Tutte le società, Viadana compreso, contro la Fir sulla riduzione a 8 squadre
Nuovo scossone al campionato di serie A Elite che questa volta non ha "epicentro" nel Veneto ma riguarda tutte le società che prenderanno parte al prossimo massimo campionato nazionale di rugby.
A seguito di un incontro "conviviale" a Bologna tra i presidenti dei nove club (in verità otto perché Mogliano risultava assente giustificato), è stato diramato un comunicato congiunto tra Rugby Colorno, Rugby Vicenza, Valorugby, Rugby Rovigo Delta, Petrarca Rugby, Lyons Piacenza, Rugby Viadana, Fiamme Oro Rugby. «Non c'è nessuna guerra in atto come certi organi di stampa hanno riportato recentemente - sottolinea Giulio Arletti, presidente del Rugby Viadana - ma solo la richiesta di un dialogo e fare capire che, se si vuole aumentare l'appeal della massima espressione del rugby italiano, la riduzione delle squadre partecipanti non crediamo che sia la strada giusta. Serve visibilità e servono partite. Inoltre imporre degli stop a un giocatore di rugby dovuti alla carenze di partite è un altro passo indietro».
Il campionato è alle porte e propone una formula nuova con sole nove formazioni ai nastri di partenza e una maggiorazione a sei squadre nei playoff, situazione che andrebbe a colmare in parte l'annullamento della Coppa Italia, altro motivo di malumore tra i club. «Abbiamo deciso di pubblicare i nostri dubbi perché la sensazione è che si prendano decisioni senza la giusta condivisione - continua Arletti -, quello che vogliamo tutti è una crescita e non il contrario. L'anno prossimo saranno addirittura otto e questo andrebbe a peggiorare una situazione che lascia già molte perplessità».
I temi trattati a Bologna sono stati anche altri come la difficoltà di trovare giocatori, situazione anche questa di una visibilità ridotta, ma sul tavolo bolognese si è dibattuto anche di formazione. «Purtroppo - continua il patron giallonero - ci sentiamo poco tutelati anche nella crescita dei giovani. Un esempio pratico? Ti accorgi che nel tuo settore giovanile c'è un potenziale fenomeno, ci investi e lo fai crescere e poi arriva un club francese che se lo prende per 14 mila euro perché questi sono i parametri imposti a livello federale. Sarebbe più appropriato dare il giusto valore al talento anche perché poi lo stesso ragazzo passa a una squadra per cifre che vanno verso i 200 mila euro».
Sicuramente non è una guerra contro la Fir e anche la definizione di "club ribelli", come sono stati definiti da altri organi di stampa, non è del tutto appropriata, ma ci sono malumori che il dialogo potrebbe ridimensionare.