Udine, piazza Garibaldi pedonale: «Ora è pericolosa per i ragazzi»
UDINE. L’obiettivo è chiaro: piazza Garibaldi diventerà pedonale. «Perché - ha precisato l’assessore alla Viabilità, Ivano Marchiol rispondendo a un commerciante che chiedeva il motivo per cui il Comune ha deciso di partire proprio da lì - in questa piazza c’è una scuola e oggi gli studenti che la frequentano quando escono fanno quattro gradini e trovano i panettoni a proteggerli: non è normale».
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La situazione «grida vendetta e quindi abbiamo ritenuto importante intervenire subito, ma questo non vuol dire che non lo faremo anche nelle altre piazze, abbiamo una visione organica che intendiamo portare avanti».
Percorso condiviso
Se il punto di arrivo è quindi già stabilito, restano ancora molti aspetti da definire ed è su questi ultimi che il Comune intende coinvolgere cittadini e studenti per creare un percorso condiviso che ieri sera ha visto andare in scena la prima puntata con l’incontro organizzato nell’auditorium della Manzoni.
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Il questionario
Per ascoltare il parere degli studenti la dirigente Rosaria Arfè ha spiegato che sarà consegnata a ciascuno una cartolina dove i ragazzi potranno scrivere il loro pensiero o magari fare un disegno. «Ma - ha precisato Marchiol - la nostra intenzione è quella di dare a tutti la possibilità di esprimere un parere e per questo motivo ci sarà un breve questionario che sarà possibile compilare online fino al 31 dicembre di quest’anno». Il link sarà disponibile sul sito del comune.
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Gli arredi tattici
L’assessore ha poi evidenziato che dopo aver raccolto i questionari e ascoltato tutti i portatori di interesse a cominciare da studenti, residenti e commercianti, verrà realizzato un primo progetto provvisorio grazie all’utilizzo dei cosiddetti arredi tattici. «Sono arredi urbani provvisori che servono proprio a sperimentare una possibile soluzione prima di renderla definitiva.
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Per alcuni mesi testeremo la nuova veste della piazza e poi faremo i lavori di trasformazione veri e propri», ha illustrato.
Come una pista
A presentare la situazione che vivono oggi gli studenti ogni giorno è stata la dirigente della scuola media Rosaria Arfè: «Questa piazza è una pista, sembra Montecarlo e ogni giorno i ragazzi, che a 12-13 anni sono a volte incauti, rischiano di essere investiti. Più volte si è sfiorata la tragedia. Io sono di Napoli e fino agli anni ’90 piazza Plebiscito era un parcheggio di bus...».
I parcheggi
I 54 posti auto della piazza saranno eliminati e non sostituiti. E il motivo è semplice: «Abbiamo verificato - ha ribadito Marchiol - che nei tre parcheggi in struttura Andreuzzi, Tribunale e Venerio ci sono sempre stalli liberi in numero anche superiore a quelli che saranno eliminati. Questo vuol dire che non c’è necessità di realizzare altri parcheggi e poi è nostro dovere cercare di far utilizzare di più i parcheggi esistenti che sono stati realizzati con soldi pubblici senza contare che la sosta lì è anche più economica».
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L’esperto
Nel corso dell’incontro pubblico, in collegamento da remoto, è intervenuto anche l’architetto Matteo Dondé, uno dei massimi esperti di sperimentazioni di zone 30 e urbanismo tattico che ha presentato alcuni degli interventi già realizzati a Milano e in altre città e ha analizzato alcuni dati rimarcando come in Italia l’80% dello spazio pubblico sia destinato a strade.
Negli esempi presentati si evidenziava come la percentuale di spazio destinata alle auto fosse sempre di gran lunga superiore a quella per il verde, i pedoni e i ciclisti. «Ma riequilibrando questo rapporto - ha assicurato - anche se all’inizio molti sono perplessi, in realtà ci guadagnano tutti anche le attività commerciali».
Gli interventi
Un commerciante è intervenuto per chiedere perché si parte da piazza Garibaldi e non da piazza Venerio o piazza XX settembre dove non c’è aggregazione, una residente ha evidenziato come in via Grazzano abbiano chiuso già molte attività, ma per Marchiol hanno chiuso proprio perché per 20 anni si sono date risposte sbagliate e le pedonalizzazioni saranno un’opportunità anche per il commercio.
Una nonna ha invece riportato le parole dei nipoti, entrambi ex studenti della Manzoni, quando gli ha spiegato le intenzioni del Comune: «Era ora».