Srebrenica, 28 anni dopo il genocidio: «Una pagina buia, l’Europa fallì»
TRIESTE. In Bosnia-Erzegovina migliaia di persone sono affluite sin dalle prime ore di martedì 11 luglio al cimitero-memoriale di Potočari, alle porte di Srebrenica, dove erano in programma le commemorazioni ufficiali per il 28mo anniversario del genocidio di oltre ottomila bosniaci musulmani ad opera delle truppe serbo-bosniache al comando del generale Ratko Mladić.
«Ventotto anni fa è stata scritta una delle pagine più buie della storia europea. Condividiamo il dolore delle famiglie e degli amici delle vittime e dei sopravvissuti al genocidio di Srebrenica». Lo hanno dichiarato congiuntamente l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, e il commissario europeo alle Politiche di vicinato e all’allargamento, Oliver Varhelyi ricordando quell’11 luglio del 1995 in cui furono massacrati adulti e adolescenti a opera delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic. «L’Europa ricorda la sua responsabilità e il suo fallimento nel proteggere. Oggi, mentre la guerra infuria di nuovo nel continente europeo, promettiamo di fare meglio per difendere la pace e proteggere la vita», hanno evidenziato Borrell e Varhelyi. «Nel commemorare le conseguenze del conflitto armato, l’Unione europea ribadisce il proprio impegno a favore della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina. In quanto Paese candidato, il futuro della Bosnia-Erzegovina è all’interno dell’Unione europea», hanno ribadito. «La riconciliazione può essere costruita solo sulla verità, sulla pace e sulla giustizia. Non ci può essere tolleranza per la negazione del genocidio, il revisionismo storico e la glorificazione dei criminali di guerra».
Il programma ha previsto la sepoltura dei resti di altre 30 vittime del massacro identificate negli ultimi 12 mesi, che andranno ad aggiungersi alle 6.652 tombe e stele bianche già presenti a Potocari. Come negli altri anni, alle commemorazioni erano assenti i rappresentanti di Serbia e della Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba di Bosnia-Erzegovina, che continuano a negare il genocidio, come la giustizia internazionale ha definito il peggior massacro in Europa dopo la seconda guerra mondiale. I serbi parlano di massacri e atrocità commesse a Srebrenica durante il conflitto armato del 1992-1995, ma sostengono che non si può parlare di genocidio.
L'Alto rappresentante internazionale in Bosnia-Erzegovina, Christain Schmidt, ha annunciato un ulteriore ampliamento e inasprimento della legge sul divieto di negazione del genocidio di Srebrenica, imposta dal suo predecessore Valentin Inzko alla fine del suo mandato. Intervenendo ieri al cimitero memoriale di Potočari, Schmidt ha detto che «le giovani generazioni devono sapere cosa è successo qui nel luglio 1995». E deve essere chiaro che «coloro che negano e glorificano i crimini infliggono dolore non solo alle famiglie delle vittime ma a tutta l'umanità». La legge sul divieto della negazione del genocidio - ha osservato - verrà ampliata in modo che gli autori di crimini di guerra non possano avere il diritto di ricoprire funzioni pubbliche. «Il genocidio di Srebrenica ci perseguiterà per sempre - ha detto la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola - 28 anni dopo assistiamo a un aumento del negazionismo del genocidio, a false narrative a glorificazione dei criminali di guerra ed è nostro dovere esprimerci contro queste tendenze, ricordando al mondo la verità, una verità innegabile».