Il Collegio di Duino festeggia i 41 anni con una gita a Venezia
TRIESTE Molti di loro non hanno mai visitato Venezia, e in valigia non sapevano se mettere il costume da bagno o stivaloni di gomma. Alexandra Buic, croata, in laguna invece c’è stata diverse volte e farà da guida ai suoi compagni di corso: arrivano dallo Yemen, dall’Uganda e da El-Salvador, e canali e rii li hanno visti solo nelle vecchie commedie all’italiana.
[[ge:gnn:ilpiccolo:13550097]]
In autobus, direzione Duino-Santa Lucia, 177 studenti da 82 Paesi del mondo, che per un giorno metteranno da parte lezioni di letteratura, chimica ed ecologia per concedersi una gita nella serenissima: il Collegio del Mondo Unito (Uwc) dell’Adriatico festeggia quarantuno anni di istruzione al servizio della pace e della cooperazione internazionale, tra giri in gondola e celebrazioni ufficiali.
Alexandra siede in autobus di fianco alle sue compagne di stanza: arrivano da Bielorussia, Bulgaria, Giappone. Lei è nata in un piccolo paese nel comune di Buje, ma ha frequentato la comunità italiana di Umago. È appassionata di musica, e nella cerimonia di questa mattina canterà nel coro e suonerà la batteria. Qualche sedile più avanti c’è Flora Yihui Li, seduta tra una ragazza dall’Ucraina e una da Trento. Flora è arrivata dalla Cina appena qualche settimana fa: l’anno scorso frequentava l’Uwc di Changshu, ma ha chiesto il trasferimento nel collegio dell’Adriatico. Innamorata del mare, della montagna, soprattutto dell’arte europea che ricerca nei musei e nei castelli del territorio. In collegio, Flora ha fatto amicizia con Emma Stepancich, triestina interessata di diplomazia internazionale: in futuro vorrebbe lavorare nell’ambito della tutela dei diritti umani. «Lanciarsi e non avere paura» consiglia ai coetanei ancora indecisi se tentare o meno l’esame d’ammissione all’Uwc.
Nella comitiva c’è anche Kaya Olwit, dall’Uganda: nel collegio studia l’italiano, passa il tempo libero tra tornei di ping-pong e uscite in kayak assieme alle coinquiline indiane, francesi e belga. Nessuna barriera linguistica: all’Uwc «non esistono stereotipi o preconcetti». Nella cerimonia di stamattina, Kaya si esibirà nel coro assieme a Cherif Braham, tunisino: appassionato di informatica, il ragazzo fa parte del “Tech club” dell’Uwc, dedicato a computer e robotica.
Efrén Recinos Gamez arriva invece da El Salvador. In collegio insegna inglese ai bambini duinesi, suona la chitarra e si dedica allo sport: dalla danza alla corsa, spesso assieme ai suoi coinquilini dal Sud Sudan e dalla Sicilia. Arissa Roy, canadese, è appassionata di lingue: a Duino ha imparato alcune frasi di tedesco, dividendo la stanza con una ragazza austriaca, ma anche parole in arabo e hindi, così «riconnettendomi alle mie radici indiane». Mariela Velasco Alvarez si è iscritta al collegio per diventare «una persona diversa», sognando «di più» di ciò che poteva offrirle la Bolivia: per questo ha deciso, ostinata non senza timori, di trasferirsi dall’altra parte del mondo. Forse ispirata dal «coraggio» dei suoi antenati, che lasciarono la campagna per la grande città, affinché i figli potessero ricevere un’istruzione migliore.
In fondo all’autobus c’è Tarteel All-Bail, dallo Yemen. Molto legata alle sue origini, che condivide con i compagni del Collegio del Mondo Unito: del popolo yemenita «si sa molto poco» dice, e lei vuole «abbattere ogni pregiudizio». Nel collegio ha trovato la «libertà di esprimermi senza essere giudicata» come scrive in una lettera indirizza a insegnanti e colleghi di corso: ripercorrendo la storia difficile e complessa dello Yemen, Tarteel invita i suoi amici italiani, cinesi, boliviani, tunisini a studiare per un mondo «in cui ogni conflitto possa essere risolto, in cui ogni voce è ascoltata. E in cui - scrive infine - le persone possano vivere in libertà, che è quanto ognuno di noi merita».