Nelle sale del Porto Astra anche lezioni universitarie: «Così potremo resistere»
Il cinema Porto Astra potrebbe essere salvato dall’Università. Questa, almeno, è la speranza della proprietà, che fa appello all’Ateneo: «L’Università è spesso alla ricerca di spazi didattici» ricordano i fratelli Franco e Bruno Abriani, proprietari del cinema attraverso la società Itaca, «e noi abbiamo un cinema con sette (otto con quella del Comune) sale disponibili con oltre mille posti». Per la famiglia Abriani, pioniera nel mondo cinematografico dal lontano 1927, la priorità è salvare il multisala della Guizza.
A Padova c’era una volta il cinema e adesso?
I NUMERI
Parliamo di una struttura con 1.052 posti più 206 della sala di proprietà del Comune. Per realizzarlo nel 2001 ci sono voluti 12,2 miliardi di lire, con un aumento del 40% rispetto al preventivo. Questo ha comportato uno squilibrio finanziario, peggiorato nel 2006 dall’aggiunta di circa 180 mila euro per lavori extracontrattuali concordati a opera terminata.
L’AFFETTO
Da quando è circolata la notizia della crisi, la clientela fidelizzata si è scatenata e il cinema ha registrato un aumento di presenze nel weekend. Tanto che i fratelli Abriani precisano: «Al momento non vi è alcuna ipotesi di chiusura imminente del Porto Astra. Ma serve una progettualità condivisa con la città per superare le difficoltà della congiuntura attuale, che riguarda tutte le sale d’Italia. Serve progettare il futuro sin da ora, con tutti coloro che reputano importante mantenere questo presidio di cultura, libertà, arte».
Perché le bollette viaggiano tra 15 e 20 mila euro al mese, mentre prima della crisi erano 10 mila euro (e durante la crisi hanno toccato punte di 40 mila euro al mese); le poltroncine e i bagni avrebbero bisogno di un restyling e dopo 20 anni, qualche manutenzione in più è indispensabile.
SEGNALI POSITIVI
«Nel 2022 e anche nel giugno 2023 il Porto Astra ha avuto performance mediamente migliori dei competitor» proseguono gli Abriani, «i conti sono in ordine, le rate dei mutui rispettate, come stipendi e contributi dei dipendenti. L’attività cinematografica è il core business della nostra famiglia, la esercitiamo dagli anni Venti del secolo scorso, con estrema passione e rigore, investendo capitali importanti. Ma i margini oggi sono estremamente sottili e un calo del mercato o altri eventi imprevisti che possono condizionare il futuro del Porto Astra. Il rischio, se non vi sarà una condivisione di interventi con le istituzioni, è che il Porto possa in futuro dover sospendere l’attività».
LA PROPOSTA
E arriviamo all’idea discussa in Consulta che ha provocato un pandemonio. «Immaginiamo due vie possibili» continuano i fratelli, «che abbiamo condiviso con il Comune, trovando nella giunta Giordani interlocutori estremamente disponibili, preparati e pragmatici. L’ipotesi percorribile entro l’estate sarebbe il coinvolgimento dell’Università per una co-gestione di alcuni spazi, che potrebbero essere dedicati all’attività didattica, ai laboratori, agli eventi. Una seconda strada, da percorrere in parallelo, è quella della cessione sul mercato della grande area del parcheggio scoperto, potendo il Cinema contare sui parcheggi interrati e sull’utilizzo ormai maggioritario del tram».
L’idea sarebbe potenziare i parcheggi esistenti, ricavarne un altro a raso e un terzo al primo piano di un volume abitativo .
IL COMUNE
L’assessore Antonio Bressa si schiera con il cinema: «Il Porto Astra è un polo economico e un presidio culturale per la città, patrimonio di tutti i padovani ancora in grado di incantarsi davanti all’arte cinematografica. La sua sostenibilità economica è indispensabile alla sopravvivenza, ma è la città che deve decidere».
Il cinema non è morto, basta vedere il successo della rassegna all’aperto al parco Milcovich, organizzata sempre da Itaca; o il record di presenze per il film Le otto montagne registrato dal Porto Astra tra tutte le sale d’Italia, con tanto di riconoscimento speciale al festival del cinema di Riccione Ciné.