Padova, ecco il nuovo Pe Pen. Addio alla pizzeria, in cucina la creatività dello chef Valentinetti
Dieci mesi per rinascere. Quarant’anni esatti dopo la prima inaugurazione, il ristorante Pe Pen, storico locale di piazza Cavour, dichiarato fallito dal tribunale di Padova il 6 agosto del 2022 e aggiudicato all’asta a gennaio di quest’anno, si prepara a riaprire dopo una ristrutturazione “light” che non ha stravolto la struttura ma che ne sta cambiando profondamente l’aspetto attraverso una nuova organizzazione degli spazi e dei servizi e un design rivoluzionato.
D’altra parte Daniele Pagin, 59 anni, imprenditore dell’Alta Padovana e presidente del Campodarsego Calcio, che l’ha rilevato per 310 mila euro insieme all’enoteca Santa Lucia – già riaperta la primavera scorsa – era stato chiaro fin dall’inizio: lui, che del Pe Pen è stato cliente per tanti anni, e che lì dentro ha visto arrivare tanti personaggi famosi – da Antonello Venditti a Pippo Baudo, da Simona Ventura a Mara Venier, da Alba Parietti a Silvio Berlusconi – voleva fare il massimo per restituire alla città un locale storico, iconico.
Così ha chiamato in causa diversi studi di architettura e alla fine ha scelto di farsi accompagnare nella ristrutturazione da Nicola Fabris, studio alla Net Tower. «E io non ho saputo dire di no a una sfida così affascinante», racconta oggi Fabris, «perché stiamo parlando del Pe Pen, del cuore di Padova, una storia gloriosa e il Pedrocchi di fronte».
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Valorizzare l’affaccio sul caffè simbolo della città è stato il punto di partenza dell’intervento. «Abbiamo scelto da subito di fare una manutenzione ordinaria, che non stravolgesse la struttura», spiega l’architetto. «Abbiamo ruotato il bancone, mantenuto la stessa superficie per le sedute ma allargato la cucina, perché la nuova vita del Pe Pen parte proprio da una revisione dell’offerta: non più pizze – e infatti il forno è stato smantellato, aprendo la sala con una vetrata verso la riviera Ponti Romani – ma principalmente carne e piatti della tradizione veneta. Il Pe Pen, nelle intenzioni della proprietà, dev’essere il gemello dell’enoteca Santa Lucia, che invece si concentra sui piatti di pesce». Ma c’è anche un’altra ragione per cui si è scelto di abbandonare la pizza: c’è già Pino in piazza e tra poco arriverà la Mafaldina, il cui titolare è amico di Pagin. «Farsi concorrenza non avrebbe senso», dice Fabris. «Ha più senso fare rete e allargare l’offerta in una zona così strategica e importante per la città».
La ristrutturazione, per quanto leggera, non è stata facile. E Fabris non lo nasconde: «Abbiamo trovato una situazione complicata, ecco perché le previsioni di riaprire in primavera non sono state rispettate. Ma adesso ci siamo quasi, a fine ottobre il Pe Pen riaprirà le porte e si proporrà come una delle grandi novità del prossimo inverno». Il locale – la cui direzione sarà affidata a Filippo Bego e che rinnoverà anche il personale (parte dei tredici dipendenti della precedente gestione è stata riassunta alla Santa Lucia) – si presenterà rinnovato, all’insegna della convivialità, con una disposizione flessibile dei tavoli: in partenza singoli, ma che possono comporre anche un’unica tavolata. Lungo il muro, poi, ci sarà un’unica morbida seduta. Altra novità, i servizi igienici non saranno più al piano meno uno ma al piano terra, con dotazioni per i disabili. «E verso il Pedrocchi», sottolinea l’architetto, «ci sarà una grande vetrata, che porta luce e regala una vista impagabile».
Novità in cucina, si diceva. Anche qui l’innovazione è di quelle che fanno rumore, perché Pagin ha scelto di farsi accompagnare, nel rinnovamento del menù, dalle chef Andrea Valentinetti, che a giugno di quest’anno ha lasciato “Radici” per lanciarsi in questa uova avventura da direttore creativo. C’è lui dietro l’ideazione dei nuovi piatti e ci sarà lui almeno nella fase di avvio del locale e nella formazione dello staff. Più avanti, si vedrà. Adesso è il momento di pensare al rilancio.