Carenza di medici: a Venezia nel 2035 sette su 10 saranno in pensione
La campagna internazionale dell’Usl 3 Serenissima, lanciata per cercare con urgenza dieci medici disponibili a lavorare a Venezia, potrebbe essere soltanto l’inizio di una crisi destinata ad aumentare. Secondo una stima elaborata dal gruppo regionale del Partito Democratico, nel 2035 nella città storica, isole incluse, il 68% dei medici di base andrà in pensione. Questo significa che da qui ai prossimi dieci anni il fenomeno crescerà a dismisura.
Da tempo molti medici chiedono alla Regione che Venezia venga considerata zona disagiata affinché possano ricevere delle agevolazioni di supporto a chi viene a lavorare in laguna. «La situazione è così in tutto il Veneto e anche nelle altre regioni», spiega Cristiano Samueli, medico di famiglia a Murano e al Monoblocco del Lido, responsabile della Fimmg di Venezia e referente del Tavolo tecnico socio sanitario del Pd. «Va bene la campagna per tamponare un’emergenza, ma bisognerebbe fare qualcosa da subito perché il fenomeno è inarrestabile».
Samueli ha 55 anni e da 20 pratica questo lavoro. Per fare il medico di famiglia bisogna essere laureati in Medicina e aver conseguito il diploma di tre anni di un corso della Regione. Per decidere dove lavorare, bisogna consultare i bandi delle Regioni che pubblicano le zone carenti e candidarsi. In Lombardia mancano oggi 150 medici, in Veneto il 62% dei medici è over 55, quindi presto andrà in pensione.
Samueli è nato al Lido, ma abita a Mestre. Ogni giorno impiega un’ora e un quarto, andata e ritorno, per recarsi al lavoro, che è soltanto in parte in studio. «Le caratteristiche di un medico che vuole davvero lavorare a Venezia sono prima di tutto quelle di essere disponibili a camminare con qualsiasi condizione atmosferica e con uno zaino dove hai l’ufficio dentro», spiega Samueli. Il medico viene pagato in base ai pazienti, che possono arrivare a 1.500 fino a un massimo di 1.800. Lo studio rientra nelle proprie spese.
«Oltre alle 15 ore settimanali in studio, ci sono quelle impiegate a fare ricette, telefonate e le visite. In più, soltanto una piccola parte dei medici ha uno studio insieme ad altri che gli permette di avere una segretaria, la maggioranza di noi è solo e deve fare tutto».
Per questo la richiesta di considerare Venezia area svantaggiata, affinché tutti i medici possano ricevere delle agevolazioni e degli aiuti, proprio come prevede la campagna per la ricerca di nuovi medici. «Il calore umano che c’è a Venezia fa la differenza. Qui puoi incontrare i tuoi pazienti per le calli e magari bere un caffè», conclude Samueli. «Io mi sono affezionato, amo questo lavoro che mi fa sentire parte della vita dei cittadini. Proprio perché è importante, è urgente prendere seriamente in considerazione la richiesta fatta alla Regione, altrimenti restiamo senza medici».