi interessa è il pensiero dell’autorità giudiziaria e delle persone che mi sono vicine». Con il padre aveva detto, sempre intercettato: «Ne abbiamo cannata una, che io ho detto che lo scontrino era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, mentre tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima».
Le valutazioni dei pm
All’epoca quelle intercettazioni furono ritenute non sufficienti a proseguire le indagini su Sempio. Per i pm Mario Venditti e Giulia Pezzino al contrario avrebbero dimostrato la «totale estraneità dell’indagato ai fatti» e la «genuinità delle sue dichiarazioni e di quelle dei genitori». Nelle intercettazioni, scrivono i magistrati, «non compaiono» riferimenti «in merito a eventuali dichiarazioni concordate». Si limitano a «commentare la vicenda processuale e il linciaggio mediatico subito dal figlio». Adesso, nella riapertura delle indagini, la Procura, coi carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, oltre a comparare il Dna di Sempio con quelle trovato su dita e unghie di Chiara e a rianalizzare tutte le impronte e i reperti, vuole anche rileggere quelle intercettazioni, assieme alla testimonianze raccolte all’epoca.