Cicli Pinarello, lascia l’ad Antonio Dus
Lunedì 3 luglio il nuovo proprietario della Cicli Pinarello, il paperone Ivan Glasenberg, potrebbe sbarcare in viale della Repubblica a Treviso, inaugurando il nuovo corso per l’azienda fondata nel 1952 da Nani Pinarello, alla sua seconda evoluzione dopo la gestione familiare.
La presenza di Fausto Pinarello, che resta presidente e azionista, con compiti precisi di supporto in alcuni settori chiave della produzione (ricerca e sviluppo) assicura il legame con le radici, sino alla storica botega di piazza del Grano, e le prime dichiarazioni ed indiscrezioni trapelate dopo il passaggio di mani dal fondo L Catterton al family office del miliardario sudafrican-australiano ribadiscono che il gioiello della tecnologia ciclistica, e leggendario brand non solo sportivo, proseguirà nel solco dell’innovazione, nella filosofia della produzione di biciclette ad alta performance tecnologica, quella nata già con Nani, allora magico artigiano in grado di sorprendere il mondo, sviluppata poi dagli eredi e decollata ulteriormente con il figlio Fausto, fino alla creazione prima delle Dogma e quindi delle Bolide (sulla quale Filippo Ganna ha firmato il nuovo record dell’ora. Non a caso considerate le Ferrari delle pedivelle, mito degli appassionati.
Il futuro
Continuità nella svolta? Sul piano aziendale certamente. E anche delle strategie di marketing, con la massima attenzione ai 50 Paesi che costituiscono il mercato dell’azienda di Fontane, alle nuove tendenze del mercato (dalle gravel all’elettrico). Ma i rumors dicono ad esempio che Glasenberg metterà subito mano da un lato all’assetto societario e dall’altro al timone dell’azienda, dove già il giorno del passaggio di mani si sono presentati emissari e manager del nuovo proprietario.
Potrebbe alleggerirsi il peso azionario di Fausto Pinarello, che con il fondo L Catterton sfiorava il 20% e che adesso dovrebbe ridimensionarsi. Perché Glasenberg salirebbe sino al 90%, lasciando a Fausto il 10% circa.
Un’operazione che non è peraltro casuale: è dettata forse dall’investimento compiuto dal miliardario sudafrican–australiano (e residente in Svizzera) che avrebbe aggiunto alla somma destinata all’acquisto (140 milioni circa) un’altra tranche di denaro fresco iniettato nelle casse per consolidare la posizione finanziaria ed il cash flow della Cicli Pinarello. E si parla di almeno 50 milioni, verosimilmente una base per una nuova fase propulsiva di produzione e ricerca hi tech. Lo si saprà presto. Si parla di un piano quinquennale – sempre con la presidenza di Fausto Pinarello – marchiato in chiave hi tech, per esplorare nuove frontiere della prestazione agonistica e del tempo libero.
L’addio di Dus
Quanto al timone aziendale, a Fontane, il cambio sembra imminente: lascia l’ad Antonio Dus – scuola Tecnica Group – che nei suoi quasi tre anni ha ottenuto quanto gli era stato chiesto dal fondo (un salto di qualità, in cifre è stato da 45 a 105 milioni) e che certo non è sfuggito a Glasenberg & Co. Se ora Dus è corteggiatissimo, Glasenberg, appassionato di ciclismo e triathlon, ha unito passione e vocazione al business, nel fatidico blitz di maggio a Fontane, quando ha comprato una Bolide e gettato le basi dell’operazione (vedendosi pure il Giro in quei giorni in Veneto).
Non casuale che firma ed annuncio siano arrivati alla vigilia del Tour, massima vetrina mondiale. Chi arriva? I bene informati scommettono sul braccio destro di Glasenberg, il neozelandese Gregory James, fedelissimo del miliardario sin dai tempi della compagnia mineraria Glencore. Magari come traghettatore in questa fase di passaggio.
La Cicli Pinarello si internazionalizza sempre più: e c’è chi ipotizza persino, a breve, una superholding ciclistica che unisca economicamente (ma rispettandone le autonome strade) sia l’azienda di Fontane che la Q.36.5, l’azienda elvetica che produce calzature da ciclismo e abbigliamento sportivo già rilevata da Glasenberg, che è pure sponsor di un team professional.