Una nuova generazione di antibiotici per sconfiggere i batteri resistenti
TRIESTE La resistenza agli antibiotici è uno dei principali problemi di salute pubblica a livello globale: secondo i dati dell'Oms nel 2050 provocherà un numero di morti analogo a quello provocato dalle patologie oncologiche.
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I batteri multiresistenti agli antibiotici sono un fenomeno in crescita in tutt’Europa: rappresentano la principale causa di infezioni ospedaliere a livello globale e una delle sfide più difficili per la medicina moderna. Impattano pure sugli allevamenti animali - anche a causa dell’uso smodato di antibiotici negli allevamenti intensivi - e sulle coltivazioni. Ci sono varie strade che stanno venendo percorse ormai da almeno un decennio per tentare di arginare questi superbatteri multiresistenti.
Tra queste c'è l'utilizzo dei peptidi antimicrobici, una sorta di antibiotici naturali che ritroviamo in tutti gli organismi complessi, dagli animali alle piante. Proprio su questi composti, che adeguatamente modificati potrebbero diventare dei nuovi antibiotici, si è concentrato il decimo Meeting internazionale sui peptidi antimicrobici, che di recente ha riunito all’Università di Trieste esperti di chimica, biochimica e microbiologia provenienti da tutti continenti.
Anche nella lotta contro la resistenza agli antibiotici la multidisciplinarietà e l’interazione tra gruppi di lavoro globali è fondamentale: lo ha ribadito Ralf Hoffmann, docente e direttore dell'Istituto di Chimica bio-analitica dell'Università di Lipsia, tra i relatori di maggior rilievo presenti a Trieste.
«A Trieste sono iniziate nuove collaborazioni tra diversi gruppi accademici e tra gruppi accademici e mondo dell’industria, che aiuteranno a capire e a contrastare i microorganismi resistenti agli antibiotici mediante lo sviluppo di nuovi composti. Ad esempio – spiega lo scienziato tedesco - sono state sviluppate molecole che si basano su nuovi meccanismi d’azione, e strategie per ridurne eventuali effetti collaterali avversi». L’obiettivo a lungo termine - rammenta Marco Scocchi, biochimico specializzato in sostanze antibatteriche e docente di UniTs, che insieme al collega Alessandro Tossi ha organizzato il convegno - è lo sviluppo di nuovi antibiotici da mettere a disposizione dei medici. «L’antibiotico resistenza è un fenomeno naturale, che però viene accelerato dall’impiego scriteriato ed eccessivo degli antibiotici» spiega Scocchi.
«Gli antibiotici per lungo tempo ci hanno salvato da infezioni che prima della loro commercializzazione uccidevano milioni di persone. Ma oggi sono diventati molto meno efficaci, in particolare con alcuni tipi di batteri, diventati resistenti alla maggior parte di questi farmaci». La soluzione? Da un lato è necessario usare gli antibiotici con maggior criterio, sempre sotto indicazione medica e senza abusarne laddove non si conosca l’origine dell’infezione. Dall’altro la ricerca si sforza di trovare nuovi antibiotici che siano efficaci contro i batteri diventati resistenti, che li attacchino con meccanismi differenti dai farmaci in uso, e che favoriscano meno l’insorgere dell’antibiotico-resistenza. Questa è la via seguita da chi studia i peptidi antimicrobici: «Ci sono diversi approcci per isolare i peptidi, modificarli per renderli sviluppabili come farmaci, e testarli per valutarne l’efficacia - evidenzia Scocchi -. Si tratta di molecole che già svolgono in natura questa funzione antibatterica e che a differenza della maggior parte degli antibiotici, che si concentrano su un preciso bersaglio molecolare, colpiscono contemporaneamente più bersagli, rendendo più difficile per i batteri acquisire più mutazioni contemporaneamente e quindi diventare resistenti». Ma quanto tempo ci vorrà ancora per avere dei nuovi antibiotici a base di peptidi antimicrobici? «La soluzione non è dietro l’angolo, perché si tratta di un problema complesso - spiega il biochimico -: al momento le sperimentazioni si fermano alla fase preclinica». —