In provincia di Treviso sempre più anziani al lavoro nelle aziende: «Impossibile pagare le pensioni»
Sempre più anziani operativi nelle aziende e sempre meno giovani che entrano nelle imprese: il sistema pensionistico della Marca è messo a dura prova, come, del resto, lo è il tessuto sociale.
Secondo il focus demografico e pensionistico prodotta dall’ufficio studi Spi Cgil Treviso che ha processato i dati Istat 2023 e quelli dell’osservatorio sulle pensioni del 2022, il rapporto tra chi entra nel mondo del lavoro e chi è in procinto di andarsene è nettamente sbilanciato a favore dei secondi: a fronte di 100 nuove leve, tra i 15 e i 19 anni, sono 146 i futuri pensionati, donne e uomini tra i 60 e i 64 anni.
Non è un caso, dunque, che la maggior parte dei lavoratori, oltre 162 mila persone, appartenga alla fascia che va dai 47 ai 57 anni.
«Manca quella popolazione che deve sostituire chi deve andare in pensione, che sono coloro che si occuperanno di garantire l’assegno mensile dell’Inps» afferma Vigilio Biscaro, segretario generale Spi Cgil di Treviso, «Le pensioni diventeranno sempre meno cospicue e molti pensionati finiranno per trascurare la loro salute».
Una fotografia per nulla rassicurante, considerando gli effetti di lunga durata in termini di attrattività del territorio che l’alto tasso anzianità della forza lavoro potrebbe avere, a cominciare da un minore ricambio generazionale con conseguente staticità e carenza di manodopera, ma anche una minore propensione al rischio e all’innovazione al livello imprenditoriale, e una perdita di competitività del tessuto economico della società.
«Chi investirebbe su un sistema o un’organizzazione che non riesce a stare al passo con i tempi?» si domandano dal sindacato.
I numeri crescono esponenzialmente se si prendono in considerazione gli over 65: in totale quasi 203 mila persone di cui oltre 111 mila donne e 91 mila uomini, cioè il 23% della popolazione totale.
Valori, tra l’altro, in costante crescita perché in soli 10 anni sono aumentati del 19%.
Si sono allargate le platee della fascia di popolazione più esposta al rischio di cronicità nella malattia e non autosufficienza, con maggiore bisogno socio-sanitario complesso. Nonostante, poi, la fascia di età con maggiore densità sia quella compresa tra 65-69 anni, la “silver age”, quella tra i 75 e gli 85%, che notoriamente ha più bisogno di più cure e di servizi sociosanitari dedicati, oggi rappresenta il 45% della popolazione anziana.ù
Numeri in crescita anche a dispetto del Covid, perché negli ultimi 4 anni gli anziani sono aumentati di 8.437 unità, dai 195 mila del 2019 ai 203 mila di oggi. La questione anagrafica e della forza lavoro attempata è legata a doppio filo con quella inerente alle pensioni.
La fotografia scattata dal focus Spi Cgil mostra come la distribuzione delle pensioni tra pubbliche e private sia sbilanciata: 35.716 le prime a fronte di 252.241 delle seconde. Le pensioni pubbliche sono più alte rispetto alle altre, in media l’assegno mensile è di 1.868 euro, in virtù dei contratti pubblici con retribuzioni.
Per i pensionati che arrivano dal privato le cose sono diverse: percepiscono un assegno inferiore, con una media di 1.038 euro mensili. E con consistenti differenze economiche tra una zona e l’altra della provincia: nella cintura che comprende Treviso Nord e Treviso Sud si registrano i valori medi più alti, sui 1.300 euro mensili, anche di 150 euro in più rispetto alla zona di Oderzo (1.178 euro mensili) e Conegliano (1.210 euro).
«Questi numeri raccontano gli esiti della denatalità» spiega Paolino Barbiero, Cgil, presidente del comitato Inps provinciale, «se non ci sarà un’inversione di tendenza nel 2034 gli over 65 nella provincia di Treviso supereranno i 240 mila. Bisogna lavorare alle politiche sull’immigrazione, aprendo i flussi e diventando paese attrattivo per i giovani europei. Inoltre è necessario dare servizi alle famiglie».