Carema è vivo grazie alla sua gente I viticoltori sono l’anima del paese
Carema
Se si pensa a Carema si pensa a un territorio di confine, ma soprattutto si pensa all’uva e alla sua festa, alle vigne in altura, alla viticoltura eroica e al vino Doc che esalta i palati amanti dei rossi ricchi di carattere. E proprio in questi giorni i viticoltori delle nove cantine presenti in paese sono al lavoro tra i filari per la vendemmia 2023.
Al lavoro tra i filari
A raggruppare molti viticoltori, che sono l’anima del paese, è la Cantina dei produttori di Carema, realtà attiva dal 1960, con una produzione attuale di 60mila bottiglie all’anno per 13 ettari di vigne. «Stiamo lavorando alla raccolta delle uve che finiscono nel vino da tavola - racconta Alessio Maneglia, agrotecnico di 33 anni, che nelle vigne ha passato anche l’infanzia. - Nelle prossime settimane toccherà, invece, al Carema Doc. La vendemmia, infatti, comincia con l’uva bianca, continua con quella da spumante, si passa al vino da pasto e alle uve da Nebbiolo che arrivano da fuori Comune, per poi continuare con il Nebbiolo coltivato sulle spalliere, precoce rispetto agli altri, e si conclude con l’alta gamma, il Carema Doc. Quest’anno, rispetto al 2022, in cui ha fatto tanto caldo, abbiamo cominciato più tardi, ma siamo in linea con gli anni precedenti».
Il clima è proprio uno dei fattori determinanti per la qualità del Carema: «L’annata è bella, perché quando serviva è piovuto, ma attendiamo che le uve maturino ancora un po’. Ci sono delle zone ancora verdi, la posizione e il clima influiscono - continua Maneglia. - I piloni e la conca proteggono e mantengono le temperature più alte favorendo la maturazione dell’uva. Poi passiamo ad una cernita fiscale degli acini durante la vendemmia. I soci della Cantina sono circa 80, una cinquantina quelli conferitori, poi ci sono le altre cantine».
Manualità ed esperienza
Tutti cercano di essere utili e attivi nel periodo di massima attività: «C’è tanta esperienza tra chi lavora su questi terreni difficili, molti soci sono anziani e continuano ad occuparsi delle vigne, mentre quelli che non riescono più a seguirle direttamente sono aiutati dagli altri soci. Manteniamo i filari attivi nella speranza che i figli e i nipoti decidano di riprendere in mano le tradizioni agricole del nostro paese. Inoltre, facciamo tutto a mano, dalla potatura alla legatura con il vimini, dalla sostituzione dei pali fino alla raccolta, senza montacarichi, solo con la forza delle nostre braccia. Tutti noi facciamo i viticoltori come seconda attività, oltre il lavoro, poi nel tempo libero ci troviamo nelle vigne. Cominciamo alle 8 e si continua di solito fino alle 18 circa. Tra le nuove leve che mostrano interesse per questo modo e questo passatempo che sembra non attrarre molto i giovani, ci sono anche due ragazze, di 16 e 18 anni, Daiana Fressi e Fabiana Cassetto. Ma manca comunque un ricambio generazionale, perché l’età media si aggira intorno ai 60 anni. È brutto constatare che i giovani preferiscono dedicarsi ad altro. C’è, tuttavia, qualche azienda nuova che riscopre le nostre tradizioni».
Dalla passione alla qualità
Chi ha esperienza lo deve alla passione che lo anima da tutta la vita: «Durante la vendemmia chi ha esperienza ha l’occhio per distinguere immediatamente cosa va scartato, superando il passaggio in cui due raccolgono e quattro fanno la divisione -continua l’agrotecnico. - Queste capacità portano anche ad una grande qualità del vino. C’è poi la distinzione dovuta all’affinamento: il Doc ha un periodo di invecchiamento di due anni e ha un costo che si aggira intorno ai 15 euro; la Riserva invecchia tre anni e costa circa 20 euro, mentre la Selezione, dopo l’invecchiamento nelle botti, viene affinato anche in barrique, attestandosi sui 28 euro a bottiglia».
Nuove aperture
“Mollo tutto e apro una Cantina”: il sogno di Lorenzo Messa e i suoi tre soci di Cantina Piole risale a 15 anni fa. Nato come un’idea tra amici oggi è una piccola realtà in crescita. Lorenzo Messa, 45 anni, impiegato di banca di Milano e innamorato di Carema e del Canavese, racconta i motivi di questa scelta di vita: «L’idea è nata cercando un passatempo. Solo uno di noi è del posto e nessuno fa questo mestiere a tempo pieno: siamo un impiegato, un agronomo, un maestro di musica e un grafico. Volevamo una distrazione dal lavoro. Quindici anni fa abbiamo acquistato mezzo ettaro di terreno qui a Carema. In parte erano vigne abbandonate, altri terreni incolti. Abbiamo cominciato a lavorare, coltivando il Nebbiolo Doc per produrre il Carema, ma dal tempo libero negli anni l’attività ci ha coinvolto sempre di più. Qualche anno fa sono cominciate le prime vendemmie e dall’anno scorso abbiamo esordito con la nostra prima etichetta, Cantina Piole. Anche se facciamo ancora poche bottiglie, meno di un migliaio. Adesso vorremmo venderlo su un mercato che conosciamo bene, quello di Milano». Dall’amore per le vigne è nata una vera passione, che abbraccia anche il territorio: «Questo hobby, una valvola di sfogo, mi prende sempre di più. Mi sono innamorato della comunità di Carema, del paese e di questa gente, e il paesaggio e la natura qui sono meravigliosi. Solo una decina di anni fa non c’era tutto l’interesse che c’è oggi per questo vino e la vendemmia di quest’anno è stata davvero buona». C’è chi segue la tradizione e chi sceglie di sperimentare, ma Messa e i ragazzi di Cantina Piole seguono il tracciato: «Il nostro vino lo facciamo seguendo un metodo classico, con un breve tempo di macerazione che dà al Carema il suo gusto tipico e il colore rosso scarico. Tanti qui stanno sperimentando anche altre lavorazioni, ugualmente ottime per quanto riguarda il risultato ottenuto». E l’occasione per gustare sapori e lavorazioni differenti è stata la Festa dell’uva dello scorso fine settimana, l’unico evento in cui il Comune e le associazioni collaborano tutte insieme, promuovendo i produttori della Doc e i vini dei dintorni, che per l’edizione 2023 ha portato oltre 3mila visitatori in paese. —
(hanno collaborato Viola Configliacco e Massimo Sardo)