Paziente morto durante il ricovero in Psichiatria, indagato anche un medico dell’ospedale Civile
La Procura ha iscritto al registro degli indagati per omicidio preterintenzionale in concorso anche il nome dello psichiatra che ha accolto in reparto Bruno Modenese, la notte del 16 settembre. Nome che si è così aggiunto, ieri, a quello dei due infermieri di servizio la sera in cui il 45enne di Pelletrina – travolto di tanto in tanto «dai troppi pensieri» che diceva di avere nella testa – dopo giorni in cui non dormiva e non si sentiva bene, aveva accettato di farsi ricoverare in Psichiatria.
Arrivato al Pronto soccorso dell’ospedale Civile era poi stato accompagnato in stato agitazione in reparto, dove secondo una prima ricostruzione è andato in escandescenze, forse alla vista di un’iniezione: aveva grande paura degli aghi. La tragedia è nota nel suo epilogo, anche se non ancora nelle sue cause, che la Procura deve ora accertare: tre giorni dopo il ricovero, martedì 19, l’uomo è morto. I familiari hanno denunciato di non aver potuto vederlo per due giorni, ma che era stato loro assicurato che stesse bene: quando finalmente hanno potuto vederlo, era intubato in un letto della Rianimazione, ormai in morte cerebrale. I fratelli hanno denunciato che aveva il volto coperto di sangue, naso zigomo rotti. E hanno autorizzato la donazione degli organi.
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Cosa è accaduto? La Procura, contestando l’omicidio preterintenzionale, ipotizza che la forza utilizzata nelle fasi concitate del ricovero per “contenere” Modenese sia stata tale da ucciderlo. Ma non esclude altre ipotesi, legate alle terapie messe in atto. In questa fase e davanti ad un caso tanto complesso, l’iscrizione a registro degli indagati è un atto dovuto nei confronti dei sospetti per permettere loro di nominare propri consulenti medico legali in vista dell’autopsia – sarà eseguita il 5 ottobre dalla medico legale Barbara Bonvicini – e solo dopo che si avrà una causa certa di morte si potrà avere un quadro più definito.
L’ipotesi di accusa di omicidio preterintenzionale presuppone, comunque, un uso consapevole della violenza, anche se non certo con l’intenzione di uccidere. In un primo momento, la pm Daniela Moroni aveva deciso di indagare solo i due infermieri al lavoro quella sera: nella stanza di Modenese, con loro, anche lo psichiatra, una guardia giurata e un operatore socio sanitario. Venerdì, la decisione di allargare il ventaglio degli indagati, notificando l’iscrizione anche allo psichiatra, che ora potrà nominare un difensore e propri consulenti in vista dell’autopsia.
«È una decisione che accogliamo positivamente, perché va nel senso di quella che era stata la nostra richiesta, di valutare anche la fase delle terapie seguite al momento del ricovero», commentano gli avvocati della famiglia, Palese, Alberini, De Biasi e Vianello, «quello che interessa ai familiari è che venga accertata la verità di quanto accaduto a 360 gradi».
Si parte dall’autopsia: i consulenti medico legali sono chiamati a stabilire «quale sia stata la causa del decesso di Bruno Modenese, se sia riconducibile a condotte di natura violenta o se siano intervenuti fattori esogeni, anche di ordine chimico-tossicologico o di altra natura, evidenziando altresì eventuali condotte contrarie all’arte e ai protocolli medici e/o infermieristici»