Abusi su una allieva undicenne, condannato a 7 anni il maestro di tennis
VIGEVANO. Avrebbe abusato di una bambina di 11 anni, sua allieva, durante le lezioni di tennis, negli spogliatoi e nel suo camerino. Il collegio dei giudici presieduto da Daniela Garlaschelli ha ritenuto fondata l’accusa e ha condannato il maestro di tennis, 57 anni, di Mortara, a sette anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza saranno depositate solo fra 90 giorni, ma il capo di imputazione ricostruisce la vicenda, per come era stata denunciata.
Le violenze si sarebbero consumate al centro sportivo Santa Maria di Vigevano in un arco di tempo di quattro mesi, tra novembre 2018 e febbraio 2019, quando alcune confidenze della bambina in casa avevano fatto partire la denuncia e quindi le indagini. Per il maestro di tennis è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici. Potrà comunque fare appello per dimostrare, come ha tentato di fare la difesa nel processo di primo grado, la sua estraneità ai fatti. «Non è una condanna definitiva», si limita a dire il suo legale, l’avvocata Elena Callegari.
La ricostruzione dell’accusa
La vicenda, per come la ricostruisce l’accusa, comincia quando i genitori della bambina decidono di iscrivere la figlia a lezioni di tennis al centro sportivo di Vigevano. Per i corsi, che cominciano a novembre, la bambina è affidata al maestro di tennis di Mortara. Il quale, però, secondo l’accusa ha nei confronti della minore un atteggiamento da subito ambiguo.
In poco tempo l’uomo avrebbe mostrato un altro tipo di interesse. Le violenze si sarebbero consumate quando la bambina non era sotto la vigilanza dei genitori, negli spogliatoi o nel camerino del maestro, dove l’uomo chiudeva a chiave la porta impedendo alla minore di chiedere aiuto. Qui, secondo la procura, l’uomo la costringeva a subire atti sessuali e, in un caso, che è stato esaminato nel processo, a visionare un filmato pornografico.
La denuncia
La piccola, sopraffatta dal ruolo dell’uomo e dalla vergogna, non sarebbe riuscita a raccontare quello che le accadeva. Fino a che in famiglia qualcosa è trapelato, a poco a poco, ed è scattata la denuncia. Le indagini sono partite raccogliendo la testimonianza della bambina, che è stata sentita dal magistrato alla presenza di una psicologa, in forma protetta. Con le sue parole ha spiegato quello che succedeva ogni volta che andava a lezione di tennis, indicando circostanze nel suo racconto che non poteva conoscere se non, secondo l’accusa, per averle vissute.
Un racconto, per gli inquirenti, attendibile e che è bastato ad avviare il processo. Durante il dibattimento (il giudizio si è svolto quindi in forma pubblica anche se a porte chiuse), sono stati sentiti diversi testimoni, a cominciare dai genitori della bambina. L’uomo, interrogato nel corso delle indagini, ha negato gli abusi. Ora sono attese le motivazioni della sentenza.