Padova, primario pestato senza un perché. Due ventenni verso il processo
Un pestaggio senza un “perché”, anche se nessun atto di violenza è mai giustificabile, tanto che la procura contesta l’aggravante dei futili motivi. Finiranno a processo gli aggressori del professor Roberto Tozzi, il 52enne direttore della Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’Azienda Ospedaliera, picchiato a sangue per una banale incomprensione con due giovani a bordo di un’auto mentre stava rientrando a casa in monopattino nella serata del 15 ottobre dell’anno scorso. A citare direttamente a processo i due sospettati dell’accaduto (sospettati almeno fino a sentenza di primo grado), il pm padovano Benedetto Roberti che ha coordinato l’inchiesta. Si tratta di Dejan Gacic, 24enne di famiglia bosniaca nato a Vicenza, e di Valentino Benvegnù, 22enne, entrambi residenti a Noventa Padovana: il primo è difeso dall’avvocato Fabio Targa con la collega Eleonora Perale, il secondo dall’avvocato Roberto De Nicolao.
Gacic è accusato di lesioni volontarie aggravate dai futili motivi e di omissione di soccorso, un reato quest’ultimo di cui è chiamato a rispondere anche Benvegnù, imputato di favoreggiamento.
L’aggressione
La sera di quasi un anno fa i due stanno tornando a casa dopo aver fatto festa con degli amici in centro. Intorno alle 22.35 la Seat Ibiza, guidata da Benvegnù, si trova all’altezza della rotonda fra via Berchet e via Trieste, accanto al Park Padova centro. Il professor Tozzi, che sta andando a prendere una delle figlie al rientro da una partita di hockey, percorre quel tratto di strada in monopattino. All’improvviso è superato dall’auto che suona il clacson, lui si sposta verso la destra della corsia, pure l’auto accosta fermandosi e sbarrandogli la strada: dall’abitacolo scende il passeggero che – è la testimonianza di una passante – sferra all’improvviso “un sinistro” al volto di Tozzi, facendolo cadere a terra svenuto. Il medico riporterà una frattura all’osso zigomatico e altre lesioni con cicatrici permanenti sul volto (la prognosi è di 40 giorni, di fatto alla vittima sono stati necessari più di due mesi per una piena ripresa delle condizioni fisiche).
«Avevo preso un monopattino elettrico del Comune quando alla rotonda mi si è affiancata un’automobile con due persone a bordo... Mi hanno detto delle cose incomprensibili. Erano molto aggressivi, ma non capivo cosa volessero... Non avevo fatto nulla che potesse presupporre un richiamo da parte di qualche automobilista... Improvvisamente hanno fermato la macchina davanti a me e il passeggero è sceso... Senza che me ne accorgessi o avessi il tempo di reagire, mi è arrivato un pugno violentissimo sullo zigomo sinistro» aveva ricordato il professor Tozzi il giorno seguente. Dopo l’aggressione Gacic sarebbe risalito a bordo della macchina, in fuga a tutta velocità. Un automobilista insegue la Seat per recuperare il numero di targa immediatamente comunicato ai carabinieri, un gesto che ha facilmente reso possibile l’identificazione dei due. Interrogato dai carabinieri, Benvegnù avrebbe scaricato la responsabilità sull’amico dicendo: «Prima è sceso dall’auto... Poco dopo è risalito limitandosi a dire “Vai, non è successo nulla”».
La vittima
Il professor Tozzi guarda oltre quella violenza che gli ha creato tanta sofferenza. «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia» dice, «Dal punto di vista personale, ho perdonato. Auspicherei una giustizia rieducativa che possa far comprendere a queste persone il peso delle loro azioni nei confronti del prossimo. Da cittadino e da padre, invece, mi pongo un altro problema: se fosse accaduto a una persona più debole di me, come sarebbe andata a finire?». Il medico spiega di non avere intenzione di chiedere il risarcimento dei danni in sede civile: «L’ho già detto quando sono stato interrogato: un risarcimento non mi ripagherebbe del dolore che ho provato. E non intendo aggravare le condizioni di queste due persone dal punto di vista sociale».