Boron va in Forza Italia: «A tradire è la Lega. Io in un nuovo partito»
«Ho ancora due anni di legislatura davanti a me. E non ho intenzione di trascorrerli da consigliere regionale che, senza un partito, non può esercitare il suo ruolo. Devo avere una casa politica, e l’ho trovata». Quale? «Nella mia storia ci sono federalismo e autonomia. Nella mia storia ci sono i valori identitari del Veneto, che voglio continuare a portare avanti».
È Fabrizio Boron a rompere l’argine in Consiglio regionale. Lui – «espulso dal partito alla vigilia del Congresso», ricorda – sancisce ora lo strappo definitivo con la Lega: fuori. Non parla ancora del passaggio a Forza Italia: il nuovo galateo targato Flavio Tosi prevede la presentazione, con una conferenza stampa a sé, di ogni “colpo di mercato”. Era stato così con Gianluca Forcolin, vice di Zaia nella passata legislatura, e Massimiliano Barison, assessore regionale e sindaco di Albignasego (Padova). Ed è stato così, più di recente, con l’ex senatore trevigiano Gianpaolo Vallardi e con l’ex assessore padovano Alain Luciani.
Boron non nomina ancora il partito creato da Silvio Berlusconi, ma l’identikit del progetto che ha deciso di abbracciare non lascia margini a diverse interpretazioni. Il consigliere padovano ha deciso di aderire a un partito che gli consentirà di non tradire il suo credo federalista e autonomista. Nulla di più distante dall’idea statalista che muove i Fratelli d’Italia. E pure certa estrema destra al di là dei confini nazionali. Quella di Rassemblement national, per fare un esempio.
E infatti, pure sull’altro caso del momento, Boron replica, serafico: «Io a Pontida con Marine Le Pen? Anche no. Ho ben poco da condividere con chi predica l’autonomia, mentre sale sul palco con l’emblema del nazionalismo». E c’è spazio anche per una battuta: «Forse è stato un bene che Salvini mi abbia cacciato tre mesi fa, almeno mi ha evitato questo imbarazzo».
E intanto Boron si è guardato intorno. Lo fa dal 24 giugno scorso, giornata che trascorse sui divanetti della hall dell’hotel Sheraton di Padova: appena espulso dal partito, quindi escluso dal voto per eleggere il nuovo segretario. Punito – ma è un’accusa che lui respinge – per avere fatto campagna elettorale per altri.
Da quel giorno, lo hanno chiamato in tanti, e non del solo arco politico della maggioranza. «Ma non Zaia, non i vertici del partito: dopo trent’anni di militanza, non mi hanno degnato nemmeno di una telefonata. Ho fatto ricorso con il provvedimento di espulsione, ma questo è stato rigettato, nonostante la mia cacciata si basasse sul nulla» dice ora, libero di togliersi i sassolini dalla scarpa. «Adesso ho le idee chiare. E non sopporto la retorica in base alla quale chi entra nella Lega è un eroe, mentre chi se ne va è un traditore».
Ancora, parla senza giri di parole. E prevedendo quello che, tra pochi giorni, potrebbero dire i suoi vecchi compagni di partito. In ogni caso, quella del traditore è una logica nella quale tanta Lega crede soprattutto ora, dato che il passaggio sarebbe direttamente tra le braccia di Flavio Tosi: il Giuda per eccellenza. Che ora punta al bottino pieno: gli assessori regionali Federico Caner, Gianpaolo Bottacin e Roberto Marcato. Quel “colpo gobbo” che sarebbe capace di dimezzare la Giunta leghista di Luca Zaia, sottraendole tre assessori su sei.
I diretti interessati, chiamati in causa, proseguono lungo la linea del «No comment», né smentendo, né, però, confermando le voci.
Boron, invece, ha deciso di uscire allo scoperto. «A breve dirò cosa ho deciso» dice ancora. Potrebbe dirlo venerdì prossimo, insieme al leader veneto degli azzurri? Ad oggi, per quel giorno, non c’è nessun appuntamento in programma.
Anzi, un appuntamento c’è: un incontro fissato dal neosegretario veneto del Carroccio Alberto Stefani, nemico giurato di Boron. Venerdì prossimo, appunto, e lì il giovane salviniano non potrà esimersi dal commentare il piccolo esodo in corso, dalla Liga veneta a Forza Italia. «Vorrà dire che fisseremo il nostro incontro sabato, il giorno prima di Pontida» la battuta finale di Boron, che da sola basta e dice tutto.