Il friulano Cristian Specogna è il re dei vignaioli italiani: «Convinti della nostra bioproduzione»
È friulano il miglior vignaiolo d’Italia del 2023: l’associazione culturale e di promozione Vinoway, la cui mission è valorizzare l’unicità e la versatilità delle risorse territoriali di ogni regione della penisola, lo ha individuato in Cristian Specogna, 34enne titolare dell’azienda agricola Specogna, incastonata nella meravigliosa cornice della Rocca Bernarda, in comune di Corno di Rosazzo.
Il premio, che proietta una realtà nostrana nel gotha dei produttori vinicoli nazionali, verrà consegnato nell’ambito della prestigiosa manifestazione Vinoway Selection 2023, in programma per il 16 e il 17 ottobre nel Castello Monaci Resort di Salice Salentino, in provincia di Lecce.
Un successo atteso o una grande sorpresa, Specogna?
«Non me lo sarei aspettato. È un traguardo che ci inorgoglisce e che corona l’impegno profuso nella conduzione dell’azienda: un titolo così illustre, che ci equipara – guardando alle precedenti edizioni – a nomi di primo livello del panorama italiano, rappresenta un’enorme gratificazione».
La selezione come avviene? C’è una rosa di candidature?
«No. La scelta è affidata esclusivamente alla giuria, che individua di anno in anno i migliori produttori. È un gruppo composto dai massimi esperti nel settore, fra giornalisti specializzati e assolute autorità in campo enologico e agroalimentare».
La vostra è una lunga storia familiare, arrivata alla terza generazione: il riconoscimento appena conseguito premia un appassionato impegno in campo enologico.
«Indubbiamente. La nostra esperienza imprenditoriale affonda le radici nel 1963, quando mio nonno Leonardo Specogna, originario di Montefosca di Pulfero, tornò in Friuli dopo un periodo vissuto da emigrante, in Svizzera, e si innamorò dei colli della Rocca Bernarda, che non aveva mai visitato prima.
Decise di investire i suoi risparmi acquistando un piccolo appezzamento di terreno e avviò un’attività ai fini, sostanzialmente, della sussistenza familiare: produzione casearia, cerealicola e viticola per autoconsumo, insomma.
Negli anni, poi, le proporzioni crebbero, grazie all’impegno di mio padre Graziano; adesso siamo appunto arrivati alla terza generazione, con me e mio fratello Michele. Nell’insieme, in azienda ora lavorano 8 persone».
E quale ritiene sia il vostro marchio distintivo, l’elemento che vi caratterizza?
«Seguiamo convintamente e rigorosamente i canoni della coltivazione biologica (oltre al vino, produciamo anche olio e miele).
Abbiamo puntato molto su questo aspetto, che ritengo la scelta e la via più logica e indicata per valorizzare davvero un territorio, dando concretezza al termine sostenibilità.
Da anni studiamo le caratteristiche climatiche delle diverse aree, l’agronomia di ogni singolo vigneto, le specificità del suolo: l’insieme degli elementi che derivano da tali analisi ci fanno capire quali siano le più efficaci modalità di intervento, ai fini della tutela di ciascuna pianta e, a catena, della qualità del suo prodotto.
In questo modo abbiamo potuto comprendere le necessità delle varie vigne, studiando gestioni ad hoc sia a livello di difesa fitosanitaria che di pratiche agronomiche da adottare per le piante e per il terreno».
Che estensione ha l’azienda?
«Gli ettari coltivati a vigneto sono circa 25. Ne ricaviamo 120 mila bottiglie all’anno, che distribuiamo su tutto il mercato nazionale, nella misura del 50%, e per la rimanenza in una trentina di Paesi esteri.
Produciamo tutti i vini classici locali, dal Friulano alla Ribolla gialla, dal Malvasia al Sauvignon, fino a Pinot grigio, Pignolo, Refosco, Schioppettino. E poi, naturalmente, c’è il Picolit, che ha la sua “culla” proprio sulla Rocca Bernarda».
Al vostro successo plaude anche la politica, a cominciare dal consigliere regionale Roberto Novelli, che definisce il titolo un motivo d’orgoglio per il Friuli. Giudicate sufficiente l’attenzione delle sfere istituzionali al settore enologico o si potrebbe fare di più?
«Da giovane vignaiolo non posso che esprimere soddisfazione. Negli ultimi tempi il mondo politico ha dimostrato una forte vicinanza al nostro comparto, molto superiore a quella riscontrata in passato: questo ci permette, finalmente, di gettare le basi a progetti di rete e di promozione sinergica dei territori, per far conoscere ad ampio raggio le nostre eccellenze».