Pallacanestro Trieste, Legovich: «Se non c’è fiducia meglio lasciare. Ci sono stati errori ma non tutto è da buttare»
TRIESTE. Sliding doors, porte girevoli che cambiano il destino di un campionato. Mai come nel corso dell'ultima stagione, la Pallacanestro Trieste ha vissuto situazioni impreviste e imprevedibili, episodi che hanno influito sul risultato sportivo. Scelte volute, alcune forzate, che hanno avuto un impatto decisivo sull'ultima parte del torneo e hanno compromesso una salvezza che, a gennaio, sembrava ormai acquisita. Ne ha fatto le spese Marco Legovich, il coach triestino che dopo essere stato tenuto a lungo in stand-by dalla nuova proprietà ha visto interrompersi bruscamente il suo rapporto con Trieste. «Quando lo scorso 18 maggio ho proposto alla società di posticipare la clausola di uscita dal mio contratto- racconta il coach triestino - l'intenzione era quella di lasciare mano libera alla società. Consapevole del rischio, ma volendo rispettare la società e i tifosi, ho voluto che una mia eventuale conferma fosse la seconda scelta della nuova gestione dopo la firma del general manager e non l'ultima della vecchia. I 50 giorni trascorsi dalla fine del campionato sono stati un periodo molto difficile nel quale ho rivolto lo sguardo e la speranza al futuro. In questo lasso di tempo ho lavorato consegnando alla proprietà, a Ghiacci e al nuovo general manager Arcieri una dettagliata analisi dell'ultima stagione, svolgendo colloqui individuali con i giocatori e stilando un piano di lavoro sia a livello di costruzione della squadra sia di presentazione del campionato di serie A2 Con il passare delle settimane ho capito che si stava andando verso una inevitabile separazione: la scelta non mi rende ovviamente felice ma senza il presupposto della fiducia nei miei confronti credo sia stato giusto così».
TEMPO DI BILANCI: Sliding doors, dicevamo, situazioni che si sono succedute rendendo la seconda parte del campionato una sorta di corsa ad ostacoli. La scelta di Terry e la contestuale rinuncia a Pacher e l'improvvisa partenza di Gaines hanno minato le fondamenta di un gruppo che a gennaio, grazie a ottime prestazioni e a un ciclo di vittorie consecutive, si era messo praticamente messo in tasca la salvezza. L'infortunio di Hudson, il "caso Davis" e i problemi fisici che hanno limitato Spencer hanno completato un quadro che ha portato Trieste a giocarsi le gare decisive della stagione in una situazione di inferiorità tecnica rispetto a tutte le sue dirette concorrenti alla salvezza.
«Partiamo dal presupposto che se siamo retrocessi di errori ne ho e ne abbiamo commessi- sottolinea Legovich- alcuni dovuti a scelte sbagliate altri a problemi di campo ed extracampo che purtroppo non siamo stati bravi fino in fondo a risolvere. Non tutto ciò che abbiamo fatto, però, è stato da buttare. I ventidue punti raccolti testimoniano la qualità di un lavoro che ci ha portati a giocarci la salvezza fino all'ultima giornata seppure in condizioni sicuramente non ottimali. Ripercorrendo la storia di questa stagione i due momenti chiave sono stato l'arrivo e l'inserimento di Terry e la sospensione di Davis».
RIVOLUZIONE: Scelto per prendere il posto di Spencer, il nuovo americano ha finito per sostituire Pacher. Un cambio che, alla lunga, non ha pagato sconvolgendo le rotazioni di un gruppo che tra la fine del girone d'andata e l'inizio del girone di ritorno, anche grazie all'arrivo di Ruzzier, aveva trovato sul parquet un suo equilibrio tattico.
«Scegliamo Terry per provare a dare più sostanza alla squadra nel ruolo di pivot- racconta Legovich-. Bloccato in Corea ci mette qualche settimana ad arrivare e nel frattempo raccogliamo i frutti del lavoro fatto con Spencer che tra dicembre e gennaio eleva notevolmente il suo rendimento dandoci grande solidità . Quella che avrebbe dovuto essere una aggiunta nel ruolo di centro si è trasformata così in una sostituzione nel ruolo di ala forte. Sarebbe stato importante mantenere comunque Pacher nel gruppo passando al 6+6, una scelta che per il momento difficile che stava attraversando il giocatore e per la sua volontà di ritrovare serenità accettando un'offerta importante come quella di Cremona, non è stata fatta. Parlando di errori commessi, in quel momento, avrei dovuto insistere con ancora più decisione e fermezza nel far capire alla proprietà che l'assetto tecnico della squadra era stato compromesso e che un cambiamento del format o un aggiunta nel ruolo di 4 era necessaria per ritrovare equilibrio. Tenere a Trieste Pacher sarebbe stato importante per il ruolo che Aj aveva nel gruppo, la sua partenza insieme a quella di Gaines ha inevitabilmente cambiato il destino della nostra stagione».
FINALE IN SALITA: La difficile coesistenza tra Terry e Spencer, l'addio di Gaines e l'arrivo di Hudson hanno caratterizzato la seconda parte del girone di ritorno.
«Dopo la partenza di Gaines abbiamo impiegato qualche settimana valutando se inserire un collante con la giusta esperienza in grado di giocare in più ruoli oppure aggiungere un elemento di talento con un occhio di riguardo al campionato turco fermo per le vicende legate al terremoto .Non si sono aperte strade percorribili, siamo andati su Hudson, un giocatore in cui avevamo visto caratteristiche utili per quello che stavamo cercando, sul quale avevamo raccolto buone referenze e che poteva costituire un ottima alternativa offensiva a Bartley. Purtroppo l'infortunio ci ha impedito di inserirlo e di poter contare su di lui nell'ultimo mese e mezzo di stagione. La forzata rinuncia a Davis e la fascite plantare che ha limitato Spencer hanno completato il quadro di un finale di stagione nel quale Trieste ha pagato a caro prezzo il gap tecnico e fisico con le dirette concorrenti alla salvezza.
IL FUTURO: E adesso, dove proseguirà la carriera di un tecnico chiamato a voltare pagina dopo le otto lunghe stagioni vissute, con ruoli diversi e responsabilità crescenti, sulla panchina triestina? Si rincorrono le voci che vogliono Legovich assistente a Milano o a Varese. «In questo momento ci sono stati colluqui con diverse società ma ancora nulla di definitivo- conclude Marco-. Sto alla finestra con l'obiettivo di scegliere quella che potrà essere l'opportunità migliore per continuare a crescere e fare esperienza».