Giovani da mezza Italia a Feltre per il campo scuola dell’Ana
«Allora noi andiamo, eh?». Mamme emozionate salutano con la mano il loro ragazzo, papà orgogliosi attraversano a grandi falcate il cortile accanto alla figlia con lo zaino, ragazzi e ragazze si guardano attorno un po’ spaesati trascinando trolley pieni.
Il viavai è durato fino al pomeriggio, sabato primo luglio nella porzione dell’ex caserma Zannettelli affidata alla protezione civile della sezione Ana Feltre, per l’inizio del campo scuola di due settimane destinato a formare futuri volontari e cittadini più consapevoli.
È la terza edizione questa, l’Ana nazionale ci ha creduto molto, investendo anche quest’anno nell’organizzazione di tredici campi in tutta Italia.
E Feltre, che nel 2021 è stata una delle sole quattro sezioni a fare da apripista nella sperimentazione di questa “mini naja” dedicata al volontariato, anche quest’anno ha richiamato ragazzi da gran parte dello Stivale.
[[ge:gnn:corrierealpi:12888010]]
«Ne abbiamo da Roma, Genova, Bergamo, Torino, Varese, Verona, Vicenza, Treviso e naturalmente dalla provincia di Belluno», snocciola con soddisfazione Dario Dalla Zanna dell’Ana Feltre, capo del campo scuola. «Hanno scelto loro di venire a Feltre, al momento dell’iscrizione, scegliendo tra tutti i campi disponibili».
Degli oltre settanta iscritti, qualcuno ha dovuto dare forfait per malattia o ha rinunciato all’ultimo. Ma il primo luglio sera era 66 quelli che, con le magliette e il berrettino del campo scuola, si sono messi in fila con la mano al cuore per la cerimonia dell’ammainabandiera che ha chiuso la giornata.
[[ge:gnn:corrierealpi:12888010]]
«Nel giro di poche ore erano già tutti amici», spiega soddisfatto Dalla Zanna. «Non è mancata la presenza delle psicologhe, che hanno parlato con i ragazzi per spiegare loro l’impronta di questa esperienza: passare dall’io al noi, imparando a lavorare assieme».
Assieme in compagnia, anche nel senso militare del termine: «Abbiamo usato i nomi della naja», spiega Dalla Zanna, «per cui i ragazzi sono stati divisi in due compagnie, ogni compagnia divisa in cinque plotoni, ciascuno dei quali ha giornalmente un responsabile».
A prendersi cura di loro è una task force di volontari, alpini e di protezione civile. Compresi quattro giovani che hanno frequentato il campo l’anno scorso come allievi e ora sono passati dall’altra parte della barricata, come istruttori. «C’è un responsabile del campo, un vice responsabile, due comandanti di compagnia, una decina di cuochi», elenca Dalla Zanna, «lo staff è ben nutrito. Tra allievi e volontari alla fine siamo un centinaio».