Deflagrazione alla Esplodenti Sabino: tre vittime. Nella stessa azienda altri tre morti nel 2020
Almeno tre persone sono morte a seguito di una deflagrazione avvenuta poco dopo mezzogiorno alla Esplodenti Sabino di Casalbordino, paese della provincia di Chieti. La cause dell’esplosione sono ancora in corso di accertamenti. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e personale sanitario del 118. Al momento la zona dell’incidente è circondata dalle forze dell’ordine che stanno aspettando l’arrivo degli artificieri. Le vittime erano originarie di Palata (Campobasso), di Lanciano (Chieti) e di Casalbordino (Chieti). Nel 2020 in un altro incidente nella stessa azienda persero la vita tre operai. La Esplodenti Sabino non è nuova a queste tragedia: nella stessa fabbrica nel 1992 era morto il 48enne Bruno Molisani, ucciso dall’innesco di una spoletta. Nel 2009 due persone rimasero ferite gravemente in un’esplosione.
La Esplodenti Sabino, titolare Gianluca Salvatore, è una fabbrica di recupero esplosivi militari dal 1972. Si occupa della demilitarizzazione di tutti i tipi di munizioni, dai missili alle bombe aeree fino alle mine. È una fabbrica a rischio di incidenti rilevanti e quindi sottoposta alla direttiva Seveso (che comprende una serie di adempimenti per la prevenzione degli incidenti). Nel dicembre 2020 lo scoppio che provocò la morte di tre operai – 45, 46 e 54 anni – alla vigilia di Natale mentre spostavano una cassa che conteneva razzi di segnalazione per le imbarcazioni. Sotto inchiesta, per quell’incidente, i vertici dell’azienda. Nel mese di novembre dello scorso anno sono state comunicate le conclusioni indagini e sono stati formalizzati i nomi di dieci indagati. La procura di Vasto contesta agli indagati la colpa generica, dovuta a negligenza, imprudenza e imperizia, e la colpa specifica causata dalla presunta violazione di norme infortunistiche.
Risale invece ad aprile 2021 il decreto di sequestro firmato dal procuratore di Vasto Giampiero Di Florio: accusa di reati ambientali, nello specifico di aver stoccato senza autorizzazione rifiuti pericolosi sul terreno in varie aree dello stabilimento. Un’azienda già al centro di misteri e di inchieste, come ricostruito da Il Fatto Quotidiano. Nel 1999 il proprietario e il direttore tecnico della Sabino patteggiarono per aver detenuto illegalmente dieci tonnellate di esplosivo T4. L’azienda fu anche l’oggetto di un’interrogazione parlamentare dopo le denunce di Antonio Saia sui quantitativi di armi ed esplosivi partiti dai porti abruzzesi con destinazione Medio Oriente ed ex Jugoslavia.
Secondo lo storico legale di Gianluca Salvatore, l’avvocato Augusto La Morgia, il titolare è sgomento e non riesce a spiegarsi l’accaduto, anche alla luce delle precauzioni prese in fabbrica dopo la tragedia del 2020. Salvatore, spiega il legale all’Ansa, ha successivamente già risarcito i familiari delle tre vittime. A LaPresse il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, dichiara: “Siamo vicini ai lavoratori. L’ho detto anche 3 anni fa e ripeto oggi che, nonostante le norme di sicurezza e le procedure, purtroppo quando si maneggiano esplosivi l’incidente è sempre dietro l’angolo“. Il sindaco Marinucci ha voluto anche ricordare che questa è l’unica fabbrica presente nell’area che dà lavoro a 60 famiglie.
“Le informazioni che giungono sull’esplosione, con vittime, alla Esplodenti Sabino di Casalbordino destano grande apprensione ed orrore, tanto più che nella stessa azienda tre anni fa un incidente costò la vita a tre operai, e altri incidenti si sono verificati qui negli anni”, dichiara invece Daniele Marinelli, segretario del Partito Democratico abruzzese. Marinelli prosegue: “Siamo vicini alle famiglie delle vittime e auspichiamo che si faccia piena luce sull’accaduto. Di certo si tratta di un altro, terribile monito sulla necessità di un maggiore impegno per la sicurezza sui luoghi di lavoro”.
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