Wärtsilä, il giorno del tavolo al ministero. I sindacati: «È ora di fare chiarezza»
TRIESTE È il tavolo della verità, quello di oggi (giovedì 30 novembre) a Roma, sulla crisi Wärtsilä al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nessuno tra quelli che vi parteciperanno, dalla Regione che segue la vertenza con il governo, ai sindacati, si aspetta qualcosa di risolutivo: è una matassa complessa il percorso di reindustrializzazione, lo insegna il caso Ferriera, serviranno tempi assai lunghi.
Quello che però si attende oggi, dopo oltre un anno e con alle porte la scadenza dei contratti di solidarietà a fine dicembre - i sindacati lo hanno ribadito anche alla vigilia - è chiarezza sulla presenza o meno di imprenditori interessati a rilevare l’azienda; e di un piano di reindustrializzazione. Almeno uno straccio di bozza di quello che potrebbe essere un percorso di uscita dalla crisi e il riavvio del sito produttivo di Bagnoli della Rosandra. Il punto nodale sarà scoprire se sul tavolo sono ancora presenti le offerte di Ansaldo Energia e di Mitsubishi, o se magari si è fatta avanti qualche altra realtà.
Nel frattempo ieri c’è stato quasi un pre-incontro della vigilia, a Trieste, tra la Regione e sindacati, dedicato però all’indotto Wärtsilä.
«La Regione segue ed è vicina ai lavoratori dell'indotto Wärtsilä impegnandosi, con la collaborazione di Confindustria Alto Adriatico, per avere un quadro definito e il più possibile attuale delle aziende che lavorano sul territorio per la società finlandese. Nell'occasione ribadiamo che questo tavolo è parte integrante del tavolo della crisi Wärtsilä» hanno detto gli assessori regionali Sergio Emidio Bini (Attività produttive) e Alessia Rosolen (Lavoro).
All’appuntamento, che verteva sul futuro di lavoratori e imprese dell'indotto economico e produttivo generato dal sito Wärtsilä di Bagnoli, erano presenti pure i rappresentanti della multinazionale. E proprio sulla presenza dell’azienda a tutti i passaggi cruciali della vertenza, si è soffermata, a margine dell’incontro, la stessa Rosolen che ha precisato: «Wärtsilä è il soggetto che forse più di tutti deve avere a cuore che il sito che ha deciso di abbandonare segua il percorso di reindustrializzazione. I vertici devono sentirsi impegnati a tutti i livelli». La preoccupazione del dopo 31 dicembre riguarda le fasi di passaggio, un possibile nuovo piano di reindustrializzazione con l’arrivo di nuovi imprenditori, non certo la presenza degli ammortizzatori sociali per gestire la crisi.
La stessa Regione ha stanziato nella manovra di bilancio un totale di 23,5 milioni a favore della salvaguardia dell’occupazione. E sui contratti di solidarietà difensivi la cifra è «di oltre 5,7 milioni ed è doppia rispetto ai 3,1 milioni stanziati nel 2023, considerate le previsioni sulla congiuntura economica dell'immediato futuro», ha precisato Rosolen in Commissione del Consiglio regionale.
«Dal tavolo di Roma ci aspettiamo qualche elemento nuovo su questa crisi - dice il segretario Uilm, Antonio Rodà - e se almeno emerge un barlume di piano con prospettive di tempi e numeri. Abbiamo fatto anche l’incontro sull’indotto Wärtsilä e ci interessa che siano messi in campo tutti gli strumenti per mantenerlo in vita. O c’è qualcosa di nuovo o andrà male».
I sindacati hanno fatto sapere che sono pronti a fare le barricate se il vertice di Roma si rivelasse inutile. «Mi aspetto che venga fuori qualcosa finalmente, di positivo o negativo - aggiunge il segretario della Fim-Cisl, Alessandro Gavagnin - a fine anno scade la solidarietà e non si può più temporeggiare. Almeno ci diano i nomi dei gruppi con cui stanno trattando. È un anno e mezzo che siamo in ballo, se non ci saranno risposte metteremo in piedi tutte le azioni sindacali previste». Sulla stessa linea il segretario Fiom, Marco Relli: «Sarebbe irrispettoso per lavoratori e sindacati un ulteriore rinvio, devono dirci qualcosa. Sappiamo benissimo che la situazione non è facile, una trattativa del genere e un piano di reindustrializzazione non lo fai in due settimane. Ma non può passare così tanto tempo senza nemmeno lo straccio di una bozza. Bisogna uscire con un pezzo di carta, un protocollo per sapere chi sono gli interlocutori e cosa si vuole produrre. Mi aspetto un minimo di chiarezza».