La Stone di Villesse a rischio Cigs: interessati 29 dipendenti diretti
VILLESSE I 29 dipendenti occupati alla Stone italiana di Villesse, azienda leader nella produzione di lastre in quarzo e marmo ricomposto, con casa madre a Zimella, in provincia di Verona, sono in cassa integrazione ordinaria da febbraio, con due periodi di pausa intermittente tra il 29 aprile e il 15 maggio e dal 6 agosto al 2 ottobre. Ma la prima tranche di Cigo ormai è agli sgoccioli, in esaurimento – scadrà il 23 dicembre – e in astratto si palesa lo spettro dell’ammortizzatore straordinario, anticamera di esuberi o peggio. Per questo i sindacati che hanno la rappresentanza in fabbrica, Cgil Fillea e Filca Cisl hanno richiesto e ottenuto un incontro in agenda domani con la Regione, investendo della questione direttamente gli assessori Alessia Rosolen, per la parte strettamente legata alle dinamiche lavorative, e Sergio Emidio Bini, per i temi connessi all’attività produttiva.
Si solleciterà in quella sede una proroga dell’ammortizzatore sociale. La Stone, anche in termini di specializzazione dell’organico, rappresenta infatti un unicum in regione: con i suoi laboratori, finora, non si è mai posta in concorrenza con i marmisti locali e non e pur tuttavia, agli occhi dei sindacati, potrebbe senz’altro ritagliarsi spazio di operatività in particolare nella filiera del legno-arredo, che qui rappresenta perdipiù una realtà consolidata, oltre che un settore trainante dell’economia, nell’area friulana particolarmente. Tradotto: una realtà simile che offre, grazie al proprio apporto tecnologico, lastre con infinite soluzioni cromatiche, complete pure sotto il profilo performativo, non c’è sul territorio regionale. Expertise comprese.
L’azienda, che a Zimella occupa un ulteriore centinaio di dipendenti, ha lavorato molto bene nel periodo della pandemia, tra il 2021 e il 2022. Due anni fa ha chiuso i bilanci con un fatturato di 26 milioni di euro, prevedendo tra i piani di investimento lo sviluppo della digitalizzazione dei processi industriali in ottica 4.0. Nel periodo successivo a quel biennio di crescita, tuttavia, non c’è stato il consolidamento previsto dei risultati strappati durante le prime ondate di Covid-19. Anzi, come spiega Emanuela Lorusso di Filca Cisl si è verificato «un calo importante e con gli attuali numeri la Stone, presente dal 1993 a Villesse, dove era subentrata a Italcementi, ha dichiarato la difficoltà a mantenere la struttura». Di qui il ricorso massiccio alla cassa integrazione ordinaria a partire da febbraio, con preoccupazione dei lavoratori che già in passato, nel 2014, l’avevano vissuta sulla loro pelle. «Stiamo vivendo una situazione abbastanza difficile e vedremo domani con la Regione cosa accadrà», termina Lorusso.
La richiesta che domani congiuntamente Cgil e Cisl avanzeranno, spiega il collega di Fillea Massimo Marega, sarà dunque quella di una «disponibilità alla proroga, per ulteriori venti settimane, della cassa ordinaria», sondando gli intenti della Regione. Indiscrezioni ieri trapelate parlano di una possibile apertura dell’azienda in tal senso, emersa al tavolo di Confindustria, ma la prova del nove si avrà in realtà solo domani ed è presto per fare previsioni sull’evoluzione della vicenda.
«Il nostro obiettivo – così Marega – è di mantenere lo sviluppo della produzione su Villesse e l’occupazione delle 29 persone lì impiegate, tutte altamente specializzate». La casa madre, fondata nel 1979, è intangibile. «In Friuli Venezia Giulia una fabbrica così non c’è – riflette il sindacalista –, per contro esiste una filiera regionale del legno-arredo che potrebbe serenamente rivolgersi a questo stabilimento piuttosto che ad altri marmisti, magari pure fuori dai nostri perimetri». Ma a cosa ha portato alla cassa? «Il fatturato negli ultimi 7-8 mesi non è risultato in linea agli obiettivi – replica – di qui il ricorso all’ammortizzatore. Una crisi generale c’è e si avverte anche in altri settori, sia chiaro. Ma reputo che questo sito, sotto il profilo della produzione e dell’occupazione con specifiche professionalità, pure difficilmente riconvertibili, se vogliamo, sia estremamente interessante e meriterebbe investimenti». Per questo l’attenzione dei sindacati è alta sulla questione della Cigo.