Crollano i pensionamenti in Friuli Venezia Giulia: -25,6 per cento in tre mesi
UDINE. Rallenta, e di tanto, la corsa alla pensione. Una flessione che assume addirittura le dimensioni di un crollo nel pubblico impiego. I numeri parlano chiaro e sono la diretta conseguenza dell’addio prima a quota 100, scaduta il 31 dicembre 2021, poi a quota 102, in vigore soltanto nel 2022.
Quota 103, in vigore da quest’anno, si è rivelata una misura dall’impatto marginale, come era del resto ampiamente previsto: a confermarlo i flussi di pensionamento registrati dall’Inps nel primo trimestre, in netto calo rispetto alle uscite dal lavoro registrate tra gennaio e marzo nel 2022, sia a livello nazionale che in Friuli Venezia Giulia, dove la flessione ha raggiunto il 25,6%.
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La flessione
Una prima diminuzione si era già registrata a fine 2022: le nuove pensioni liquidate dall’Inps lo scorso anno, in Friuli Venezia Giulia, erano state infatti 18.293, il 10,1% in meno rispetto alle 20.352 del 2021.
Un segnale chiaro, ma l’ulteriore inasprimento dei requisiti, con l’innalzamento dell’asticella per l’uscita a quota 103, ha determinato una riduzione ancora più marcata nel primo trimestre di quest’anno, chiuso con sole 3.896 nuove pensioni, a fronte delle 5.240 dello stesso periodo del 2022.
Un calo in linea con quello che è stato riscontrato a livello nazionale: i dati Inps di gennaio-marzo parlano infatti di 174.610 nuove pensioni liquidate, a fronte delle 236.650 dei primi tre mesi del 2022 (-26,2%).
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Le gestioni
Analizzando l’andamento nelle singole gestioni, il forte calo dei flussi diventa addirittura un crollo nel caso del fondo dei dipendenti pubblici, l’ex Inpdap.
Se i pensionamenti, sempre nel primo trimestre 2023, risultano in calo del 21% tra i lavoratori dipendenti e del 17,5% tra gli autonomi, nel pubblico impiego le uscite sono state in regione appena 308, un centinaio al mese, con un calo del 64% rispetto alle 859 del 2022.
Non si tratta di un’anomalia statistica: anche questo dato riflette in pieno, infatti, le dinamiche nazionali, che evidenziano una flessione dei pensionamenti pubblici addirittura più marcata, pari al 67%.
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Unico dato in controtendenza quello relativo ai nuovi assegni sociali, che segnano invece un incremento, ma si tratta di una prestazione assistenziale soggetta a un requisito fisso di età, i 67 anni, e pertanto completamente slegata dai requisiti per il pensionamento anticipato.
Le regole
Dietro alla “caduta” delle uscite dal lavoro il restringimento progressivo dello scivolo che si era aperto con quota 100.
Se con quest’ultima era possibile accedere alla pensione anticipata avendo compiuto i 62 anni di età e maturato 38 anni di contributi, nel 2022 l’asticella dell’età è stata innalzata a 64 anni, per poi ridiscendere a 62 da quest’anno, parallelamente però all’incremento di ben 3 anni del requisito contributivo, innalzato a 41.
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Paletti che hanno tagliato fuori gran parte dei lavoratori maturi, dopo che la platea dei potenziali interessati era già stata ampiamente scremata dalle precedenti misure.
I nuovi requisiti, inoltre, sono molto ravvicinati rispetto a quelli della semplice pensione anticipata, che richiede un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne: un anticipo poco incentivante, considerate le penalizzazioni sull’importo dell’assegno.
Opzione donna
Sul calo dei flussi di pensionamento pesa anche il mancato rinnovo di opzione donna, che di proroga in proroga era stata in vigore fino al 2022, quando potevano beneficiarne lavoratrici con 35 anni di contributi e un’età di almeno 60 anni (con uno sconto di un anno per figlio, fino a un minimo di 58).
La misura cancellata tra molte polemiche dal governo Meloni aveva consentito, nel primo trimestre dello scorso anno, 4.185 uscite complessive a livello nazionale, una quota piuttosto bassa rispetto al totale delle nuove pensioni anticipate, ma comunque non trascurabile sul totale degli accessi alla pensione tra le donne.
Quest’anno le pensioni con opzione donna, sempre a livello nazionale, sono state appena 151, una mini platea composta esclusivamente da lavoratrici che avevano già maturato i requisiti per l’opzione entro il 31 dicembre 2022.