La Sla ha spento il sorriso di Monica, lutto a Dolo
Domenica Monica Guglielmo, impiegata al Caaf di Dolo ha smesso di soffrire e si è addormentata per l’ultima volta. A portarsela via, a 55 anni, la sclerosi laterale amiotrofica o Sla, una patologia neurodegenerativa che porta progressivamente a una paralisi dei muscoli volontari. Una malattia subdola, che non si fa riconoscere.
I primi sintomi Monica, impiegata amministrativa, li ha avvertiti nel 2005. «Lei che spaccava il mondo ed era così energica da andare in palestra cinque volte la settimana, si affaticava e ha cominciato a non andare più in moto» racconta con la voce straziata dal dolore il marito Alberto Marani, «poi sono arrivati, incomprensibili, i capogiri.
Tra il 2013 e il 2014 la malattia si è scatenata: ha cominciato a inciampare, faceva le scale e non alzava la gamba, cadeva. È arrivata in ospedale che camminava già con due bastoni perché i medici l’hanno sottovalutata. È caduta in casa senza ragione e dopo un anno di controlli ed esami di ogni tipo, hanno detto quelle tre lettere: Sla. Lo sospettavo» continua il marito, «avevo un amico morto di Sla e ha avuto una storia esattamente parallela. L’ho sospettato ma l’ho negato mentalmente. Ho detto non è possibile. Invece poi te lo dicono e non puoi più negarlo».
Anche Monica lo ha sospettato e l’ha capito. Ma ha lottato come una leonessa, ha affrontato l’impossibile. Da tre anni era completamente paralizzata e l’ultimo anno stava perdendo anche la voce. «È stato infernale perché la testa c’era» racconta ancora il marito. Monica è spirata nella sua casa di via Pastore con accanto il marito, la mamma Ines, la sorella Cristina e l’infermiera del Distretto.
«Ci siamo salutati con una carezza e un sorriso prima che venisse sedata» ricorda Marani. E ora che il bel sorriso di Monica non c’è più le ha voluto dedicare un monologo drammatico sul suo profilo dove ripercorre le tappe del tragico destino della moglie.
«Siamo stati insieme dal 1988 e nel 1996 ci siamo sposati a Venezia» ricorda Marani, veneziano mentre la moglie è di Monselice, «e nella laguna verranno disperse le sue ceneri dopo la cremazione perché Monica amava Venezia». L’ultimo saluto probabilmente sabato con rito civile a Padova. Sarà un funerale fuori dagli schemi, dove verrà proiettato il film della sua vita con sottofondo una canzone di Ligabue: Monica bambina, la sua prima Comunione, il matrimonio vestita di rosso, sulla sua 750. Non verrà esposta.
«È stata Monica a volere così, ha scelto lei, è sempre stata molto determinata» rivela il marito, «spero che la storia di Monica accenda una luce sulla Sla perché è una malattia in aumento ed è un inferno. Per chi ce l’ha e per chi deve accudire. L’unica speranza è la ricerca. Per questo se pensate di mandare fiori o un telegramma non fatelo, pensate invece a sostenere la ricerca» l’appello di Marani.