La missione Planeat: «Salvate dallo spreco 42 tonnellate di cibo»
PAVIA. Quarantadue tonnellate di cibo che in tre anni non è finito nella pattumiera. Nella giornata che celebra la lotta allo spreco alimentare, Planeat fa il conto del contributo dato finora alla causa: e vanno aggiunte le 106 tonnellate di Co2 non disperse nell’ambiente, i 25 milioni di litri d’acqua risparmiati, i 460mila metri quadrati di terreno. D’altronde è proprio questa la missione che si è proposta di perseguire, dalla sua fondazione nel 2020, la società benefit (ovvero che non mira solo al guadagno, ma al beneficio sociale) fondata da Nicola Lamberti, ex sindaco di Borgarello, con sede operativa a Casarile e che tra le unità locali ha il ristorante agli Horti Borromaici .
Taglio alla spesa
Sulla piattaforma della startup (planeat.eco) è possibile acquistare sia piatti pronti che gli ingredienti per cucinare una pietanza, nella quantità strettamente necessaria in base al numero di porzioni richiesto. Una modalità intelligente per tagliare gli sprechi che - sottolinea Planeat - fa bene anche al portafogli: analizzando 7.000 ordini effettuati sul sito da 400 famiglie delle province di Pavia, Milano e Monza e Brianza negli ultimi sei mesi è venuto fuori che una famiglia di 4 persone, ottimizzando la spesa ed evitando il superfluo, spende circa 350 euro al mese (considerando una composizione del carrello con un 70% di frutta, verdura, pasta, sughi, formaggi, salumi, focacce e dolci, un 25% di carne e un 5% di pesce) evitando al contempo di buttare nella spazzatura 70 chili di alimenti all’anno. Dopo ogni acquisto viene fornito la cifra di quanto cibo non è andato sprecato grazie agli acquisti calibrati sulle effettive necessità.
Partendo dai dati ufficiali della Fao, Planeat in collaborazione col dipartimento Economics and Management dell’Università di Pavia ha calcolato il proprio impatto positivo sul pianeta. Delle 42 tonnellate di cibo non sprecate grazie al modello ideato (dal 2020 sono state servite 30 aziende e 1300 famiglie, per un totale 900 mila tra porzioni di piatti pronti e ingredienti per ricette) quasi 17 vengono da aziende clienti, tra cui AstraZeneca, Galbusera, Marvell e SeaVision, alle quali vengono forniti piatti pronti per i dipendenti. E un altro elemento anti-spreco consiste nel fatto che i produttori ai quali Planeat si rivolge per gli acquisti di materie prime sono quasi tutti a chilometro zero.
Lamberti: «Programmare»
«Decidere all’ultimo momento cosa mangiare, con l’illusione di avere opzioni infinite di scelta, porta allo spreco di cibo – spiega Lamberti – si pensi anche al ristoratore che deve prepararsi a soddisfare le differenti richieste dei clienti. In realtà, visto che sappiamo che ogni giorno facciamo un certo numero di pasti, se riusciamo con un piccolo sforzo a programmare quello che intendiamo mangiare avremo comunque tantissime opzioni, una dieta più varia ed equilibrata e ridurremo gli sprechi». Ma di missione di Planeat è giusto parlare, visto che il compito di diffondere la cultura anti-spreco e quel senso di comunità di cui parla Lamberti non è semplice. «Stiamo crescendo tanto, ma ancora non abbastanza per stare in piedi da soli senza bisogno di iniezioni di capitali degli investitori – dice Lamberti – dovremo raggiungere un fatturato di 10 milioni per il pareggio. Naturalmente sarebbe più facile centrare l’obiettivo alzando i prezzi, ma abbiamo deciso di tenerli bassi riducendo al minimo i margini». —