Forum “Risorsa Mare”, il ministro Musumeci a Trieste: «Il mare è la carta vincente da giocare per l’Italia»
TRIESTE«Il mare può essere la carta vincente da giocare per il nostro Paese». Ne è convinto Nello Musumeci, protagonista a Trieste, giovedì e venerdì alla Stazione Marittima, della prima edizione di “Risorsa Mare”, forum destinato a diventare annuale e itinerante, organizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con il suo ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Una due giorni «intensa», anticipa il ministro, che vedrà la partecipazione anche dei colleghi di governo Abodi, Ciriani, Lollobrigida, Fratin, Urso, Rixi e Tajani.
Ministro, perché Trieste come prima tappa?
«Per la forza evocativa della città e per il ruolo strategico che ha e che dovrà continuare ad avere nel contesto internazionale».
Che obiettivo vi ponete con questa iniziativa?
«Mettiamo al centro la competitività e l’attrattività delle filiere del mare nel loro complesso. La chiave è soprattutto economica: turismo e trasporto marittimo, sviluppo portuale e attrazione di investimenti produttivi, cantieristica navale e filiera ittica, tutela ambientale e nuove strategie energetiche».
Contestualmente presenterete il Piano del mare di recente varato dal Cipom, Comitato interministeriale di settore. Di che si tratta?
«Previsto dalla legge che ha istituito la struttura del mio ministero, il Piano, che andrà aggiornato ogni tre anni, è uno strumento di coordinamento e di programmazione di cui si dotano Governo e Parlamento per avviare una politica marittima unitaria e strategica. Concretamente, intendiamo mettere assieme e far dialogare le filiere che si occupano dell’economia del mare. Uniti in un’azione comune sono anche dieci ministeri che, pur occupandosi già in passato di questa risorsa, non si erano mai mossi sinergicamente».
Come poter incrementare il contributo dell’economia del mare all’attrattività del sistema-Italia?
«Il contesto internazionale sta cambiando. L’Italia è già leader in alcune filiere, penso alla crocieristica, alla nautica, alla cantieristica, ma abbiamo l’ambizione di fare di più. Serve un approccio appunto unitario, che ci faccia superare le incomprensioni e il mancato dialogo che hanno sin qui caratterizzato gli attori di una fetta di economia che impegna centinaia di migliaia di imprese e lavoratori».
Che ne pensa, guardando al porto di Trieste e al suo ruolo nello scacchiere geopolitico, del tramonto della Via della Seta?
«L’infrastruttura triestina rimane comunque un riferimento nelle strategie marittime dell’Italia».
Pensa all’opportunità di cui ha parlato il ministro Urso di Trieste porto di Kiev?
«La guerra in Ucraina, con la conseguente insicurezza del mar Nero, ha inesorabilmente fatto di Trieste il porto dell’Europa centrale e del Baltico. L’idea del collega Urso di creare un corridoio ferroviario e stradale con Kiev, anche in direzione Venezia, appare senz’altro sostenibile. Ma non c’è solo la contingenza bellica. Il tema più generale è che l’asse degli interessi commerciali si sta spostando verso l’Alto Adriatico».
E gli affari con Pechino?
«Abbiamo tutto l’interesse ad avere rapporti commerciali con la Cina. Ma l’accordo sulla Via della Seta fu sottoscritto per una spinta più emotiva che razionale. Una scelta suggestiva, che non ha tenuto conto di esigenze di carattere strategico e internazionale. Il che non significa che la Cina non debba restare un nostro partner importante».
Il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino si avvicina alla scadenza di mandato. Chi lo sostituirà?
«Sarà una decisione collegiale del governo. Nello specifico del lavoro a Trieste è stata di certo un’intuizione felice l’aver pensato a nuove aree per attività produttive, logistiche e industriali legate al porto».
L’Adriatico settentrionale è sempre più caldo e l’habitat marino è a rischio. Il governo ha la questione ambientale in cima alle priorità?
«Non ci siamo mai iscritti al partito dei negazionisti. Il governo è convinto che il cambiamento climatico, che non è cominciato ieri, avrebbe dovuto imporre scelte diverse almeno nell’ultimo decennio. I problemi sono serissimi in Adriatico, le specie aliene sono sotto gli occhi di tutti, la biodiversità marina subisce una costante alterazione. La nostra risposta sarà l’assoluta motivazione al rispetto delle scadenze imposte dall’Ue, a partire dalle emissioni zero entro il 2050».
Non è troppo tardi?
«La sfida non è facile, ma nemmeno impossibile».
L’idrogeno può essere una risposta per il trasporto marittimo?
«Sì. Il punto d’arrivo è l’energia rinnovabile, ma il nodo è capire quando saremo in grado di liberarci del vincolo del fossile. Serve una rinnovata consapevolezza di cittadini e imprese. Si cominci dai bambini delle scuole primarie».
Nelle scorse ore l’assemblea di FdI. Come sta il partito?
«Abbiamo registrato entusiasmo e voglia di fare. Ci muoviamo nell’ottica del mandato quinquennale. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, altri li affronteremo dopo la legge di Bilancio. Irrinunciabili quelli di tutelare le fasce deboli, alleggerire il peso fiscale a carico dei lavoratori, sostenere le famiglie in difficoltà. Vorrei anche per questo che il mare venisse interpretato come carta vincente da giocare, in una nazione che, pur avendo visto la sua vicenda umana svilupparsi nel mare e con il mare, non ha mai maturato una profonda coscienza marittima».
La collaborazione in Fvg con il presidente Fedriga?
«Fedriga ha dimostrato di essere un bravo presidente. FdI è il valore aggiunto, lavora con responsabilità perché il programma condiviso possa essere realizzato integralmente. In una regione strategica nel contesto europeo più che in passato, abbiamo il dovere di produrre fatturato consistente e di qualità».