Mensa scolastica non pagata: partono cartelle per 256 famiglie
Oltre 250 cartelle esattoriali sono state inviate alle famiglie che non hanno pagato le rette per la mensa scolastica dei propri figli tra il 2013 e il 2020. E ora per il Comune si apre la partita complicata del recupero crediti, che in questo caso è di poco più di 35mila euro.
Dopo l’ultima verifica avvenuta da parte dei Servizi Scolastici, che hanno quindi scoperto 256 mancati pagamenti, le carte ora passano all’agenzia di riscossione che dovrà provare a incassare. Si tratta di solleciti di pagamento relativi alle rette della refezione scolastica nelle scuole materne, elementari e medie inferiori, appaltata alla società tedesca Dussmann Service. Il sollecito sarà inviato a tutti quelli che hanno accumulato un debito superiore ai 40 euro, con una somma media da recuperare pari a 140 euro.
Solo il 10% dei genitori morosi, alla fine di un lungo carteggio e contrattazioni con gli uffici di Palazzo Moroni, finisce per ricevere anche la cartella dall’Agenzia delle Entrate. Molti, invece, essendo passati anni, risultano irreperibili.
In tutti i casi però, il mancato pagamento della retta o del pasto giornaliero non prevede l’esclusione dalla mensa dell’allievo in questione. Ad inserire la clausola era stata l’amministrazione Bitonci, con l’allora assessore al sociale Vera Sodero, dopo aver inserito la cosiddetta “fascia zero” e i servizi gratuiti per le famiglie con un Isee sotto i quattromila euro. Fascia zero poi diventata di 2 euro con la giunta Giordani.
La rincorsa alle vecchie rette non pagate è un macigno per tutti i Comuni. Ad aprile, l’amministrazione aveva deciso addirittura di rinunciare a 123 mila euro, dopo aver verificato che c’erano famiglie anche con 8 mila euro di debiti.
Parliamo nella maggior parte dei casi delle mense scolastiche, mentre solo una dozzina riguarda le rette del nido.
Come viene calcolata la retta per la mensa
La mensa si paga in base al reddito e all’Isee, ma pesa comunque sulle tasche delle famiglie. Soprattutto in quelle con più figli e che hanno spese praticamente raddoppiate. Solo chi ha un Isee sotto i 4 mila euro paga simbolicamente 2 euro al mese, ma poi le tariffe salgono a 41 euro per chi lo ha tra i 4 e i 6 mila euro, a 74 fino a 8.500, per superare i cento euro per tutti gli altri. Tariffa massima: 149 euro.
Le cifre salgono vertiginosamente quando si parla di asilo nido.
Con le stesse fasce di Isee si paga minimo 50 euro al mese, ma una famiglia con un reddito medio arriva a spendere oltre 370 euro ogni trenta giorni per mandare il piccolo all’asilo a tempo pieno. Cifra massima: 470 euro al mese per chi ha un Isee da oltre 40 mila euro. Quello di non pagare non è solo una cattiva abitudine, ma ormai anche un segnale dell’impoverimento di molte famiglie nel post-pandemia che si riflette anche nel mancato pagamento dei servizi.