“Marcello Mascherini e i venti” in mostra a Trieste
TRIESTE Per celebrare i 40 anni dalla morte del grande scultore Marcello Mascherini (Udine 1906-Padova 1983) si inaugura giovedì alle 18.30, la mostra “Mascherini e i venti” curata da Massimo Premuda in collaborazione con Francesco e Leonardo Bordin, al DoubleRoom arti visive di via Canova 9 a Trieste (visitabile da lunedì a venerdì dalle 17 alle 19. fino al,27 ottobre) un corpus di bronzi, bozzetti e acqueforti, ma anche fotografie e documentazione originale dall’Archivio Mascherini in dialogo con le ricerche visive di tre autori di oggi, Massimo Gardone, Davide Maria Palusa e Mario Sillani Djerrahian, che reinterpretano con il loro particolare occhio contemporaneo tre sculture del maestro inerenti i venti presenti sul territorio.
Inserita nell’ambito della nona edizione de L’Energia dei Luoghi / Festival del Vento e della Pietra, organizzato dall’associazione Casa Cave di Visogliano e sostenuto da Regione Fvg, Comune di Duino Aurisina, Fondazione Pietro Pittini e Fondazione Kathleen Foreman Casali, la mostra intende analizzare come Mascherini abbia affrontato, e genialmente risolto, il tema del vento, dell’aria e del volo.
Viene proposto un nucleo significativo di opere di Mascherini, in particolare gabbiani, colombi e uccellacci della fine degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, che documentano l’interesse dell’artista sui fenomeni legati all’aria, avendo nella sua lunga carriera rappresentato, oltre a diversi drammatici volatili, i suggestivi venti del nostro territorio in tutte le loro possibili declinazioni: Bora, Scirocco e Libeccio. In particolare, nella declinazione della decorazione navale, tanti gruppi scultorei di Mascherini hanno preso il largo da Trieste sulle eleganti navi bianche, quale la raffinatissima motonave Augustus del 1951, riccamente decorata dai migliori artisti delle regione. In esposizione quattro spettacolari bronzi del maestro: “Colomba della Guerra” (1969), “La Guerra” (1970), “Uccellaccio” (1970) e “Gabbiano ferito” (1973) con relativi bozzetti e incisioni, che rappresentano un corpus dall’inconfondibile unità linguistica e che riflettono le preoccupazioni dell’artista per le sorti della società e del mondo. E ancora i disegni "Studio per gabbiano" e "Mare e vento" che, insieme al prezioso materiale proveniente dall’Archivio Mascherini, ci raccontano l’interesse del maestro per la natura che lo circondava, in particolare dopo il 1955, anno in cui si stabilì nella baia di Sistiana. La profonda e sofferta ricerca di Mascherini viene così messa in dialogo e contrasto con le fotografie omaggio di tre artisti contemporanei che hanno voluto rileggere a tanti anni di distanza le opere di uno dei più significativi scultori del Novecento italiano: i bronzi "Bora" e "Scirocco" del 1951, che decoravano la motonave Augustus e oggi esposti al MuCa, il Museo della Cantieristica di Monfalcone, e "Lotta di Chimere" del 1967, il gruppo bronzeo installato all’incrocio fra via Palestrina e via San Francesco nel Borgo Franceschino di Trieste.
Massimo Gardone (Genova, 1961) reinterpreta il mito della “Bora” di Mascherini attraverso un algido dittico fotografico stampato su Hd Metal Print e montato su alluminio dal titolo “Soffio di Bora” che dialoga con “Bonjour”, un suggestivo mare sferzato dalla bora, tratto dalla serie "La Luce Del Vento”.
Mario Sillani Djerrahian (Addis Abeba, 1940) presenta invece l’esuberante vento “Scirocco”,mentre Davide Maria Palusa (Trieste, 1989) rilegge il potente gruppo scultoreo “Lotta di Chimere” che lo stesso Mascherini, in un’intervista del 1975, aveva così descritto: «Sono due chimere, meglio forse due culture che si scontrano, o due venti; bah, sono quello che vuoi immaginare tu, comunque sono due idee contrastanti».